Il Cardinale Achille Locatelli: insigne benefattore del PIME

Su Inforpime del maggio 2016 è apparso un mio articolo sul Card. Giovanni Bonzano (1867-1927), unico porporato appartenuto al nostro Istituto. Fu pubblicato in forma ridotta ma sufficiente, mentre l’edizione integrale, di 19 pagine, fu messa su Intranet (www.pime.org).

Nella speranza che i confratelli abbiano apprezzato quell’articolo, ora ne propongo un altro, anche questo su di un Cardinale, ancor meno noto del primo. Mi riferisco al Card. Achille Locatelli (1856-1935), creato cardinale da Pio XI nel Concistoro dell’11 dicembre 1922 nel quale figurava anche il nostro Bonzano. Locatelli ha diritto ad essere conosciuto e ricordato anche dal PIME di oggi perché lasciò in eredità la sua villa romana al PIME, un bene quindi assai particolare e consistente.

Questa villa era situata in una zona speciale di Roma, in Via Maurizio Bufalini, civico 4 (oggi 2) angolo Piazza Rio de Janeiro civico 3, lungo la via Nomentana, vicino alla Villa Mirafiori (dove abitò la Contessa Rosa Mirafiori, seconda moglie, “morganatica”, di Vittorio Emanuele II) e alla famosa Villa Torlonia, residenza privata della famiglia Mussolini fino al 1943. Non distante vi era la chiesa Parrocchiale di S. Giuseppe al Nomentano, gestita come la vicina S. Agnese dai Canonici Regolari Lateranensi, una Congregazione di origine francese.

La villa poi fu venduta nel 1977 dal Superiore Generale, Mons. Aristide Pirovano, all’Ambasciata di Svezia presso la Santa Sede. Ne riferiremo poi le complicate vicende. Ma vogliamo anticiparvi subito la notizia (a quasi nessuno nota), che i mobili della camera da letto del Cardinale sono stati trattenuti e conservati dapprima nella nostra Sede Generalizia di Via S. Teresa, 12 al Corso d’Italia, 36 a Roma, quindi in Via S. Erasmo 3 (Sede in affitto al PIME per alcuni anni), e per ultimo in questa sede di Via Guerrazzi, civico 11, nella stanza 333 al terzo piano. Camera spesso destinata a Vescovi di passaggio, essendo l’unica che ha mobili antichi, risalenti agli anni Venti del secolo scorso.

Io, da ex Archivista, ho avuto modo di ricercare notizie più volte su Locatelli e altri su richiesta del dott. Franco Cajani, dal 1998 Segretario Generale del “Centro Internazionale di Studi e Documentazione Pio XI – CISD Pio XI” di Desio, autore di vari libri su Pio XI e su diversi personaggi a lui collegati, tra cui appunto il card. Locatelli. Tra l’altro il dott. Cajani è stato incaricato dal salesiano Card. Raffaele Farina, Archivista e Bibliotecario emerito di Santa Romana Chiesa, il 16 ottobre 2015 di riscrivere i primi quattro capoversi della biografia di Pio XI posti nel dicembre 2015 sul sito informatico della Città del Vaticano. Il dott. Cajani, d’altra parte, mi ha fornito gran parte delle notizie che qui riporto.

A questo proposito mi ha anche informato che in occasione del 160° anniversario della nascita di Locatelli a Seregno nel 1856, e Ratti a Desio, nel 1857, egli ha suggerito al Comune di Seregno di ricordarli ponendo una lapide sul muro dove una volta sorgeva la scuola privata della maestra Maria Cantù (1842-1908) dove studiò sia Achille Locatelli che Achille Ratti. Lo scorso anno era stata proposta una lapide sul muro esterno della Villa Odescalchi dove l’11 marzo 1856 nacque Achille Locatelli. Nella Villa Odescalchi la tradizione dice che il 19 maggio 1661 sia nato il Pontefice Innocenzo XI (Benedetto Odescalchi, 1611-1689), poi beatificato nel 1956 da Papa Pacelli. Il neonato nella stessa notte però fu portato a Como, forse perché a Como vi era la residenza principale della illustre e ricca famiglia, elevata poi al rango principesco dall’Imperatore dopo la battaglia di Vienna. La Villa Odescalchi a Seregno si trova in Piazza Italia 8 (già piazza Sant’Ambrogio e poi piazza Savoia). È di proprietà della Famiglia Silva, che però non par essere favorevole alla dedicazione di una lapide sul muro del palazzo.

