Skip to main content

QUI POSTULAZIONE #68_04 - Il Mese di Maria col Beato Mazzucconi

Il Mese di Maria col Beato Mazzucconi

Giorno IV

Mater Christi — Mater Divinæ Gratiæ

Colei che è Madre di Gesù Cristo, autore di ogni grazia, si può dire con verità che è la Madre della grazia. Si; i raggi che partono dal volto di Maria, su in cielo, tra i beati, sono splendori di gloria; quaggiù in terra, tra noi, sono doni di grazia, di perdono e di amore. Desiderate l’umiltà? bramate la solitudine del Signore; questo dono, grande tra quanti possa fare un Dio all’uomo? Ebbene: domandatelo a Maria. Ogni dono perfetto discende da Dio, ma passa per le mani della Madre.

Nella visita impiegheremo alcuni minuti, me­ditando qual uso abbiamo noi fatto di tante gra­zie, e qual conto ne dovremo rendere. Oggi ri­peteremo anche sette volte l’invocazione: Mater Christi — Mater Divina Gratiæ, ora pro nobis.

 

  • Creato il .

QUI POSTULAZIONE #68_03 - Il Mese di Maria col Beato Mazzucconi

Il Mese di Maria col Beato Mazzucconi

Giorno V

Mater Purissima — Mater Castissima
Mater Inviolata

Maria è Purissima, è Castissima, è Inviolata; eppure è Madre! Tanto può il Signore con quelle anime che Egli elegge, e che rispondono fedel­mente alla sua grazia! Anche noi portiamo que­sto prezioso tesoro; ma in un vaso di creta, in mezzo a nemici potenti e inevitabili. Oh! lo sap­pia il nostro cuore, che è impossibile vincerli, se Dio non è al nostro fianco. Ma se è con noi, coraggio! la vittoria è nostra.

Oggi, nella meditazione, guarderemo se il no­stro cuore sentisse affetto troppo vivo verso qual­che creatura, e lo sacrificheremo a Maria; e re­citeremo anche una Salve Regina. — Mater Pu­rissima, ora pro nobis.

---------------- ● ----------------

SALVE REGINA

Salve, Regina,

Madre di misericordia,

vita, dolcezza e speranza nostra, salve.

A te ricorriamo,

esuli figli di Eva.

A te sospiriamo, gementi e piangenti

in questa valle di lacrime.

Orsù dunque, avvocata nostra,

rivolgi a noi gli occhi

tuoi misericordiosi.

E mostraci, dopo questo esilio, Gesù,

il frutto benedetto del tuo Seno.

O clemente, o pia,

o dolce Vergine Maria!

Amen.

  • Creato il .

QUI POSTULAZIONE #68_02 - Il Mese di Maria col Beato Mazzucconi

Il Mese di Maria col Beato Mazzucconi

Giorno II

Sancta Dei Genitrix

Maria è la Madre di Dio: qual gloria per Maria! Ma qual gloria, anche per noi, il poter dire che la nostra Madre celeste è la Madre stessa del Si­gnore! Gesù è proprio il nostro primogenito, perchè la sua Madre e la Madre nostra è una sola; è Maria.

Oggi, dunque, impiegheremo alcuni minuti nell’aprire tutto il nostro cuore a Maria, e nell’e­leggerla in nostra madre, per questo mese, e per sempre. — Sancta Dei Genitrix, ora pro nobis.

  • Creato il .

QUI POSTULAZIONE # 68_01 - Il Mese di Maria col Beato Mazzucconi

Il Mese di Maria col Beato Mazzucconi

GIORNO D’INTRODUZIONE

Il nostro labbro narra ogni giorno una serie di lodi alla buona Madre che abbiamo nel cielo, quando recitiamo le sue Litanie. Ma il cuore, qual parte ha egli a un omaggio si tenero? Oh! forse poco vi riflette; forse poco intende di quelle af­fettuose lodi che le vien tributando: e sono pur belle, pur grandi! Ecco dunque il frutto di que­sto mese consacrato a Maria: entrare ne’ senti­menti e nello spirito delle sue Litanie.

