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QUI POSTULAZIONE #6 ▪ Ricordando Padre Eliodoro Farronato (1912-1955)

Ricordando Padre Eliodoro Farronato (1912-1955)

Il suo corpo fu ritrovato ricoperto di sassi nel greto di un torrente del Myanmar. A ucciderlo 17 guerriglieri del Kuo Min Tang, l’organizzazione politico militare cinese insediatasi, dopo la vittoria di Mao Tze Tung del 1949, nei territori settentrionali della Birmania, come allora veniva chiamato il paese asiatico dove il sacerdote del PIME diede la vita l’11 dicembre 1955.

Padre Eliodoro rientrava a Mongyong, la sua antica missione, col desiderio di celebrare la Messa di Natale laddove era giunto per la prima volta nel 1935. Poco tempo dopo sarebbe stato assegnato al distretto di Mong-tsat, il più lontano e difficile, nella Birmania occidentale a una settimana intera di viaggio a cavallo da Kengtung, il capoluogo della missione.

Poi la Guerra, l’internamento in India ai piedi dell’Himalaya, lo studio degli idiomi locali per dar vita a catechismi, libri liturgici e dei canti, trattati di storia sacra fino ad allora mancanti in lingua Shan, Lahu e Ahka. Successivamente, su richiesta del suo vescovo, anche in khun, la lingua colta parlata dalla dinastia regnante e scritta per tramandare nei secoli i testi sacri custoditi nelle pagode. Lavoro durato diversi anni e terminato alcuni mesi prima della morte.

Il suo corpo fu ritrovato tre giorni dopo dagli amici del villaggio birmano che ne avevano perso le tracce.

Come riferì poi un suo confratello della vicina Mongphyak, che aveva accolto Farronato qualche giorno prima dell’uccisione, «il cadavere del Padre fu trovato mezzo seppellito nel torrentello asciutto, con le braccia legate dietro la schiena e fermate al collo, con il petto trapassato da 4 pallottole di carabina e con evidenti segni di percosse». Senza scarpe e a piedi nudi, il sacerdote vestiva ancora la talare con in tasca la corona del Rosario e una discreta somma di denaro.

Lo seppellirono a Mongyong accanto alla tomba del fratello Antonio, anche lui sacerdote del PIME, morto per la febbre dell’acqua nera in quel villaggio nel 1931, quattro anni prima del suo arrivo.

Desiderio di Eliodoro era seguirne l’esempio e aiutarlo in missione, quella missione per la quale felice era partito dall’Italia il 24 agosto 1935 e il giorno dopo aveva scritto ai suoi genitori: «Se vi ho lasciati, è per Iddio. Perciò, dopo il dolore, sento una gioia ineffabile. E credo che la proviate anche voi (…) Più felice di me non vi è nessuno! Valeva la pena fare quel che ho fatto e di lasciare tutto per provare la consolazione di sentirsi unicamente di Dio, per amarlo e farlo amare! Nulla di più bello quaggiù!».

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QUI POSTULAZIONE #5 ▪ Ramazzotti e il Dogma dell’Immacolata Concezione

Ramazzotti e il Dogma dell’Immacolata Concezione

Il giorno 8 dicembre del 1855 Pio IX, con la Lettera apostolica Ineffabilis Deum, dava la definizione dogmatica dell’immacolato concepimento della B. V. Maria.

Il documento pontificio, inviato a tutti i vescovi, il successivo 17 gennaio giunse al Venerabile Servo di Dio Angelo Ramazzotti, allora alla guida della diocesi di Pavia,

Subito egli provvide alla traduzione in italiano che, stampata in molte copie, venne distribuita accompagnata da una sua lettera pastorale con lo scopo non solo di presentare il testo, ma anche di renderlo più agevole nella lettura in considerazione dei molti riferimenti biblici, patristici e delle tante dichiarazioni e disposizioni proprie della Chiesa di Roma.

Datata Pavia 4 febbraio 1855, la sua Pastorale si apriva con queste parole di giubilo:

Finalmente possiamo comunicarvi, o Venerabili Fratelli e Dilettissimi Figlj, le Lettere Apostoliche di Sua Santità il nostro Sommo Pontefice Pio IX, colle quali ci dà la dogmatica definizione dell'Immacolata Concezione della SS. Vergine Madre di Dio; e siamo ben lieti di avere un così caro argomento per tornare a trattenerci con Voi dopo la nostra malattia, dalla quale ritenia­mo di essere ormai liberi principalmente per la carità delle vostre preghiere.

Pavia era stata da sempre legata alla Immacolata Concezione e di questo legame, lui vescovo pavese da cinque anni – nonché studente che in città visse gli anni dell’Università e si laureò nel 1823 – ne era consapevole. Tanto da scrivere nel suo documento:

Con vero giubilo noi abbiamo lette e rilette le memorie di questa pietà dei vostri maggiori; che cioè la divozione verso l’Immacolata Concezione della SS. Vergine avevasi per ingenita nei Pavesi, che nel 1501 tutta questa Città per mezzo de’ suoi Rappresentanti si dedicò alla Vergine SS. Conce­pita senza peccato, che nel 1670 tutta la Città istessa fece voto di credere e sostenere questo privilegio dell’Immacolata Concezione della Madre di Dio, e che circa questo stesso tempo edificati dall’ottimo esempio dei Rap­presentanti ed Ottimati della Città tutti i pubblici Professori di questa Uni­versità avanti all’altare della SS. Vergine Immacolata fecero voto e giura­mento di credere non solo, ma anche di insegnare e sostenere sempre virilmente l’Immacolata Concezione della Vergine Madre di Dio, voto e giuramento di cui ebbe la consolazione di essere depositario Monsignor Melzi Vescovo in quel tempo di Pavia.

Sicuro che, nonostante questa profonda devozione mariana, qualche obiezione al dogma ci sarebbe stata – come in effetti fu da parte di quattro sacerdoti della sua diocesi –, con esitò anche ad esortare così i fedeli affidatigli a dare obbedienza al Papa nell’accogliere la definizione dogmatica:

A noi tutti basta il sapere che al Sommo Pontefice fu da Gesù Cristo stesso nella persona del Principe degli Apostoli affidata la cura suprema e la podestà di pascere gli agnelli e le pecore, di confermare i fratelli, e di reg­gere e governare tutta la Chiesa, per ricevere questa definizione con pienis­sima amorosa adesione della mente e del cuore, ripetendo anche noi come dicevano i Padri della Chiesa: Roma ha parlato, la causa è finita.

Alla distribuzione della Lettera pastorale fece seguito una solenne Messa di ringraziamento che si tenne nella Cattedrale il seguente 8 maggio e l’istituzione della Confraternita del Cuore Immacolato di Maria.