Nascita e studi

Achille Giacomo Eutimio nacque nella casa dei nonni a Seregno, l’11 marzo 1856 da Giovanni Battista [Ornato] Locatelli (1823-1894) di Villa d’Adda (Bergamo), ingegnere di estimo (catasto), e da Albina Maria [Gaetana Giuseppa Liberata] Ripamonti (1827- 1909) di Seregno. Seregno è a 22 km da Milano, oggi in Provincia di Monza e Brianza, che da modesto borgo conta quasi 45.000 abitanti.

Quanto alla data di nascita di Achille Locatelli, non è facile venirne a capo. Nei documenti del Comune di Seregno risulta nato il 10, in quelli della Parrocchia l’11, ma in tutti gli altri documenti, a cominciare dall’Annuario Pontificio, risulta nato il 15. Il Cardinale stesso usa questa data nel suo Testamento olografo, di cui parleremo in seguito. Questa data risulta anche nei certificati di morte a Roma. Piccoli misteri ormai insolubili. Il Cardinale preferiva il 15 marzo! Bisogna ricordare che per il periodo antecedente il 1° settembre 1871 le funzioni di Ufficiale di Stato Civile erano espletati dai Parroci. Verificate queste varianti con i dati dei Duplicati di Battesimo conservati nell’Archivio Storico Diocesano di Milano, si è giunti a far stilare all’attuale Prevosto Mitrato della Basilica Collegiata S. Giuseppe, Mons. Bruno Molinari, un certificato, in data 9 febbraio 2015, ineccepibile che conferma la data di nascita dell’11 marzo 1856.

Il bambino fu battezzato il giorno seguente alla sua nascita (sempre secondo i registri parrocchiali), il 12 marzo, coi nomi di Achille, Giacomo ed Eutimio. Il terzo nome, Eutimio, per via del padrino, Eutimio Ripamonti (1786-1866), nonno materno.

Il primo figlio dei Locatelli, dunque, nacque a Seregno, nella casa dei nonni materni, Eutimio Ripamonti e Francesca Formenti (1792-1878), nella Villa Odescalchi, acquistata nel 1765 da Giovanni Battista Formenti. Gli altri due figli sono Matilde, nata il 22 febbraio 1857 a Villa d’Adda (Bergamo) e Pietro Antonio Andrea a Seregno il 18 gennaio 1858. La famiglia si spostò varie volte per lavoro. Dalle Alfabetanze del Seminario Arcivescovile di Milano (anni 1869-70 e 1872-73) il nucleo è segnato domiciliato a Zelo Buon Persico, mandamento di Paullo (Lodi). Questo fino al 1878, quando i familiari tornarono definitivamente a Seregno in Via Pozzolano, civico 13. Successivamente la famiglia risulta il 17 marzo 1880 trasferita, prima, a Zelo Buon Persico e poi nel Comune di Merlino (Lodi). Il 24 aprile 1894 è annotato che emigra dalla frazione di Lavagna del Comune di Comazzo (Lodi) al paese natio del capostipite Giovanni Battista che a Villa D’Adda muore il 30 ottobre 1894. La madre Albina Ripamonti morirà il 13 dicembre 1909 e verrà sepolta nella cappella gentilizia di famiglia commissionata dal Cardinale a Ettore Strauss (1860-1966), un lustro dalla morte del padre. Attualmente è di proprietà della Famiglia Luigi Zuccotti che l’ha ereditata dalla nonna Ida Locatelli (1900-1987).

Il bambino Achille Locatelli frequentò la prima e la seconda classe elementare a Seregno, nella scuola della maestra Maria Barbara Angela Cantù (1842-1908), detta Marzellina, dove dicevamo innanzi studiò pure il futuro Pio XI.

