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QUI POSTULAZIONE #62 ▪ Salerio e l'amicizia

Si deve alle Suore della Riparazione la Causa di beatificazione e canonizzazione di Padre Carlo Salerio, loro Fondatore e già membro del Seminario delle Missioni Estere di Milano.

Dopo la presentazione del Supplex libellus nel 2000 e il Nihil obstat della competente Congregazione vaticana l’anno seguente, il 1° marzo 2004 ha avuto inizio a Milano l’inchiesta diocesana che si sarebbe conclusa con il decreto di validità del 14 dicembre 2005.

Nel corso di sessanta sessioni vennero raccolti testimonianze e documenti che, in parte raccolti nella Positio, avrebbero portato il 19 giugno 2019 al riconoscimento della venerabilità del missionario nella successiva fase processuale romana.

Tra quella documentazione anche i suggerimenti, tutt’oggi arricchenti, per vivere un rapporto amicale come quello della Suora della Riparazione destinataria della sua lettera.

«Sapete che cosa vi dirò? Che avendo una buona amica, la dovete conservare con ogni studio; e il miglior mezzo per riescirvi (sic) è di ajutarvi mutuamente con lealtà e fran­chezza e crescere nel bene; tenendo mai sempre lontane da voi quelle leggerezze e quelle speciosità di ceremonie (sic) che non si combinano colle amicizie sante. In verità io godo di vedervi congiunte di spirito: perché da quanto a me risulta la vostra amicizia è vera, è secondo quella che raccomandava s. Teresa: amicizie sante perché hanno per principio, per vincolo, per fine crescere nel divino amore; cioè nell’esercizio pra­tico, sodo e perseverante di quelle virtù con cui si dimostra a Dio che Gli si vuole un vero bene del cuore. E un’altra cosa vorrei pur dirvi anche: e sarebbe che, con sollecita industria, vi adoperaste a trovar nuove vie per accrescere in voi i titoli al divino amore; a farvi amare cioè da G.C. Sono due cose ben diverse, benché intimamente unite: amare G.C. e farsi amare da G.C. Il primo implica piutosto una grazia che vi ha prevenuto; un atto di amore che il vostro divino Gesù ha fatto per la vostra anima, giacché se s. Paolo dice che nessuno proferisce il nome adorabile di Gesù se non per Sua grazia, molto meno potrà dire di amarLo, Gesù. Farsi amare da G.C. invece, vuol dire usare così bene di questa prima grazia e averla tanto a cuore; che ogni nostra sollecitudine sia diretta a far sì che G.C. ci abbia ad amare sempre più. Gara nobile e benedetta! Smania santa che le anime un po’ devote comprendono e sanno esprimere; ma io non lo so, non lo posso fare, e il perché ben lo potete indovinare voi, e risparmiarmi la vergogna di confessarlo». 

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