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In allegato la lettera pastorale tratta da: Domenico Colombo (a cura), Un Pastore secondo il cuore di Dio - Lettere del Servo di Dio Mons. Angelo Ramazzotti. Vescovo di Pavia e Patriarca di Venezia 1850-1861, EMI, Bologna, 2003, pp. 169-176.

Il documento pontificio è consultabile in https://www.vatican.va/content/pius-ix/it/documents/18541208-costituzione-apostolica-ineffabilis-deus.html.

Allegato: Ramazzotti e la Immacolata Concezione.pdf

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QUI POSTULAZIONE #4 ▪ Ricordando Padre Emilio Teruzzi (1887-1942)

Ricordando Padre Emilio Teruzzi (1887-1942)

Il 26 novembre 1942 veniva ucciso a Sai Kung, sull’isola di Hong Kong, Emilio Teruzzi, cinquantenne sacerdote del PIME originario di Lesmo (MB), dove era nato il 17 agosto 1887. Distaccato dal 1912 al 1937 nel Vicariato Apostolico di Hong Kong, allora nella omonima colonia inglese, vi aveva fatto ritorno dall’Italia due anni dopo su invito del Vicario apostolico Mons. Pasquale Valtorta, suo confratello, per prestare aiuto grazie all’esperienza maturata.

Durante gran parte dei primi vent’anni della sua vita a Hong Kong p. Teruzzi era stato in missione nei Nuovi Territori, nel Distretto di Sai Kung dove, seguendo nobilmente le orme dei confratelli che lo avevano preceduto, aveva raggiunto una posizione di leadership tale da esser considerato dalla gente il loro vero “Padre”. E come tale fu per i suoi “figli” anche intercessore in tutti i rapporti con le autorità governative, compresa la polizia quando qualcuno si fosse trovato nei guai. Per i suo vicari apostolici, però, era stato anche archivista, maestro delle cerimonie, direttore del seminario e cappellano del carcere.

Tornato sull’isola riprese l’allenamento alla vita orientale, rioccupò le varie cariche di un tempo e si preparò a dividere coi confratelli ad Hong Kong le ansie della guerra, lontana prima, poi alle porte stesse della residenza episcopale quando nel 1941 l’isola fu occupata dai giapponesi.

Venuta meno la richiesta di incarichi ufficiali tornò a Sai Kung, in quella che era la più antica comunità cattolica di Hong Kong, con circa 2.500 battezzati distribuiti in trenta villaggi, molti dei quali cattolici da quattro generazioni.

Fu proprio quando si trovava a Sai Kung, dove grazie al suo stretto legame con la gente poté dare aiuto meglio di chiunque altro, che perse la vita, «ucciso, a quanto pare, da briganti cinesi nel distretto di Cairn» come riportato nel telegramma del vescovo a Propaganda Fide che lo pubblicò il 2 dicembre. 

Come successivamente raccontato da testimoni, Padre Emilio fu catturato mentre si preparava a celebrare l’Eucaristia in una casa di cristiani, condotto in mare su una barca ed ucciso a colpi di pietra sulla testa.

Degli ultimi giorni di vita del missionario rimane quanto riportato in latino, sicuramente da un sacerdote cinese, in questa relazione datata 3 dicembre 1942: «Otto giorni fa, o anche prima, Han Ah Kung (il custode della chiesa di Cairn) ha consigliato a p. Teruzzi di non andare in giro a visitare i piccoli villaggi perché le yiu-kit-dui (squadre di guerriglieri) lo consideravano un traditore della Cina; però p. Teruzzi ha risposto di non essere un traditore, ma di curare semplicemente le anime dei cristiani e di non avere perciò nulla da temere. Quello stesso giorno si recò a visitare Taitung, Tsengtau e Wukaisa, dicendo che sarebbe rientrato dopo due giorni. Non è più tornato. Ieri sera un cristiano dell’isola, che fa commercio a Cairn disse ad Ah Kung che p. Teruzzi era stato ucciso. Il cadavere era già stato trovato e sepolto, ma dove, quando e come non lo sa».

La sua tomba si trova oggi a Hong Kong nel cimitero di Happy Valley.

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QUI POSTULAZIONE #3 ▪ Ottantadue anni fa in Cina

Il 19 novembre 1941 venivano uccisi nel villaggio di Dingcun quattro sacerdoti del PIME: Gerolamo Lazzaroni, Mario Zanardi, Bruno Zanella e Antonio Barosi, il vescovo della loro diocesi di Kaifeng.

Il loro martirio ci è raccontato nell'allegata relazione del confratello Padre Gaetano Pollio, allora missionario in quel territorio e poi alla guida delle diocesi di Otranto e Salerno, riportata, come anche le seguenti schede biografiche, in Sergio Ticozzi, A Sud del Fiume Giallo. Breve storia del PIME in Henan e Shaanxi, Hong Kong 2010.

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Mons. BAROSI Antonio
Nato a Salarolo Rainerio (Cremona) il  23 novembre 1901, entra nell’Istituto nel 1919. Ordinato sacerdote il  6 giugno 1925, parte per Nanyang il 6 ottobre, ed è quasi subito mandato in aiuto P. Pietro Massa a Tanghe. Dimostra doti speciali per l’educazione scolastica della gioventù. Nel 1928-29 con P. Massa deve affrontare una grande carestia e nel febbraio 1929 una cattura da parte di una banda di briganti e solo grazie ad un sopravvento dei soldati regolari riesce a mettersi in salvo. Nel giugno 1930 il vescovo lo chiama a Jingang come procuratore della missione. Qui, nella residenza centrale apre una scuola (Collegio Simeone [Volonteri]) iniziando con 80 alunni per arrivare a 560 in breve tempo. Nel 1939, è fatto anche pro-vicario da Mons. Massa. Nella primavera del 1940 viene nominato amministratore apostolico di Kaifeng. Il suo primo impegno è quello di visitare tutti i distretti posti sotto la sua giurisdizione. Nel novembre 1941 gli rimane da far visita al distretto di Dingcun, che riesce a raggiungere il 18 di quel mese. Il giorno successivo un gruppo di guerriglieri fa irruzione nella residenza e lo uccidono insieme a tre confratelli, i padri Zanardi, Zanella e Lazzaroni. I loro resti sono conservati sotto l’altare della chiesa di Zhoukou.

P. LAZZARONI Gerolamo
Nato a Colere di Scalve (Bergamo) il 27 settembre 1914; entrato nell’Istituto dal seminario diocesano nel 1935, è ordinato sacerdote il 24 settembre 1938 e parte per Hanzhong nell'agosto 1939. Si ferma a Kaifeng per lo studio del cinese. Nel giugno 1940, mentre gli altri si recavano nel proprio vicariato, i due di Hangzhong, i padri Lazzaroni e Valentino Corti si vedono impossibilitati al viaggio, a causa della guerra. Mons. Civelli prega Mons. Barosi di tenere intanto i due suoi missionari e dar loro qualche impiego. P. Lazzaroni è mandato coadiutore a P. Zanella a Dingcun, dove viene ucciso il 19 novembre 1941.