Il 7 ottobre 1864 entrò nel Seminario Minore Diocesano di S. Pietro Martire a Seveso e, caso assai singolare, non essendovi la terza, quarta e quinta elementare, fu ammesso in prima ginnasio. Evidentemente era giudicato di intelligenza eccezionale, ma il ragazzo aveva appena 8 anni, ed il salto fu per lui assai duro, tanto che fu bocciato e dovette ripetere la classe. Poi proseguì e completò il ginnasio con successo. Qui ricevette la Cresima il 28 luglio 1865 da Mons. Carlo Caccia Dominioni, Vicario Generale di Milano, giusto il certificato rilasciato in data 9 febbraio 2015 dal Prevosto Molinari.

Il 7 novembre 1876 fu mandato a Roma per la prima Teologia nel Pontificio Seminario Romano, dove nelle Alfabetanze (anni 1824-1912) è registrato cronologicamente al n. 833. Riceve la Tonsura nella cappella privata del Vicegerente di Roma, Mons. Giuseppe Angelini; il 21 dicembre 1878 e il 16 marzo 1874 riceve gli Ordini minori, sino al conferimento il 12 aprile 1879 del Suddiaconato e il 20 settembre 1879 il Diaconato dal Card. Raffaele Monaco La Valletta, Cardinale Vicario di Roma. Il 20 dicembre del medesimo anno fu ordinato al Presbiterato, in S. Giovanni in Laterano, insieme ad Achille Ratti. Entrato il 6 novembre 1880 nella Pontificia Accademia Ecclesiastica in Piazza della Minerva, 74 a Roma dove si laureò in Teologia e Diritto Ecclesiastico.

Carriera ecclesiastica

Il 10 settembre 1884 Locatelli venne nominato Cameriere Segreto Sopranumerario di Leone XIII e il 10 maggio 1886 è attestato quale membro della Commissione istituita per la revisione delle relazioni nelle Diocesi presso Propaganda Fide. Il 15 settembre dello stesso anno il suo primo incarico fu quello di essere mandato a consegnare la berretta cardinalizia al neo Cardinale di Siviglia, Zeferino Gonzàles y Diaz Tunon (1821-1894). E ancora il 1° dicembre 1886 con biglietto della Segreteria di Stato di Leone XIII fu inviato come Uditore nella Nunziatura di Monaco in Baviera e nel 1887 in quella del Belgio, poi Parigi e infine in quella di Vienna. Il 20 agosto 1902 fu nominato Prelato Domestico di Sua Santità e assegnato al lavoro presso la Sezione Affari Straordinari della Segreteria di Stato.

Il 6 dicembre 1906 fu nominato Arcivescovo Titolare di Tessalonica. Lo consacrò il 27 il Cardinale Merry del Val, Segretario di Stato. L’8 luglio 1916 fu inviato Internunzio in Argentina, poi nel 1918 Nunzio in Portogallo. In seguito fu trasferito come Nunzio in Belgio e insieme come Internunzio in Olanda e Lussemburgo.

Achille Locatelli visse per tanti anni all’estero. A noi risulta che tornò a Seregno soltanto due volte: la prima dopo la sua consacrazione episcopale, nel 1906, e la seconda volta, nel 1930, per la consacrazione del nuovo Santuario di S. Valeria.

Deceduto Benedetto XV, il 22 gennaio 1922, il nuovo Papa Pio XI lo richiamò a Roma da Lisbona e lo promosse Cardinale col Titolo di S. Bernardo alle Terme, assieme ad altri tre tra cui il nostro Card. Bonzano.

A Roma fu assegnato a vari incarichi riguardanti la Congregazione dei Sacramenti, del Cerimoniale, dei Religiosi e alla Segreteria di Stato, settore Affari Ecclesiastici Straordinari. Prima di morire era diventato anche Camerlengo di S. Romana Chiesa, cioè Tesoriere, che entra in funzione con poteri speciali alla morte di un Papa.

Sull’Annuario Pontificio risulta Cardinale Protettore soltanto di quattro Congregazioni religiose femminili, mentre il nostro Card. Bonzano ne aveva una ventina, e di grandi Ordini come i Minori Francescani, i Barnabiti, gli Olivetani, la Consolata ecc.

