Promozione umana

La testimonianza del Vangelo implica il servizio della carità e la ricerca della giustizia e si traduce nella scelta concreta di vivere in mezzo alla gente, promuovendo la dignità di ogni persona. È il senso del variegato impegno del PIME, ieri come oggi, per l’alfabetizzazione e l’educazione di giovani e adulti, per la tutela della salute, il riscatto dei poveri e dei gruppi svantaggiati, l’aiuto allo sviluppo delle comunità, il soccorso e la vicinanza nelle emergenze, la riconciliazione e la pace.

In quasi tutti i Paesi in cui è presente, il PIME ha contribuito alla nascita di scuole, impegnandosi a garantire una effettiva possibilità di istruzione ai bambini, provenienti da famiglie povere e svantaggiate, e di formazione professionale per i giovani.

In India padre Augusto Colombo ha fondato scuole e persino facoltà universitarie per fuori casta. In Thailandia e Cambogia, grazie agli ostelli, anche i ragazzi e le ragazze delle aree più remote possono accedere alla scuola. Un fiore all’occhiello del PIME è, nel nord del Bangladesh, la “Novara Technical School”, con laboratori di falegnameria, carpenteria e meccanica, che offre formazione professionale ai giovani che cercano lavoro nelle grandi città del Paese. Non meno preziose le attività della scuola tecnica che a Eluru (India) vede impegnati da molti anni i missionari laici Enrico Meregalli e Francesco Sartori.

Oggi una modalità di presenza missionaria profetica è senz’altro quella nelle periferie di grandi città. Il PIME è presente nelle cinture urbane di Manaus, Dhaka, Phnom Penh, San Paolo del Brasile e Algeri. Di recente in Messico, a Ecatepec, il PIME ha avviato, con padre Damiano Tina, una missione tra la popolazione povera della zona, costituita in gran parte da indigeni spostatisi dalle zone rurali alla periferia della grande metropoli. Da segnalare anche le esperienze pastorali attive con comunità etniche negli Usa (sia latinoamericane che cinesi) e in Giappone.

Spesso la realtà urbana è sinonimo di anonimato ed esclusione sociale; a farne le spese non di rado sono i giovani, fra i più vulnerabili. Come risponde il PIME a questa sfida? A Yaoundé, in Camerun, i missionari del PIME hanno creato il “Centro Edimar”, una struttura di recupero e prevenzione e di assistenza ai ragazzi di strada o usciti dal carcere, gestita da padre Maurizio Bezzi con il supporto di uno staff locale. In Bangladesh, un missionario laico del PIME, Lucio Beninati, lavora per le vie dell’immensa e caotica Dhaka con i ragazzi di strada, appoggiato da un gruppo di volontari aderenti a diverse religioni.

Sebbene buona parte della popolazione viva ormai in contesto urbano, rimane significativo il lavoro missionario con i gruppi autoctoni, nei villaggi e in ambiente rurale: è il caso, ad esempio, delle presenze PIME in Guinea Bissau (tra Balanta e Felupe), con i Mixtecos in Messico, con le “tribù del nord” della Thailandia, accanto alle minoranze Oraon e Santal in Bangladesh e ai gruppi tribali (Manobo e altri) nelle Filippine. Nel Nord del Brasile padre Nello Ruffaldi fa parte di un’équipe che si dedica a una “missione itinerante” a servizio degli indios locali Karipuna e Galibi-Marworno.

Accesso ai servizi sanitari, tutela della salute e servizio ai più vulnerabili rappresentano altrettanti campi nei quali lungo gli anni si è articolata la testimonianza della carità. Numerosi gli ospedali e i dispensari allestiti su iniziativa di missionari del PIME in varie località dell’Africa; particolarmente rilevante l’attività dell’ospedale di Touloum nel Nord Camerun e l’Hospital pediatrico S. José em Bòr, l’unico nel suo genere in Guinea Bissau.

In Bangladesh, un medico missionario del Pime, padre Piero Parolari ha creato un centro per la cura della tubercolosi e tre sottocentri che curano a domicilio centinaia di ammalati. In India, dall’impegno di missionari come padre Luigi Pezzoni e padre Carlo Torriani sono nati centri di cura per gli ammalati di lebbra e di reinserimento di ex lebbrosi.

Vanno nella medesima linea – annunciare il Vangelo attraverso le opere di misericordia – le iniziative per i disabili dei padri Fernando Cagnin e Franco Bellati, attivi presso l’Ong “Huiling” a Guangzhou, nella Cina del Sud, e di padre Giosué Bonzi che ha fondato a Hong Kong la “Fu Hong Society” per dare un ambiente familiare e accogliente (e non solo assistenza) ai suoi ospiti. Ancora: nel Centro “Betlemme” a Mouda (Camerun settentrionale) padre Danilo Fenaroli accoglie persone con handicap fisico e mentale, orfani, ragazze madre, alle quali offre un’opportunità di riscatto sociale.

Per promuovere le condizioni di vita dei meno abbienti, il PIME ha avviato in Bangladesh, fin dagli anni Venti, il microcredito; in tempi recenti padre Giulio Berutti l’ha ulteriormente sviluppato, creando pure un’assicurazione sanitaria per i più poveri.

Non di rado, lungo la storia, i missionari del PIME si sono trovati nel mezzo di fortissime tensioni e conflitti sanguinosi (in anni recenti in Costa d’Avorio e Guinea Bissau, nell’isola filippina di Mindanao, nello Stato del Guerrero in Messico…). Anche oggi alcuni di loro operano in zone di guerra, prodigandosi nel servizio ai profughi. È il caso di fratel Fabio Mussi, responsabile della Caritas diocesana di Yagoua, per conto della quale da anni si fa carico degli sfollati nel Nord del Camerun, in fuga dalla Nigeria sotto la minaccia dei fondamentalisti di Boko Haram.

L’impegno per la carità non è mai disgiunto dalla lotta per la giustizia sociale: in difesa dei diritti dei contadini lavora, ad esempio, padre Sisto Magro in Amazzonia, mentre con i tribali di Mindanao (nell’estremo Sud delle Filippine) padre Peter Geremia è da anni impegnato in battaglie sociali a tutela della loro identità culturale e di una convivenza pacifica.

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