P. ZANARDI Mario
Nato a Soncino (Cremona) l‟8 ottobre 1904, entra nell'Istituto dal seminario diocesano nell‟autunno 1925. Ordinato sacerdote l‟11 giugno 1927 parte per Kaifeng il 27 settembre. Qui, dopo lo studio del cinese, è mandato nel 1928 a Qixian ad aiutare P. Filipin e poi a Luyi in aiuto a P. Carrara. Nel luglio 1929 diviene responsabile del nuovo distretto di Weishi. Nel 1931 è spostato a Dingcun per sei anni, per poi passare a Luyi nel 1937. Subisce il martirio a Dingcun il 19 novembre.

P. ZANELLA Bruno
Nato il 27 agosto 1909 a Piovene (Vicenza), entra nell’Istituto nel 1923. Ordinato sacerdote nel 1935, parte per Kaifeng il 2 settembre 1936 e dopo il tirocinio linguistico alla casa regionale, viene incaricato dapprima del distretto di Zhongmou, poi di Yejigang e Dongzhang. Nel 1940 è trasferito a Dingcun, dove è ucciso il 19 novembre 1941.

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QUI POSTULAZIONE #2 ▪ XXII Anniversario Beatificazione Padre Paolo Manna

Padre Paolo Manna è stato beatificato a Roma il 4 novembre 2001.

Lo ricordiamo con questo brano tratto da una delle sue circolari inviate ai missionari del PIME quando fu loro Superiore Generale dal 1924 al 1934.

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Marta e Maria

«Si lavora, sì, e tante volte con il fine, pur buono, di salvare anime, di stabilire cristianità; ma per mancanza di spirito di fede, non tenuto vivo dall'orazione, si trattano i ministeri, le opere dell'apostolato, come si trattano gli affari terreni, con vedute e metodi troppo umani: ci si appoggia troppo a mezzi terreni e sulla propria abilità ed energia. In tale stato d'animo non si vede neppure la necessità dell'orazione, e si può perfino giungere, come Marta, a lamentarsi ed a criticare il confratello, al quale piace dare come è suo dovere il primo posto nelle sue occupazioni quotidiane all'orazione ed alle altre pratiche di pietà sacerdotale.

E giacché ho richiamato l'evangelico episodio di Marta, voglio fare un'altra riflessione.

Generalmente si dice che Marta rappresenta la vita attiva e Maria la contemplativa. Al lamento di Marta, Gesù dice: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta». Questa cosa di cui c'è bisogno è la contemplazione, che è detta pure la parte migliore. Se la contemplazione è necessaria, ed è la parte migliore, in qual modo possono dispensarsene i missionari?

Ma noi, si dirà, abbiamo abbracciato la vita attiva...! Io vi dico di no. Noi abbiamo abbracciato l'apostolato, che è la vita completa e veramente perfetta, perché è la vita condotta in terra dal Figlio di Dio. Vita puramente attiva non esiste. Maria scelse la parte migliore: noi abbiamo scelto il tutto, che contiene, deve contenere principalmente e necessariamente la parte migliore, che è l'Orazione. Il missionario è Maria nella contemplazione, è Marta nell'azione esteriore. Il missionario che volesse fare solo la parte di Marta è riprovato da N. Signore, non è benedetto e non conclude nulla.»

Beato Padre Paolo Manna, dalla Lettera Circolare n. 17, Milano 30 dicembre 1931

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QUI POSTULAZIONE #1 ▪ Solennità di Tutti i Santi

«In una delle sue Lettere ai missionari egli afferma: "Il missionario di fatto non è niente se non impersona Gesù Cristo... Solo il missionario che copia fedelmente Gesù Cristo in se stesso... può riprodurne l'immagine nelle anime degli altri" (Lettera 6). In realtà, non c'è missione senza santità, come ho ribadito nell'Enciclica Redemptoris missio: "La spiritualità missionaria della Chiesa è un cammino verso la santità. Occorre suscitare un nuovo ardore di santità fra i missionari e in tutta la comunità cristiana" (n. 90).»

Giovanni Paolo II, dalla Omelia per la Beatificazione di P. Paolo Manna, 4 novembre 2001

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Decreto di venerabilità di Fr. Felice Tantardini - trad. italiana

Il Decreto di Venerabilità di fratel Felice Tantardini

Nel trentesimo anniversario dalla morte di fratel Felice Tantardini (23 marzo 1991 - 23 marzo 2021) giunge da Roma il Decreto di Venerabilità (Decretum super virtutibus) del nostro comparrocchiano e compaesano. L’11 giugno 2019, durante l’Udienza con Sua Eminenza Reverendissima il Cardinale Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, il Sommo Pontefice ha autorizzato la medesima Congregazione a promulgare il decreto sulle virtù eroiche di fratel Felice Tantardini, missionario laico del Pime vissuto per quasi 70 anni in Birmania.

Il testo del Decreto è in latino. Se ne fornisce qui di seguito una traduzione italiana che è sia aderente al testo, conservandone quindi l’impianto e la struttura, sia il più possibile ‘leggibile, rendendo così più agile e moderna la comunicazione. Si ringrazia per la consulenza padre Giovanni Musi.

Congregazione delle Cause dei Santi

Diocesi di Taunggy

Causa di Beatificazione e Canonizzazione

del Servo di Dio Felice Tantardini

Fratello del Pontificio Istituto Missioni Estere

(1898 – 1991)

Decreto sulle virtù

“Sforzarmi di essere felice, sempre e ad ogni costo, ed essere intento a far felici gli altri”

Il Servo di Dio Felice Tantardini scoprì nel suo nome di battesimo quasi una “vocazione alla gioia” e così divenne apostolo della pace in tutti i luoghi in cui si svolse la sua vita di cristiano consacrato alla missione.

Il Servo di Dio nacque il 28 giugno 1898 a Introbio, Diocesi di Milano e provincia di Lecco. Educato cristianamente in famiglia, dopo la terza elementare incominciò a lavorare come fabbro. Durante la Prima Guerra Mondiale, dopo la disfatta di Caporetto nel 1917, venne richiamato alle armi e inviato al fronte. Fatto prigioniero, rischiò di morire di fame. Evaso riuscì a fare ritorno in Italia.

Al termine della guerra, grazie alla lettura di riviste missionarie, maturò la decisione di consacrare la vita alla propagazione della fede. All’età di ventitré anni entrò nel Pontificio Istituto per le Missioni Estere. Dieci mesi dopo, venne destinato come fratello laico alla Birmania, dove rimase ininterrottamente per sessantotto anni, con un solo rientro di pochi mesi in Italia nel 1956.