Vivendo ai piedi della Vergine, le domanderai oggi lo spirito d’intelligenza e di divozione, ri­petendo spesso fra il giorno: Sedes Sapientiæora pro nobis.

Giorno I

Sancta Maria

Dopo il nome augusto del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo, il nome più grande e più caro all’animo cristiano, quello che ci ricorda quanto vi ha di più santo e di più amabile sulla terra, è il nome di Maria. Maria! Suona questo nome sul labbro dell’Angelo in Nazaret, e il Verbo si fece carne. Maria! La chiama il Reden­tore dalla croce, ed ella diviene la Madre del popolo redento. Maria cantano lieti gli Angioli in cielo, e il volto di Dio si placa! Ripetiamolo anche noi sulla terra questo nome venerato, a Dio si caro: non si parta dal labbro, non si parta dal cuore: non recedat ab ore, non recedat a corde (S. Ber.).

Ed oggi proferiamolo con amore, ogni volta che guardiamo al cielo; e promettiamo di non proferirlo mai, con poco rispetto, un nome si grande. — Sancta Maria, ora pro nobis.

 

  • Creato il .

QUI POSTULAZIONE #68 - Il Mese di Maria con Mazzucconi (INVITO)

Tra pochi giorni inizierà maggio, il mese dedicato alla Madonna, a Colei che è stata tanto cara a Giovanni Battista Mazzucconi.

A Lei il missionario martire in Oceania ha dedicato una raccolta di meditazioni quotidiane. Brevi spunti di riflessione preparati da Diacono nel Seminario Arcivescovile di Milano, prossimo all’ordinazione del 25 maggio 1850.

Pubblicate all’indomani della sua morte col titolo di “Il Mese di Maria”, esse potranno tornare ad essere di accompagnamento spirituale a quanti lo desiderano.

Basterà segnalarcelo e con piacere vi inseriremo tra i destinatari di “Il Mese di Maria con Mazzucconi” che quotidianamente vi giungerà attraverso Qui Postulazione.

Certi di rendervi con ciò cosa gradita, vi auguriamo una buona Pasqua e assieme a voi ricordiamo Papa Francesco nella preghiera.

Dalla Postulazione

Massimo Casaro e Paolo Labate

 

image.png

  • Creato il .

QUI POSTULAZIONE #67 - Pasqua con i pasqualini

Quattro anni prima di essere ucciso dai cinesi, Padre Cesare Mencattini trascorse la sua Pasqua nel villaggio di Hwa-shien dove risiedeva.

Vi era rientrato per celebrare la messa pasquale del 28 marzo 1937 marzo al termine della Settimana Santa iniziata in un villaggio distante una ventina di chilometri.

Di quella missione itinerante e della sua continuazione ne narrò al fratello Don Pasquale in una lettera che iniziò a scrivere Mercoledì Santo.

Domani dovrei fare ritorno a Hwa-shien. Se non tirerà questo ventaccio giallo, faccio conto di partire. È Giovedì Santo. A Hwa-shien mi aspettano un 500 e più confessioni per la Pasqua. Lunedì riprenderò il mio giro per i villaggi. Ho il programma di fermarmi due giorni in ciascuno. Ogni sabato ritorno alla resi­denza principale per le confessioni e per la Messa domenicale […]

Dopo cinque giorni d'interruzione, riprendo a scrivere que­sta lettera nella mia cameretta, nella città di Hwa-shien, resi­denza centrale di tutto il distretto missionario. Ripartii da quel villaggio la mattina del Giovedì Santo. Celebrata la Messa (in missione si può celebrare anche il Giovedì Santo, nonostante non sí possa conservare il Santissimo per il Sepolcro), inforcai la mia bicicletta per Hwa-shien. Qui ho passato la Pasqua. In quel villaggio i cristiani battezzati non arrivano a 120. Appena 5 o 6 non si fecero vedere per ricevere i Sacramenti perché, se non sono ritornati alle superstizioni, la loro fede, però, s'è quasi spenta del tutto […]

