QUI POSTULAZIONE #57 ▪ «E in quanto a riposare, c’è tanto tempo in Paradiso!»
Lo chiamavano “Il Moto Perpetuo” perché nella sua missione era sempre in piena attività.
Missionario in Birmania, oggi Myanmar, Padre Alfredo Cremonesi, originario di Ripalta Guerina (CR), vi era giunto ventitreenne nel 1925 a un anno dall’ordinazione sacerdotale.
Il Paese era allora sotto il governo britannico, lo stesso che, divenuto nemico dell’Italia allo scoppio del secondo conflitto mondiale, permise a lui e ad altri cinque missionari di rimanere in Birmania perché residenti da più di dieci anni. Gli altri membri del PIME furono invece internati in India.
Distaccato a Donoku tra la popolazioni cariana fu vicino anche durante la guerra scoppiata all’indomani dell’indipendenza del Paese avvenuta nel 1948. Un conflitto, questo, che vide la loro etnia contrapposta, non solo politicamente ma anche per la religione, a quella elitaria birmana alla quale appartenevano i militari e i rappresentanti del governo. A quest’ultima appartenevano infatti i buddisti, mentre della prima facevano parte i cristiani: battisti, impegnati nella lotta armata, e cattolici, favorevoli al dialogo e per questo considerati filogovernativi.
Impegnato a cercare un accordo tra i comandanti delle due fazioni armate, Padre Cremonesi perse la vita proprio a seguito di uno di quegli scontri tra militari e ribelli.
Il 7 febbraio 1953 fu infatti ucciso a Donoku dalle forze governative cadute in una imboscata dei ribelli subito dopo essersi recate da lui per chiedergli inutilmente la consegna del capo villaggio, catechista e responsabile dell’Azione Cattolica, ritenendolo un ribelle.
Nonostante al loro ritorno le avesse accolte con una bandiera bianca e ribadito l’estraneità del catechista e dei suoi cariani, egli venne mitragliato alle gambe. Trovatolo ancora in vita dopo aver bruciato il villaggio e uccisi molti degli abitanti, gli fu sparato intenzionalmente al volto per finirlo colpendolo nell’occhio e nello zigomo.
La sua uccisione fu da subito considerata martiriale da quanti aveva difeso, tanto da portarli a tagliare parte della sua barba da spedirsi in Italia accompagnata da queste parole: «Reliquie del martire padre Cremonesi da mandarsi ai suoi genitori».
Riconosciutala avvenuta in odium fidei durante la causa di beatificazione e canonizzazione avviata nel 2004, Padre Alfredo è stato iscritto nell’Albo dei Beati il 19 ottobre 2019.
Forte esempio di santità, del suo ardore spirituale che lo ha contraddistinto e che per ciascuno è d’aiuto per poterla raggiungere, così il Beato Alfredo ne scrisse ai suoi genitori il 25 giugno 1947, condividendo anche il soprannome col quale era conosciuto: «“il moto perpetuo”… perché non so mai stare fermo, nemmeno quando sono ammalato. Nell’ultima malattia dell’anno scorso, che a momenti mi porta al cimitero, non sono mai stato a letto una mezz’ora più del solito e non ho mai rinunciato ad alcun lavoro possibile, anche con la febbre addosso. Io penso che la salute va curata, sì, ma che poi non importa troppo. Anni più o anni meno, che sono di fronte all’eternità? Il lavoro che si deve fare deve essere fatto adesso, quello che non si potrà fare lo faranno i successori. E in quanto a riposare, c’è tanto tempo in Paradiso!».
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