Era stato destinato alla missione di Toungoo, ma si spostava da una missione all’altra. In qualità di fabbro, dotato di una eccezionale forza fisica, edificò chiese, case, scuole, conventi, seminari, ospedali e orfanotrofi. Offrì la sua opera anche presso un lebbrosario, conquistandosi l’affetto dei malati.

Durante la Seconda Guerra Mondiale venne imprigionato in un campo di detenzione giapponese.

Il Servo di Dio ebbe una fede semplice e genuina, nutrita da un profondo spirito di preghiera. Ogni giorno recitava tre rosari in onore di colei che era solito chiamare la sua “cara Madonna”. Umile e sincero nel suo stile di vita, pieno di bontà con i confratelli e con quanti venivano a contatto con lui, era capace di fare dell’umorismo sui propri limiti e acciacchi. Diede un notevole contributo in occasione del Congresso Eucaristico Nazionale che si tenne a Rangoon nel 1955. Nel 1973 la Repubblica Italiana lo insignì della Stella al Merito del Lavoro.

Quando compì ottantacinque anni i Superiori gli imposero di “andare in pensione” per potersi dedicare ancora di più alla preghiera. Con la sua consueta prontezza obbedì e intensificò ancora di più la sua comunione con il Signore. Rese la sua anima a Dio il 23 marzo 1991. Ai suoi funerali intervennero moltissime persone, tra cui anche molti non cristiani. Furono proprio loro a testimoniare la fama di santità che aveva accompagnato quell’umile missionario per tutta la sua vita.

Perdurando la sua fama di santità, presso la Curia ecclesiastica di Taunggyi, dal 31 luglio 2001 al 4 agosto 2002, fu celebrata l’Inchiesta diocesana, la cui validità giuridica fu riconosciuta da questa Congregazione delle Cause dei Santi con decreto del 28 gennaio 2005. Preparata la Positio, si è discusso, secondo la consueta procedura, se il Servo di Dio abbia esercitato in grado eroico le virtù. Con esito positivo, il 22 maggio 2018 si è tenuto il Congresso Peculiare dei Consultori Teologi. I Padri Cardinali e Vescovi riuniti nella Sessione Ordinaria del 4 giugno 2019 hanno riconosciuto che il Servo di Dio ha esercitato in grado eroico le virtù teologali, cardinali ed annesse.

Presentata, quindi, un’attenta relazione di tutte queste fasi al Sommo Pontefice Francesco da parte del sottoscritto Cardinale Prefetto, il santo Padre, accogliendo e ratificando i voti della Congregazione delle Cause dei Santi, nel presente giorno ha dichiarato: Constano le virtù teologali della Fede, Speranza e Carità sia verso Dio sia verso il prossimo, nonché le cardinali della Prudenza, Giustizia, Temperanza e Fortezza e di quelle annesse, in grado eroico, del Servo di Dio Felice Tantardini, Fratello del Pontificio Istituto per le Missioni Estere, nel caso e per il fine di cui si tratta (Constare de virtutibus theologalibus Fide, Spe et Caritate tum in Deum tum in proximum, necnon de cardinalibus Prudentia, Iustitia, Temperantia et Fortitudine, iisque adnexis, in gradu eroico, Servi Dei Felicis Tantardini, Fratris e Pontificio Instituto pro Missionibus Exteris, in casu et ad effectum de quo agitur).

Il Beatissimo Padre ha dato incarico di rendere pubblico questo decreto e di trascriverlo negli Atti della Congregazione delle Cause dei Santi.

Roma, 11 giugno 2019.

Angelus Card. Becciu

Praefectus

+ Marcellus Bartolucci

Archiep. tit. Mevaniensis

a Secretis

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Il Cardinale Achille Locatelli: insigne benefattore del PIME

Su Inforpime del maggio 2016 è apparso un mio articolo sul Card. Giovanni Bonzano (1867-1927), unico porporato appartenuto al nostro Istituto. Fu pubblicato in forma ridotta ma sufficiente, mentre l’edizione integrale, di 19 pagine, fu messa su Intranet (www.pime.org).

Nella speranza che i confratelli abbiano apprezzato quell’articolo, ora ne propongo un altro, anche questo su di un Cardinale, ancor meno noto del primo. Mi riferisco al Card. Achille Locatelli (1856-1935), creato cardinale da Pio XI nel Concistoro dell’11 dicembre 1922 nel quale figurava anche il nostro Bonzano. Locatelli ha diritto ad essere conosciuto e ricordato anche dal PIME di oggi perché lasciò in eredità la sua villa romana al PIME, un bene quindi assai particolare e consistente.

Questa villa era situata in una zona speciale di Roma, in Via Maurizio Bufalini, civico 4 (oggi 2) angolo Piazza Rio de Janeiro civico 3, lungo la via Nomentana, vicino alla Villa Mirafiori (dove abitò la Contessa Rosa Mirafiori, seconda moglie, “morganatica”, di Vittorio Emanuele II) e alla famosa Villa Torlonia, residenza privata della famiglia Mussolini fino al 1943. Non distante vi era la chiesa Parrocchiale di S. Giuseppe al Nomentano, gestita come la vicina S. Agnese dai Canonici Regolari Lateranensi, una Congregazione di origine francese.

La villa poi fu venduta nel 1977 dal Superiore Generale, Mons. Aristide Pirovano, all’Ambasciata di Svezia presso la Santa Sede. Ne riferiremo poi le complicate vicende. Ma vogliamo anticiparvi subito la notizia (a quasi nessuno nota), che i mobili della camera da letto del Cardinale sono stati trattenuti e conservati dapprima nella nostra Sede Generalizia di Via S. Teresa, 12 al Corso d’Italia, 36 a Roma, quindi in Via S. Erasmo 3 (Sede in affitto al PIME per alcuni anni), e per ultimo in questa sede di Via Guerrazzi, civico 11, nella stanza 333 al terzo piano. Camera spesso destinata a Vescovi di passaggio, essendo l’unica che ha mobili antichi, risalenti agli anni Venti del secolo scorso.

Io, da ex Archivista, ho avuto modo di ricercare notizie più volte su Locatelli e altri su richiesta del dott. Franco Cajani, dal 1998 Segretario Generale del “Centro Internazionale di Studi e Documentazione Pio XI – CISD Pio XI” di Desio, autore di vari libri su Pio XI e su diversi personaggi a lui collegati, tra cui appunto il card. Locatelli. Tra l’altro il dott. Cajani è stato incaricato dal salesiano Card. Raffaele Farina, Archivista e Bibliotecario emerito di Santa Romana Chiesa, il 16 ottobre 2015 di riscrivere i primi quattro capoversi della biografia di Pio XI posti nel dicembre 2015 sul sito informatico della Città del Vaticano. Il dott. Cajani, d’altra parte, mi ha fornito gran parte delle notizie che qui riporto.