A Hwa-shien ho avuto un gran lavoro di confessioni il Saba­to Santo e la mattina di Pasqua. Ci sono i pasqualini anche qui! In generale sono pasqualini perché, date le distanze, appena una volta all'anno possono recarsi alla Residenza centrale per ricevere i Santi Sacramenti. Povere donne che, con i loro piedi­ni così piccoli e doloranti, avevano fatto venti e trenta km a pie­di per venire a far Pasqua! Dillo a certi cristiani del nostro bel paese che, nonostante che abitino fuori della porta della chiesa, ci sono frati che possano venire ad aiutare i Curati a confessare nelle vigilie delle grandi feste. In due, io ed il mio Arciprete, P. Giusti, tra la sera del Sabato Santo e la mattina di Pasqua, ab­biamo confessato 800 e più persone. Io ho cantato Messa, con tutta la pompa possibile ed ho tenuto pure la predica […]

Domani, partenza per un altro giro. Darò la Missione in due villaggi lontani di qui 30 km. Starò là fino a sabato, in cui ritor­nerò qui per il lavoro domenicale! Così ogni settimana. Lunedì, partenza. Sabato, ritorno. Ogni settimana passo a dar la Messa in due paesi. Me ne rimangono da visitare ancora una trentina. Terminerò il mio giro in giugno. Tu prega tanto per me. Io la­voro con grande buona volontà: star sempre in mezzo alla gente per condurre più anime che sia possibile ad amare il Signore. Fra giorni, avrò una bella notizia da darti: un bel gruppo di bat­tesimi d'adulti. Non posso dirti quanti siano, perché non sono stati ancora esaminati nel catechismo. Spero che siano sopra 200. Ora basta. 


image.png

  • Creato il .

QUI POSTULAZIONE #66 - Tullio Favali a quarant’anni dalla morte

Quando l’uccisero l’undici aprile del 1985, Tullio Favali nelle Filippine era giunto da diciasette mesi.

Abitava allora a Tulunan, sull’isola di Mindanao, da dove aveva scritto nell’agosto dell’anno prima: «Sono arrivato in questa "terra promessa" nel novembre scorso e sono aperto ad un futuro che si costruisce secondo un piano preciso e con l’apporto di tutti coloro che si lasciano guidare dallo Spirito. Sarò anch’io uno dei tanti che cercano di capire questo disegno attraverso le vicende quotidiane e darò il mio contributo perché il piano del Regno di Dio diventi reale e visibile».

L’Italia, dove nel mantovano era nato a Sacchetta di Sustinente il 10 dicembre 1946, l’aveva lasciata da sacerdote del Pime destinato originariamente in Papua Nuova Guinea dopo l’ordinazione del 6 giugno 1981. Protraendosi l’attesa dei visti necessari durante la quale servì l’Istituto in Patria, fu lui a chiedere un nuova destinazione desideroso di «vivere a fianco della gente e dare priorità alla persona umana che va accolta come tale, va rispettata e amata, perché mi rivela il volto di Cristo».

Nelle Filippine sapeva che avrebbe trovato un paese sotto il giogo del regime militare e delle compiacenti bande armate che opprimevano la popolazione e avversavano i missionari perché schierati dalla loro parte.

A dover morire quel giorno sarebbe dovuto esser proprio uno di loro, il suo confratello da lungo tempo sull’isola. Non era però nella casa parrocchiale quando giunse una richiesta di aiuto dal vicino villaggio di “La Esperanza”, dove il missionario divenuto parroco da pochi mesi, non esitò a dirigersi tempestivamente.

Padre Tullio venne ucciso fuori dell’abitazione nella quale si trovava l’uomo da poco ferito da una di quelle bande.

Vista la moto colla quale aveva viaggiato data alle fiamme, era uscito per dialogare pacificamente con gli incendiari, ben sapendo essere la banda che aveva cercato di uccidere quell’uomo perché impegnato nella difesa dei diritti della popolazione.

Nonostante avanzasse con le braccia alzate, fu prima colpito in pieno petto, poi bersagliato con altri colpi d’arma da fuoco una volta esanime al suolo. Il corpo fu martoriato a calci dagli assalitori che festeggianti gli ballarono intorno.

