QUI POSTULAZIONE #58 ▪ Primo passo verso gli altari
Era il 13 febbraio 1976 quando nella cappella della Curia arcivescovile di Milano veniva aperto il Processo d’inchiesta diocesano per la Causa di beatificazione e canonizzazione del Servo di Dio Angelo Ramazzotti. Solo cinque giorni prima l’Arcivescovo Colombo aveva istituito il relativo Tribunale in essere fino al 16 febbraio 1978.
Nel corso di 16 udienze furono escussi 22 testi tutti concordi nell’affermare «che il Servo di Dio fu ritenuto ed è da ritenersi “santo” per l’esemplarità della sua vita sacerdotale, soprattutto per l’esercizio della carità e il suo spirito missionario».
Le loro deposizioni, assieme ai documenti acquisiti, furono trasmessi all’allora Congregazione – oggi Dicastero – delle Cause dei Santi per dare avvio alla cosiddetta “Fase Romana” nel corso della quale Ramazzotti è stato riconosciuto venerabile il 14 dicembre 2015.
Tra quei documenti anche la sua biografia redatta dal segretario Don Pietro Cagliaroli con quest’appassionante ricordo di chi lo conobbe e testimoniò il suo “amore disinteressato alla verità e al bello morale”: “È vero, è vero, è vero” e precisamente secondo il volgar nostro dialetto “l’è vera, l’è vera, l’è vera”. Era questo un epifonema, con cui Ramazzotti in una specie di trasporto e di passione per il bene e per la verità, talvolta colla lagrima spuntata, metteva sigillo all’approvazione, alla parola buona udita nella conversazione famigliare; ed era così frequente l’uso di questa sua formola, che tra noi quasi d’un ritornello per celia lo si sarebbe voluto chiamar per soprannome: l’è vera, l’è vera, l’è vera.”.
- Creato il .