A questo proposito mi ha anche informato che in occasione del 160° anniversario della nascita di Locatelli a Seregno nel 1856, e Ratti a Desio, nel 1857, egli ha suggerito al Comune di Seregno di ricordarli ponendo una lapide sul muro dove una volta sorgeva la scuola privata della maestra Maria Cantù (1842-1908) dove studiò sia Achille Locatelli che Achille Ratti. Lo scorso anno era stata proposta una lapide sul muro esterno della Villa Odescalchi dove l’11 marzo 1856 nacque Achille Locatelli. Nella Villa Odescalchi la tradizione dice che il 19 maggio 1661 sia nato il Pontefice Innocenzo XI (Benedetto Odescalchi, 1611-1689), poi beatificato nel 1956 da Papa Pacelli. Il neonato nella stessa notte però fu portato a Como, forse perché a Como vi era la residenza principale della illustre e ricca famiglia, elevata poi al rango principesco dall’Imperatore dopo la battaglia di Vienna. La Villa Odescalchi a Seregno si trova in Piazza Italia 8 (già piazza Sant’Ambrogio e poi piazza Savoia). È di proprietà della Famiglia Silva, che però non par essere favorevole alla dedicazione di una lapide sul muro del palazzo.

Nascita e studi

Achille Giacomo Eutimio nacque nella casa dei nonni a Seregno, l’11 marzo 1856 da Giovanni Battista [Ornato] Locatelli (1823-1894) di Villa d’Adda (Bergamo), ingegnere di estimo (catasto), e da Albina Maria [Gaetana Giuseppa Liberata] Ripamonti (1827- 1909) di Seregno. Seregno è a 22 km da Milano, oggi in Provincia di Monza e Brianza, che da modesto borgo conta quasi 45.000 abitanti.

Quanto alla data di nascita di Achille Locatelli, non è facile venirne a capo. Nei documenti del Comune di Seregno risulta nato il 10, in quelli della Parrocchia l’11, ma in tutti gli altri documenti, a cominciare dall’Annuario Pontificio, risulta nato il 15. Il Cardinale stesso usa questa data nel suo Testamento olografo, di cui parleremo in seguito. Questa data risulta anche nei certificati di morte a Roma. Piccoli misteri ormai insolubili. Il Cardinale preferiva il 15 marzo! Bisogna ricordare che per il periodo antecedente il 1° settembre 1871 le funzioni di Ufficiale di Stato Civile erano espletati dai Parroci. Verificate queste varianti con i dati dei Duplicati di Battesimo conservati nell’Archivio Storico Diocesano di Milano, si è giunti a far stilare all’attuale Prevosto Mitrato della Basilica Collegiata S. Giuseppe, Mons. Bruno Molinari, un certificato, in data 9 febbraio 2015, ineccepibile che conferma la data di nascita dell’11 marzo 1856.

Il bambino fu battezzato il giorno seguente alla sua nascita (sempre secondo i registri parrocchiali), il 12 marzo, coi nomi di Achille, Giacomo ed Eutimio. Il terzo nome, Eutimio, per via del padrino, Eutimio Ripamonti (1786-1866), nonno materno.

Il primo figlio dei Locatelli, dunque, nacque a Seregno, nella casa dei nonni materni, Eutimio Ripamonti e Francesca Formenti (1792-1878), nella Villa Odescalchi, acquistata nel 1765 da Giovanni Battista Formenti. Gli altri due figli sono Matilde, nata il 22 febbraio 1857 a Villa d’Adda (Bergamo) e Pietro Antonio Andrea a Seregno il 18 gennaio 1858. La famiglia si spostò varie volte per lavoro. Dalle Alfabetanze del Seminario Arcivescovile di Milano (anni 1869-70 e 1872-73) il nucleo è segnato domiciliato a Zelo Buon Persico, mandamento di Paullo (Lodi). Questo fino al 1878, quando i familiari tornarono definitivamente a Seregno in Via Pozzolano, civico 13. Successivamente la famiglia risulta il 17 marzo 1880 trasferita, prima, a Zelo Buon Persico e poi nel Comune di Merlino (Lodi). Il 24 aprile 1894 è annotato che emigra dalla frazione di Lavagna del Comune di Comazzo (Lodi) al paese natio del capostipite Giovanni Battista che a Villa D’Adda muore il 30 ottobre 1894. La madre Albina Ripamonti morirà il 13 dicembre 1909 e verrà sepolta nella cappella gentilizia di famiglia commissionata dal Cardinale a Ettore Strauss (1860-1966), un lustro dalla morte del padre. Attualmente è di proprietà della Famiglia Luigi Zuccotti che l’ha ereditata dalla nonna Ida Locatelli (1900-1987).

Il bambino Achille Locatelli frequentò la prima e la seconda classe elementare a Seregno, nella scuola della maestra Maria Barbara Angela Cantù (1842-1908), detta Marzellina, dove dicevamo innanzi studiò pure il futuro Pio XI.

Il 7 ottobre 1864 entrò nel Seminario Minore Diocesano di S. Pietro Martire a Seveso e, caso assai singolare, non essendovi la terza, quarta e quinta elementare, fu ammesso in prima ginnasio. Evidentemente era giudicato di intelligenza eccezionale, ma il ragazzo aveva appena 8 anni, ed il salto fu per lui assai duro, tanto che fu bocciato e dovette ripetere la classe. Poi proseguì e completò il ginnasio con successo. Qui ricevette la Cresima il 28 luglio 1865 da Mons. Carlo Caccia Dominioni, Vicario Generale di Milano, giusto il certificato rilasciato in data 9 febbraio 2015 dal Prevosto Molinari.

Il 7 novembre 1876 fu mandato a Roma per la prima Teologia nel Pontificio Seminario Romano, dove nelle Alfabetanze (anni 1824-1912) è registrato cronologicamente al n. 833. Riceve la Tonsura nella cappella privata del Vicegerente di Roma, Mons. Giuseppe Angelini; il 21 dicembre 1878 e il 16 marzo 1874 riceve gli Ordini minori, sino al conferimento il 12 aprile 1879 del Suddiaconato e il 20 settembre 1879 il Diaconato dal Card. Raffaele Monaco La Valletta, Cardinale Vicario di Roma. Il 20 dicembre del medesimo anno fu ordinato al Presbiterato, in S. Giovanni in Laterano, insieme ad Achille Ratti. Entrato il 6 novembre 1880 nella Pontificia Accademia Ecclesiastica in Piazza della Minerva, 74 a Roma dove si laureò in Teologia e Diritto Ecclesiastico.