In quell’avvicinarsi pacifico era tutto il suo amore per il prossimo e la consapevolezza di quanto ci ha lasciato scritto: «La vita e la morte si intrecciano, come esperienza quotidiana e ci danno una concezione più realistica e più vera di noi. Ci ridimensiona dalle nostre pretese e dalle nostre vanaglorie e ci educa al senso del limite e della gratuità. La nostra vita è un dono, che ci è dato da amministrare, ma non da possedere».

Al funerale parteciparono circa ventimila persone, 150 suore e altrettanti sacerdoti: fu la prima delle tante manifestazioni pubbliche che portarono il popolo delle Filippine a riconquistare la libertà.

Affinché «possa servire da modello per i seminaristi che vi studiano», come dichiarato dal vescovo di Kidapawan che presiedette quella celebrazione, Padre Tullio è stato il primo ad essere accolto nell’allora nuovo cimitero per i sacerdoti della diocesi realizzato vicino al seminario. 


  • Creato il .

QUI POSTULAZIONE #65 - Don Pietro Avanzini, Fondatore per le Missioni

Il 7 aprile del 1874 moriva a Roma il quarantunenne Pietro Avanzini, fondatore del Seminario delle Missioni Estere dei Santi Pietro e Paolo di Roma che tra i suoi alunni ha avuto anche San Alberico Crescitelli.

Ordinato sacerdote per il Clero di Roma nel 1850, ne avviò il progetto col desiderio che, come scrisse egli stesso, «anche la Sede Apostolica di Pietro, in quanto Madre e Capo di tutte le Chiese, avesse un Seminario speciale, che raccolga adolescenti ed ecclesiastici, almeno da Roma e dall’Italia, li formi nelle scienze e dottrine opportune, e perché la stessa Santa Sede possa poi destinarli ai luoghi più bisognosi come sue milizie».

Per raggiungere lo scopo utilizzò anche la rivista Acta Apostolicae Sedis che, da eccelso canonista quale era, aveva fondato nel 1865 per proporre e commentare i principali documenti pontifici. La vendita dei fascicoli avrebbe difatti permesso di sovvenzionare l’iniziativa e farla conoscere sempre più tra i lettori. Constatato poi che le entrate non sarebbero state sufficienti, fondò la Pia Società dei Principi degli Apostoli, che si sarebbe presa cura della raccolta di ulteriori fondi, e la presentò il 29 giugno 1867 sulle pagine della rivista assieme al proclama Vivens monumentum dedicato al programma per la realizzazione del Seminario.

Quando dopo gli sconvolgimenti politici successivi alla Presa di Roma del 20 settembre 1870 fu nuovamente possibile pensare al suo avvio, Avanzini non esitò a farne come sede la sua abitazione a Trastevere. Assieme a sua madre vi ospitò i primi quattro alunni provenienti dalle “Scuole Apostoliche” del canonico Giuseppe Ortalda a Torino il 23 dicembre 1871, giorno fondativo della nuova realtà missionaria.

Di essa, però, il Fondatore non ne vide il riconoscimento canonico avvenuto col Breve di erezione Duc in altum navicula il 21 giugno 1874 a poco più di due mesi dalla sua morte

A sottoscriverlo fu Pio IX, lo stesso pontefice il cui cognome apparve in seguito nel titolo Missionari del Mastai dato agli alunni del Seminario a ricordo della nuova sede da lui donata: il Palazzo della Manifattura Pontificia dei Tabacchi costruito a Trastevere tra il 1860 e il 1863. E questo fino al 1926 quando Pio XI unì il loro Istituto al Seminario missionario di Milano dando vita al Pontificio Istituto Missioni Estere.

Il corpo di Don Pietro Avanzini oggi riposa a Roma nella cappella della Casa dell’Istituto a lui dedicata.

  • Creato il .

QUI POSTULAZIONE #64 - Fratel Felice, missionario felice nelle mani di Maria

Alto quanto i bassi Cariani della Birmania dove fu missionario, Felice Tantardini è stato anche non alto ma altissimo esempio di vita cristiana. Lo prova il riconoscimento della sua venerabilità nella Causa di beatificazione e canonizzazione tutt’oggi in corso.