I due Cardinali ebbero in comune successivamente la carica di Protettori dell’Arciconfraternita di Gesù Maria e Giuseppe, antica istituzione romana per il suffragio alle anime del Purgatorio, soppressa il 5 ottobre 2013.

Morte del Cardinale e Testamento

E arriviamo così al finale della storia, alla parte che più ci interessa.

Il Cardinale Locatelli, come abbiamo detto, abitava in Roma nella sua villetta in Via Maurizio Bufalini 4 (oggi n. 2) con ingresso anche a Piazza Rio de Janeiro 3.

Il 1° aprile 1935 il Cardinale aveva partecipato al Concistoro con Pio XI per la Canonizzazione dei Beati John Fisher e Thomas More (avvenuta poi il 1° maggio). La salute sembrava buona.

La mattina del 5 aprile 1935 invece i domestici si accorsero che il Cardinale non usciva di camera. Entrati col dottore, si accorsero subito che stava morendo, colpito da una improvvisa polmonite fulminante. Il Cardinale era ancora cosciente, per cui il Parroco della vicina chiesa di S. Giuseppe, l’Abate Giovenale Pascucci (1889-1958), gli impartì gli ultimi Sacramenti. Il Papa gli mandò subito il Card. Alfredo Ottaviani per una benedizione speciale, che egli mostrò di apprezzare assai. Poco dopo però serenamente spirava.

Le esequie si tennero nella chiesa di SS. Ambrogio e Carlo al Corso Umberto il 9 aprile, e poi il feretro proseguì per treno fino a Seregno dove fu accolto dal Card. Ildefonso Schuster, Arcivescovo di Milano. Fu inumato il 10 nella Prepositurale di S. Giuseppe, divenuta Collegiata nel 1925, nella cappella posta nella parete laterale sinistra, entrando dalla porta della attuale Basilica.

È conservata una fitta corrispondenza tra Mons. Enrico Ratti (1870-1957), Preposto Mitrato di Seregno, titolo ricevuto nel 1923 da Pio XI (non parente del Papa, che rimase parroco di Seregno per un quarantennio) e il Card. Locatelli in merito alla erezione del Capitolo della chiesa prepositurale, al trasporto a Seregno dell’antica Cappellania Locatelli-Formenti ed alla costruzione in chiesa del suo monumento sepolcrale. Di Ratti, il 23 febbraio 2017, si è celebrato il 60° della morte e Mons. Bruno Molinari, nell’omelia si è soffermato sull’epigrafe incisa sulla sua pietra tombale: “Nelle sue opere splendido, per il suo grande cuore amatissimo” sintetizzando sia le opere da lui promosse che il suo aiuto a tutti i seregnesi nei due conflitti mondiali, sempre vicino al suo popolo di parrocchiani per un quarantennio.

Nella parete laterale destra, si trova invece la tomba del Patriarca Paolo Angelo Ballerini, nato a Milano nel 1814. Designato dall’Imperatore e confermato da Pio IX come Arcivescovo di Milano nel Concistoro del 20 giugno 1859, impedito dal Governo del Re a prendere possesso della Diocesi fu consacrato segretamente nella Certosa di Pavia nella notte tra l’8 e il 9 dicembre 1860. Mons. Ballerini si ritirò il 6 luglio prima a Cantù poi nel settembre 1863 nella frazione di Vighizzolo, governando la Diocesi tramite il Vicario Generale e Vicario Capitolare Mons. Carlo Caccia Dominioni. Il triste caso fu risolto solo il 27 marzo 1867 quando per Milano il Papa scelse un altro Arcivescovo, Mons. Luigi Nazari di Calabiana, ben accetto al Governo italiano perché anche Senatore del Regno, traslandolo dalla sede di Casale Monferrato, e promosse Mons. Ballerini Patriarca titolare di Alessandria d’Egitto di rito latino. Il Patriarca Ballerini dal luglio 1868 esercitò il suo ministero soprattutto a Seregno, ma anche altrove, e ivi morì il 27 marzo 1897. Sepolto nel cimitero di Seregno, dal 1908, la sua salma fu traslata nella Prepositurale S. Giuseppe in un sepolcro costruito nel 1898 per lui tramite una colletta dallo scultore Francesco Confalonieri (1850-1925). Il Processo di Beatificazione promosso il 31 maggio 1994 da un Comitato non è stato ancora formalizzato presso il Servizio delle Cause dei Santi della Diocesi di Milano.