Carriera ecclesiastica

Il 10 settembre 1884 Locatelli venne nominato Cameriere Segreto Sopranumerario di Leone XIII e il 10 maggio 1886 è attestato quale membro della Commissione istituita per la revisione delle relazioni nelle Diocesi presso Propaganda Fide. Il 15 settembre dello stesso anno il suo primo incarico fu quello di essere mandato a consegnare la berretta cardinalizia al neo Cardinale di Siviglia, Zeferino Gonzàles y Diaz Tunon (1821-1894). E ancora il 1° dicembre 1886 con biglietto della Segreteria di Stato di Leone XIII fu inviato come Uditore nella Nunziatura di Monaco in Baviera e nel 1887 in quella del Belgio, poi Parigi e infine in quella di Vienna. Il 20 agosto 1902 fu nominato Prelato Domestico di Sua Santità e assegnato al lavoro presso la Sezione Affari Straordinari della Segreteria di Stato.

Il 6 dicembre 1906 fu nominato Arcivescovo Titolare di Tessalonica. Lo consacrò il 27 il Cardinale Merry del Val, Segretario di Stato. L’8 luglio 1916 fu inviato Internunzio in Argentina, poi nel 1918 Nunzio in Portogallo. In seguito fu trasferito come Nunzio in Belgio e insieme come Internunzio in Olanda e Lussemburgo.

Achille Locatelli visse per tanti anni all’estero. A noi risulta che tornò a Seregno soltanto due volte: la prima dopo la sua consacrazione episcopale, nel 1906, e la seconda volta, nel 1930, per la consacrazione del nuovo Santuario di S. Valeria.

Deceduto Benedetto XV, il 22 gennaio 1922, il nuovo Papa Pio XI lo richiamò a Roma da Lisbona e lo promosse Cardinale col Titolo di S. Bernardo alle Terme, assieme ad altri tre tra cui il nostro Card. Bonzano.

A Roma fu assegnato a vari incarichi riguardanti la Congregazione dei Sacramenti, del Cerimoniale, dei Religiosi e alla Segreteria di Stato, settore Affari Ecclesiastici Straordinari. Prima di morire era diventato anche Camerlengo di S. Romana Chiesa, cioè Tesoriere, che entra in funzione con poteri speciali alla morte di un Papa.

Sull’Annuario Pontificio risulta Cardinale Protettore soltanto di quattro Congregazioni religiose femminili, mentre il nostro Card. Bonzano ne aveva una ventina, e di grandi Ordini come i Minori Francescani, i Barnabiti, gli Olivetani, la Consolata ecc.

I due Cardinali ebbero in comune successivamente la carica di Protettori dell’Arciconfraternita di Gesù Maria e Giuseppe, antica istituzione romana per il suffragio alle anime del Purgatorio, soppressa il 5 ottobre 2013.

Morte del Cardinale e Testamento

E arriviamo così al finale della storia, alla parte che più ci interessa.

Il Cardinale Locatelli, come abbiamo detto, abitava in Roma nella sua villetta in Via Maurizio Bufalini 4 (oggi n. 2) con ingresso anche a Piazza Rio de Janeiro 3.

Il 1° aprile 1935 il Cardinale aveva partecipato al Concistoro con Pio XI per la Canonizzazione dei Beati John Fisher e Thomas More (avvenuta poi il 1° maggio). La salute sembrava buona.

La mattina del 5 aprile 1935 invece i domestici si accorsero che il Cardinale non usciva di camera. Entrati col dottore, si accorsero subito che stava morendo, colpito da una improvvisa polmonite fulminante. Il Cardinale era ancora cosciente, per cui il Parroco della vicina chiesa di S. Giuseppe, l’Abate Giovenale Pascucci (1889-1958), gli impartì gli ultimi Sacramenti. Il Papa gli mandò subito il Card. Alfredo Ottaviani per una benedizione speciale, che egli mostrò di apprezzare assai. Poco dopo però serenamente spirava.

Le esequie si tennero nella chiesa di SS. Ambrogio e Carlo al Corso Umberto il 9 aprile, e poi il feretro proseguì per treno fino a Seregno dove fu accolto dal Card. Ildefonso Schuster, Arcivescovo di Milano. Fu inumato il 10 nella Prepositurale di S. Giuseppe, divenuta Collegiata nel 1925, nella cappella posta nella parete laterale sinistra, entrando dalla porta della attuale Basilica.

È conservata una fitta corrispondenza tra Mons. Enrico Ratti (1870-1957), Preposto Mitrato di Seregno, titolo ricevuto nel 1923 da Pio XI (non parente del Papa, che rimase parroco di Seregno per un quarantennio) e il Card. Locatelli in merito alla erezione del Capitolo della chiesa prepositurale, al trasporto a Seregno dell’antica Cappellania Locatelli-Formenti ed alla costruzione in chiesa del suo monumento sepolcrale. Di Ratti, il 23 febbraio 2017, si è celebrato il 60° della morte e Mons. Bruno Molinari, nell’omelia si è soffermato sull’epigrafe incisa sulla sua pietra tombale: “Nelle sue opere splendido, per il suo grande cuore amatissimo” sintetizzando sia le opere da lui promosse che il suo aiuto a tutti i seregnesi nei due conflitti mondiali, sempre vicino al suo popolo di parrocchiani per un quarantennio.

Nella parete laterale destra, si trova invece la tomba del Patriarca Paolo Angelo Ballerini, nato a Milano nel 1814. Designato dall’Imperatore e confermato da Pio IX come Arcivescovo di Milano nel Concistoro del 20 giugno 1859, impedito dal Governo del Re a prendere possesso della Diocesi fu consacrato segretamente nella Certosa di Pavia nella notte tra l’8 e il 9 dicembre 1860. Mons. Ballerini si ritirò il 6 luglio prima a Cantù poi nel settembre 1863 nella frazione di Vighizzolo, governando la Diocesi tramite il Vicario Generale e Vicario Capitolare Mons. Carlo Caccia Dominioni. Il triste caso fu risolto solo il 27 marzo 1867 quando per Milano il Papa scelse un altro Arcivescovo, Mons. Luigi Nazari di Calabiana, ben accetto al Governo italiano perché anche Senatore del Regno, traslandolo dalla sede di Casale Monferrato, e promosse Mons. Ballerini Patriarca titolare di Alessandria d’Egitto di rito latino. Il Patriarca Ballerini dal luglio 1868 esercitò il suo ministero soprattutto a Seregno, ma anche altrove, e ivi morì il 27 marzo 1897. Sepolto nel cimitero di Seregno, dal 1908, la sua salma fu traslata nella Prepositurale S. Giuseppe in un sepolcro costruito nel 1898 per lui tramite una colletta dallo scultore Francesco Confalonieri (1850-1925). Il Processo di Beatificazione promosso il 31 maggio 1994 da un Comitato non è stato ancora formalizzato presso il Servizio delle Cause dei Santi della Diocesi di Milano.

