QUI POSTULAZIONE #64 - Fratel Felice, missionario felice nelle mani di Maria
Alto quanto i bassi Cariani della Birmania dove fu missionario, Felice Tantardini è stato anche non alto ma altissimo esempio di vita cristiana. Lo prova il riconoscimento della sua venerabilità nella Causa di beatificazione e canonizzazione tutt’oggi in corso.
Morto novantatreenne il 23 marzo 1991, nell’attuale Myanmar era giunto da laico nel 1922 a quattro anni dalla nascita del PIME. Come Fratello dell’allora Seminario delle Missioni Estere di Milano suo desiderio era di contribuire all’evangelizzazione come fabbro e così ha fatto anche con quanto ha realizzato nelle missioni dell'Istituto.
Sempre sorridente con la fedelissima pipa, sua insostituibile compagna di missione è stata la corona del Rosario sgranata più volte al giorno… anche lungo i sentieri resi pericolosi dalle tigri in agguato, come narrato in questa sua lettera: un esempio per tutti a mettersi con filiale fiducia nelle mani di Maria.
Andavo accompagnato da due ragazzetti che conoscevano la strada, per un minuscolo sentiero attraverso la foresta. Ero davanti, a una ventina di passi da loro, e sgranando la mia corona, come di solito nei miei viaggi. Quand’ecco sento un fruscio di foglie e uno scuotere di canne di bambù, a pochi passi sopra il sentiero. Vento non ce n’era affatto. Cosa poteva essere? Mi fermai e scrutai da quella parte. Niente. Allora sussurrai ai ragazzi che intanto mi avevano raggiunto, di andar loro più avanti, un po’ vicino, a guardare.
Dopo alcuni momenti tornarono da me allibiti e mi dissero sottovoce: ‘‘La tigre! È grossa!’’. Era davvero una grossa tigre, che si stirava, come fanno le belve verso sera nel destarsi.
Feci cenno ai ragazzi che si affrettassero e io sarei venuto dietro.
Mandai avanti i ragazzi perché loro, essendo a piedi nudi, non facevano rumore, e poi perché, quando una tigre vede più persone in fila, non assale mai la prima ma quella in coda, per sua precauzione.
Quando dunque i ragazzi scomparvero alla prima svolta, anch’io ripresi il cammino. Stringevo forte il mio rosario e il cuore sembrava mi fosse salito in gola. Veramente di carne addosso ne avevo ben poca e la tigre, assaltandomi, avrebbe fatto un pranzetto piuttosto magro. Ma queste sono battute che si fanno solo quando è passato il pericolo!
Arrivato a Hoya, parlai alla gente di questo incontro, mi dissero che quella tigre faceva frequenti incursioni nel loro abitato e proprio la notte precedente aveva in due riprese sfondato il porcile delle suore e asportato due maiali.

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