Il Cardinale Locatelli si era fatto preparare la tomba nella Collegiata S. Giuseppe, d’accordo col Prevosto Mons. Enrico Ratti. Chiesa del suo Battesimo, che poi fu elevata al rango di Basilica Minore da San Giovanni Paolo II nel 1981. Parlando della sua tomba il Cardinale aveva accennato al Prevosto che egli aveva in mente di istituire una Cappellania a Seregno, alla sua morte. Fu così che la tomba, progettata e dal sacerdote e architetto Don Spirito Maria Chiapetta (1868-1948), che il Santuario di S. Valeria elaborato in stile neogotico, fu pronta giusto in tempo dopo la morte del Cardinale.

Il Prevosto di Seregno, Mons. Enrico Ratti accorso a Roma per la morte del Cardinale, il 6 aprile, l’8 scrisse da Roma due lettere al Card. Ildefonso Schuster, Arcivescovo di Milano. Il Prevosto riferiva al Cardinale Arcivescovo che il Testamento olografo del Cardinale era stato pubblicato la mattina dell’8 aprile 1935, riferendosi però alla seconda parte del verbale con la lettura completa del documento locatelliano. Dalle copie conformi agli originali recuperati presso l’Archivio Notarile Distrettuale di Roma, il Prevosto Ratti non figura tra i presenti sottoscrittori dei verbali stesi in due tempi alla presenza del Pretore Mario Di Nola. Il Ratti fa intendere che fu lui stesso ad aver suggerito al Card. Locatelli di lasciare la villa di Roma al PIME con l’obbligo di istituire una Cappellania perpetua presso la Parrocchia di S. Giuseppe a Seregno, con un sacerdote che celebrasse ogni giorno per lui e per i suoi defunti “potendo anche in qualche modo servire per il mantenimento di un altro Sacerdote nell’amatissimo paese”.

Aggiungiamo che, il testamento del Cardinale Locatelli porta la data del 16 maggio 1928, ed è stato pubblicato a Roma dal Notaio Gerolamo Buttaoni in due fasi verbalizzate avanti il Pretore e naturalmente con numero e repertori diversi: il 6 aprile [n. 28733 e rep. 116900] l’8 aprile [n. 28735 e rep. 116902] dell’anno 1935.

I primi due verbali sono strati stesi e sottoscritti alla presenza anche del nipote Giovanni Locatelli (1891-1972) di professione agente di cambio figlio di Pietro (1858-1939) [fratello del Cardinale] coniugato l’11 ottobre 1924 con Lucia Anna Burkhardt (1889-1979) citata per un lascito.

Infatti dal testamento olografo integrale stilato il 16 maggio 1928 di cui l’allegato B dell’atto dell’8 aprile 1935 apprendiamo questa volontà: “Se il mio nipote Giovanni Locatelli avesse, all’epoca della mia morte, uno o più figli maschi, nati da legittimo matrimonio, lascio a questi il mio villino, posto in Roma […] Nel caso poi che il predetto mio nipote non avesse figli maschi e legittimi, voglio che il citato mio villino, col giardino e mobilio, che si trovava in esso all’epoca dell’acquisto da me fatto, passi in libera proprietà del Pontificio Istituto delle Missione Estere di Milano perché serva alla propagazione della Fede, fra gli infedeli delle Missioni a lui affidate, con l’obbligo di fondare in Seregno una Cappellania con l’impegno di una messa quotidiana da applicarsi in suffragio dell’anima mia e di tutti i miei cari defunti […]. Costituisco mio esecutore testamentario il mio nipote Avv. Giovanni Gibelli, ed in mancanza di questo o non volendo, l’altro mio nipote Avv. Ettore Tacchini […]”. Giovanni Gibelli (1882-1932) è figlio della sorella Matilde (1857-1945) coniugata il 6 gennaio 1979 con Battista Pasquale Gibelli (1842-1891). Ettore Tacchini è il marito di Maria Gibelli figlia di Matilde Locatelli.