Il Cardinale Locatelli si era fatto preparare la tomba nella Collegiata S. Giuseppe, d’accordo col Prevosto Mons. Enrico Ratti. Chiesa del suo Battesimo, che poi fu elevata al rango di Basilica Minore da San Giovanni Paolo II nel 1981. Parlando della sua tomba il Cardinale aveva accennato al Prevosto che egli aveva in mente di istituire una Cappellania a Seregno, alla sua morte. Fu così che la tomba, progettata e dal sacerdote e architetto Don Spirito Maria Chiapetta (1868-1948), che il Santuario di S. Valeria elaborato in stile neogotico, fu pronta giusto in tempo dopo la morte del Cardinale.

Il Prevosto di Seregno, Mons. Enrico Ratti accorso a Roma per la morte del Cardinale, il 6 aprile, l’8 scrisse da Roma due lettere al Card. Ildefonso Schuster, Arcivescovo di Milano. Il Prevosto riferiva al Cardinale Arcivescovo che il Testamento olografo del Cardinale era stato pubblicato la mattina dell’8 aprile 1935, riferendosi però alla seconda parte del verbale con la lettura completa del documento locatelliano. Dalle copie conformi agli originali recuperati presso l’Archivio Notarile Distrettuale di Roma, il Prevosto Ratti non figura tra i presenti sottoscrittori dei verbali stesi in due tempi alla presenza del Pretore Mario Di Nola. Il Ratti fa intendere che fu lui stesso ad aver suggerito al Card. Locatelli di lasciare la villa di Roma al PIME con l’obbligo di istituire una Cappellania perpetua presso la Parrocchia di S. Giuseppe a Seregno, con un sacerdote che celebrasse ogni giorno per lui e per i suoi defunti “potendo anche in qualche modo servire per il mantenimento di un altro Sacerdote nell’amatissimo paese”.

Aggiungiamo che, il testamento del Cardinale Locatelli porta la data del 16 maggio 1928, ed è stato pubblicato a Roma dal Notaio Gerolamo Buttaoni in due fasi verbalizzate avanti il Pretore e naturalmente con numero e repertori diversi: il 6 aprile [n. 28733 e rep. 116900] l’8 aprile [n. 28735 e rep. 116902] dell’anno 1935.

I primi due verbali sono strati stesi e sottoscritti alla presenza anche del nipote Giovanni Locatelli (1891-1972) di professione agente di cambio figlio di Pietro (1858-1939) [fratello del Cardinale] coniugato l’11 ottobre 1924 con Lucia Anna Burkhardt (1889-1979) citata per un lascito.

Infatti dal testamento olografo integrale stilato il 16 maggio 1928 di cui l’allegato B dell’atto dell’8 aprile 1935 apprendiamo questa volontà: “Se il mio nipote Giovanni Locatelli avesse, all’epoca della mia morte, uno o più figli maschi, nati da legittimo matrimonio, lascio a questi il mio villino, posto in Roma […] Nel caso poi che il predetto mio nipote non avesse figli maschi e legittimi, voglio che il citato mio villino, col giardino e mobilio, che si trovava in esso all’epoca dell’acquisto da me fatto, passi in libera proprietà del Pontificio Istituto delle Missione Estere di Milano perché serva alla propagazione della Fede, fra gli infedeli delle Missioni a lui affidate, con l’obbligo di fondare in Seregno una Cappellania con l’impegno di una messa quotidiana da applicarsi in suffragio dell’anima mia e di tutti i miei cari defunti […]. Costituisco mio esecutore testamentario il mio nipote Avv. Giovanni Gibelli, ed in mancanza di questo o non volendo, l’altro mio nipote Avv. Ettore Tacchini […]”. Giovanni Gibelli (1882-1932) è figlio della sorella Matilde (1857-1945) coniugata il 6 gennaio 1979 con Battista Pasquale Gibelli (1842-1891). Ettore Tacchini è il marito di Maria Gibelli figlia di Matilde Locatelli.

Qualche settimana dopo la pubblicazione dei due verbali si presenta al Notaio Buttaoni e al Pretore Giovanni Spagnoletti di Roma, Pietro Spinelli per la pubblicazione di due codicilli “rinvenuti fra le carte lasciate dal medesimo [Cardinale] nella casa di sua abitazione” redatti in data 1° febbraio 1932 dai quali veniamo a conoscenza che “In seguito alla morte dei miei esecutori testamentari nominati nel mio suddetto testamento, cioè i Signori Avvocati Giovanni Gibelli e Ettore Tacchini, nomino ora in loro luogo il signor Pietro Spinelli fu Luigi domiciliato a Roma colla sua consorte Giuseppina Aquari ed il sac. Gerardo Brambilla del fu Angelo, Procuratore del P.I. delle Missioni Estere di Milano […]sac. Giovanni Bricco del fu Giacomo […]. Non lascio nulla, direttamente, al mio nipote Giannino Locatelli per ciò che egli sa e conosce”. Infatti Giovanni Locatelli avrà indirettamente, dopo la morte del padre Pietro, la quota della casa di Villa d’Adda, unitamente al fratello Achille (1904-1963) e alla sorella Ida (1900-1987). La cappella gentilizia di Villa d’Adda passerà alla sorella Ida che ha sposato il torinese Attilio Calzia il 28 maggio 1923, ha due figli Giancarlo (1924-1947) e Annamaria (1929-2012) che ha sposato il 26 ottobre 1955 Luigi Zuccotti e ha generato due figli Raffaele e Gabriele (eredi legittimi che hanno posto in vendita il monumento di famiglia al migliore offerente).

L’obbligo delle Messe

Una parte del testamento, quella riguardante proprio la clausola a carico del PIME, fu poi pubblicata su “L’Amico della Famiglia” di Seregno, si veda Un grave lutto, maggio 1935, pp. 53-61. Interessante è la fotografia, pubblicata alla pagina 58, della tomba completata con il cancelletto in ferro battuto, di pregevole fattura, asportato successivamente per rendere meglio visibile la tomba interna e conservato nei magazzeni della Basilica.

Il PIME, da parte sua, il 29 dicembre 1935 chiese a Propaganda Fide, come di regola, il consenso ad accettare il lascito, valutato a quel tempo in ben 450.000 lire. Il lascito fu accettato quindi il 17 agosto 1936.

Tutto chiaro. E invece no, un paio di anni dopo il PIME cadde in un grosso equivoco. Scambiarono un modesto lascito del 1900 di un certo Locatelli con quello del 1935 del card. Achille Locatelli. Chiesero la riduzione di Messe a Propaganda Fide, la quale concesse ma chiese di indagare meglio sulla faccenda. E fu così che il PIME riscoprì il lascito e l’obbligo per il Card. Locatelli.