Morto novantatreenne il 23 marzo 1991, nell’attuale Myanmar era giunto da laico nel 1922 a quattro anni dalla nascita del PIME. Come Fratello dell’allora Seminario delle Missioni Estere di Milano suo desiderio era di contribuire all’evangelizzazione come fabbro e così ha fatto anche con quanto ha realizzato nelle missioni dell'Istituto.

Sempre sorridente con la fedelissima pipa, sua insostituibile compagna di missione è stata la corona del Rosario sgranata più volte al giorno… anche lungo i sentieri resi pericolosi dalle tigri in agguato, come narrato in questa sua lettera: un esempio per tutti a mettersi con filiale fiducia nelle mani di Maria.

Andavo accompagnato da due ragazzetti che conoscevano la strada, per un minuscolo sentiero attraverso la foresta. Ero davanti, a una ventina di passi da loro, e sgranando la mia corona, come di solito nei miei viaggi. Quand’ecco sento un fruscio di foglie e uno scuotere di canne di bambù, a pochi passi sopra il sentiero. Vento non ce n’era affatto. Cosa poteva essere? Mi fermai e scrutai da quella parte. Niente. Allora sussurrai ai ragazzi che intanto mi avevano raggiunto, di andar loro più avanti, un po’ vicino, a guardare.

Dopo alcuni momenti tornarono da me allibiti e mi dissero sottovoce: ‘‘La tigre! È grossa!’’. Era davvero una grossa tigre, che si stirava, come fanno le belve verso sera nel destarsi.

Feci cenno ai ragazzi che si affrettassero e io sarei venuto dietro.

Mandai avanti i ragazzi perché loro, essendo a piedi nudi, non facevano rumore, e poi perché, quando una tigre vede più persone in fila, non assale mai la prima ma quella in coda, per sua precauzione.

Quando dunque i ragazzi scomparvero alla prima svolta, anch’io ripresi il cammino. Stringevo forte il mio rosario e il cuore sembrava mi fosse salito in gola. Veramente di carne addosso ne avevo ben poca e la tigre, assaltandomi, avrebbe fatto un pranzetto piuttosto magro. Ma queste sono battute che si fanno solo quando è passato il pericolo!

Arrivato a Hoya, parlai alla gente di questo incontro, mi dissero che quella tigre faceva frequenti incursioni nel loro abitato e proprio la notte precedente aveva in due riprese sfondato il porcile delle suore e asportato due maiali.

 

  • Creato il .

QUI POSTULAZIONE #63 ▪ Mons. Ramazzotti torna a Milano

Alla presenza dei futuri pontefici Roncalli, allora patriarca di Venezia, e Montini, arcivescovo di Milano, di quattordici vescovi e di centinaia di fedeli, il 3 marzo 1958 avveniva la solenne traslazione della salma di Mons. Angelo Ramazzotti nella chiesa di San Francesco Saverio annessa alla Casa Madre del PIME a Milano.

Fino ad allora era stata custodita nella Chiesa della Salute a Venezia assieme a quelle di chi lo aveva preceduto nella guida del patriarcato

In vista del loro trasferimento nella cappella del Palazzo patriarcale, il PIME avanzò la proposta della traslazione al Patriarca Roncalli che, da sempre legato all’Istituto missionario, l’accolse benevolmente dicendosi pronto a parteciparvi.

La salma venne tumulata al lato destro dell’altare e vi rimase fino al 2021, quando fu trasferita nell’attuale sede sul lato destro della navata nel corso dei lavori di ristrutturazione della chiesa.

Nel 1895 a celebrare la Messa sulla tomba di Mons. Ramazzotti fu Padre Paolo Manna, diretto a Trieste da dove avrebbe raggiunto per la prima volta la Birmania.

Fu l’occasione per manifestare al suo Superiore il desiderio di quanto lui stesso avrebbe raccomandato una volta assunta la guida del PIME: che i confratelli diretti in Missione potessero fermarsi in preghiera dinanzi alle spoglie del Fondatore.

Un invito alla venerazione e all’affidamento valido ancor più oggi che è Venerabile. 

ALLEGATO

  • Creato il .