Dialogo interreligioso

È forse la sfida più impegnativa ma anche più stimolante che il Pime ha raccolto da alcuni decenni. Se, infatti, la testimonianza che sfocia nell’annuncio rimane assolutamente prioritaria la Chiesa non può limitarsi ad essa. Evangelizzare significa anche, attraverso il dialogo, riconoscere e accogliere tutto ciò che lo Spirito ha seminato nelle comunità, al di fuori dei confini visibili della Chiesa.

Tra i pionieri del dialogo interreligioso in casa PIME senz’altro va menzionato padre Giorgio Bonazzoli, che, sulle orme di pionieri quali Raimon Panikkar e Henri Le Saux, in India, si è dedicato a lungo, a partire dagli anni Sessanta, al dialogo con l’induismo.

Un’esperienza particolarmente significativa, per la sua durata e gli esiti conseguiti, è quella del “Silsilah”, il movimento per il dialogo fra cristiani e musulmani fondato nel 1984 da padre Sebastiano D’Ambra a Zamboanga, nelle Filippine. Un impegno per la pace in una zona di altissima tensione a causa dei gruppi fondamentalisti, per il quale ha dato la vita un altro missionario del PIME, padre Salvatore Carzedda, anch’egli membro del movimento, assassinato nel 1992.

Altre iniziative di dialogo con i musulmani sono state attivate in Bangladesh, grazie a padre Francesco Rapacioli, e in Nord Camerun, da padre Giuseppe Parietti, insieme con missionari di altre congregazioni. In Giappone alcuni missionari del Pime, tra cui padre Ferruccio Brambillasca, hanno fondato il gruppo “Kakehashi” insieme con i saveriani. In Thailandia padre Daniele Mazza, impegnato nel dialogo con i buddhisti, ha raccolto il testimone del confratello Angelo Campagnoli.

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