Il PIME dapprima passò al Prevosto di Seregno, Mons. Ratti, dal 1937 al 1946 un tot ogni anno per le Messe quotidiane, poi, su proposta dello stesso Prevosto, versò lire 25.000 per l’acquisto di una casa ove far abitare il cappellano che doveva celebrare la Messa quotidiana secondo le intenzioni del Cardinale. Ma essendo la somma insufficiente all’acquisto, il Prevosto la passò all’Ufficio preposto presso la Curia Arcivescovile di Milano per il Fondo lasciti per Messe, nella speranza che il capitale aumentasse. Ed invece diminuì, e così al Cardinale rimase soltanto, il ricordo annuale a novembre nella Parrocchia di S. Giuseppe a Seregno e quello del PIME i cui membri, come noto, celebrano ogni anno una Messa a novembre per i benefattori defunti. Ma in Economato mi è stato pure detto che la Direzione Generale usufruisce ogni anno di ben 10.000 Messe ad mentem Superioris, celebrate dai membri PIME, e queste – mi fu detto – in gran parte vanno ai nostri benefattori defunti (tra i quali quindi anche il Cardinale Locatelli).

Vicissitudini della villa

Preso possesso della villa, il PIME dovette pensare a utilizzarla. Si pensava di affittarla all’Ambasciata di Polonia, che offriva 2.000 lire annue, ma poi la scelta cadde su Renzo De Angelis, che nel 1937 vi installò una piccola Casa di Cura. Io, quando ero studente a Roma nel 1954-56 per la licenza in Missiologia, da Via S. Teresa mi spinsi un giorno fino alla vicina via Nomentana e così vidi la villa di cui tra noi studenti si parlava. La villa nel 1961 era stimata del valore di 150 milioni.

Ad un certo punto, nel 1964, l’Istituto chiese l’aumento dell’affitto, ma De Angelis si impuntò, così che la vertenza si prolungò tra avvocati e tribunali civili ed ecclesiastici (anche la Sacra Rota). Infine il PIME la spuntò e De Angelis lasciò la villa l’8 agosto 1964 con una buonuscita di 7 milioni di lire (l’Istituto ne aveva spesi altri tre per avvocati, ed accessori). In tutto 10 milioni.

Sappiamo che la villa nel 1967 venne affittata all’Ambasciata di Svezia. Questa pagava regolarmente, ma molto spesso richiedeva il nostro intervento per riparazioni agli impianti vari.

Un bel giorno il Superiore Generale, Mons. Aristide Pirovano, si stancò, e decise di demolire la villa stessa e altre dipendenze riedificandola con criteri moderni, prima che scadessero i relativi permessi del Comune di Roma. La rinnovata villa, ormai una palazzina a tre piani, rimase ancora in affitto alla Svezia, sino a che Mons. Pirovano decise di venderla alla stessa nazione.

Il 23 dicembre 2016, dopo lunghe e vane ricerche nei nostri Archivi di Roma e di Milano, riuscii a rintracciare il già citato Testamento olografo del Card. Locatelli e l’Atto confermativo di vendita della villa il 18 dicembre 1979 [atto n. 960 rogato dal notaio Augusto Paulillo al n. 2337 di repertorio presso l’Archivio Notarile Distrettuale di Roma]. Il 12 gennaio di questo 2017 vi trovai finalmente anche l’Atto di vendita in sospensiva del 5 aprile 1977 [atto n. 15829 rogato dal notaio Pietro Fea al n. 595823 di repertorio] e quello confermativo steso solo a due anni di distanza dal primo. Perché? Il PIME, come da legge italiana, aveva chiesto il placet del Governo italiano per la vendita della Palazzina al Regno di Svezia, e l’Italia aveva mandato al PIME il documento, che però non era mai stato consegnato a noi. Quindi, solo con l’Atto confermativo stipulato il 18 dicembre 1979 fu interamente valido l’Atto del 5 aprile 1977. Solo in questo Atto del 1977 era specificata la cifra a cui la palazzina era stata venduta: esattamente 1.771.897.500 lire. Quasi due miliardi. La palazzina era costituita da 54 vani catastali, assai di più di quelli iniziali.

Oggi la palazzina è sede dell’Ambasciata di Svezia presso la Santa Sede.

Altre disposizioni del Cardinale

Circa il lungo testamento del Cardinale, possiamo dire che era stato steso da lui il 16 maggio 1928, ma in seguito vi aveva aggiunto alcune note. Circa il suo villino, lo lasciava al nipote Giovanni Locatelli se colui, all’epoca della morte dello zio Cardinale, avesse avuto figli maschi da legittimo matrimonio come già anticipato sopra. In caso diverso il villino sarebbe andato al PIME.

Naturalmente il Cardinale dispose anche per dei lasciti al fratello Pietro, alla sorella Matilde, a tutti i suoi nipoti, nonché per i servizi prestati dalle Clarisse di Bertinoro [la Congregazione venne fondata nel 1895 a Bertinoro (FC) da Francesca Farolfi (1853-1917)] e ai Fratelli Concezionisti [la Congregazione venne fondata nel 1857 da Luigi Maria Monti (1825-1900)], ai suoi domestici ed ai due sacerdoti responsabili delle Parrocchie di Roma (l’Abate Pascucci) e Seregno (il Prevosto Ratti) “perché vengano distribuiti fra i poveri delle loro rispettive parrocchie”. Proibì la vendita degli “indumenti personali, sotto pena della perdita della parte loro lasciata”. Perché? Dispose delle altre sue cose in specificato elenco per il P.I.M.E., per il Seminario Maggiore Romano, per S. Bernardo alle Terme (suo Titolo cardinalizio) e per i parenti.

E con questo facciamo punto, non avendo potuto e voluto approfondire in questa sede la conoscenza del Cardinale tramite eventuali suoi scritti o altre fonti. Ci auguriamo che a Seregno si pensi a far scrivere una esaustiva biografia di questo che, dopo il Patriarca Ballerini, è il secondo personaggio del luogo per importanza, conoscenza e stima da parte del popolo di Seregno.

A me basta quindi aver segnalato a confratelli e amici l’esistenza e la carità di questo Cardinale, che preferì il nostro Istituto per la specifica sua intenzione di raccomandare a Dio la sua anima, pensando insieme al bene spirituale dei suoi concittadini, continuando pure a collaborare anche dopo la propria morte, attraverso i nostri Missionari, allo sviluppo del Regno di Dio nel vasto mondo. Le sue parole sopra citate sono ben chiare ed espressive.

Roma, 31 marzo 2017

P. Mauro Mezzadonna

Archivista emerito del PIME

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