Qualche settimana dopo la pubblicazione dei due verbali si presenta al Notaio Buttaoni e al Pretore Giovanni Spagnoletti di Roma, Pietro Spinelli per la pubblicazione di due codicilli “rinvenuti fra le carte lasciate dal medesimo [Cardinale] nella casa di sua abitazione” redatti in data 1° febbraio 1932 dai quali veniamo a conoscenza che “In seguito alla morte dei miei esecutori testamentari nominati nel mio suddetto testamento, cioè i Signori Avvocati Giovanni Gibelli e Ettore Tacchini, nomino ora in loro luogo il signor Pietro Spinelli fu Luigi domiciliato a Roma colla sua consorte Giuseppina Aquari ed il sac. Gerardo Brambilla del fu Angelo, Procuratore del P.I. delle Missioni Estere di Milano […]sac. Giovanni Bricco del fu Giacomo […]. Non lascio nulla, direttamente, al mio nipote Giannino Locatelli per ciò che egli sa e conosce”. Infatti Giovanni Locatelli avrà indirettamente, dopo la morte del padre Pietro, la quota della casa di Villa d’Adda, unitamente al fratello Achille (1904-1963) e alla sorella Ida (1900-1987). La cappella gentilizia di Villa d’Adda passerà alla sorella Ida che ha sposato il torinese Attilio Calzia il 28 maggio 1923, ha due figli Giancarlo (1924-1947) e Annamaria (1929-2012) che ha sposato il 26 ottobre 1955 Luigi Zuccotti e ha generato due figli Raffaele e Gabriele (eredi legittimi che hanno posto in vendita il monumento di famiglia al migliore offerente).

L’obbligo delle Messe

Una parte del testamento, quella riguardante proprio la clausola a carico del PIME, fu poi pubblicata su “L’Amico della Famiglia” di Seregno, si veda Un grave lutto, maggio 1935, pp. 53-61. Interessante è la fotografia, pubblicata alla pagina 58, della tomba completata con il cancelletto in ferro battuto, di pregevole fattura, asportato successivamente per rendere meglio visibile la tomba interna e conservato nei magazzeni della Basilica.

Il PIME, da parte sua, il 29 dicembre 1935 chiese a Propaganda Fide, come di regola, il consenso ad accettare il lascito, valutato a quel tempo in ben 450.000 lire. Il lascito fu accettato quindi il 17 agosto 1936.

Tutto chiaro. E invece no, un paio di anni dopo il PIME cadde in un grosso equivoco. Scambiarono un modesto lascito del 1900 di un certo Locatelli con quello del 1935 del card. Achille Locatelli. Chiesero la riduzione di Messe a Propaganda Fide, la quale concesse ma chiese di indagare meglio sulla faccenda. E fu così che il PIME riscoprì il lascito e l’obbligo per il Card. Locatelli.

Il PIME dapprima passò al Prevosto di Seregno, Mons. Ratti, dal 1937 al 1946 un tot ogni anno per le Messe quotidiane, poi, su proposta dello stesso Prevosto, versò lire 25.000 per l’acquisto di una casa ove far abitare il cappellano che doveva celebrare la Messa quotidiana secondo le intenzioni del Cardinale. Ma essendo la somma insufficiente all’acquisto, il Prevosto la passò all’Ufficio preposto presso la Curia Arcivescovile di Milano per il Fondo lasciti per Messe, nella speranza che il capitale aumentasse. Ed invece diminuì, e così al Cardinale rimase soltanto, il ricordo annuale a novembre nella Parrocchia di S. Giuseppe a Seregno e quello del PIME i cui membri, come noto, celebrano ogni anno una Messa a novembre per i benefattori defunti. Ma in Economato mi è stato pure detto che la Direzione Generale usufruisce ogni anno di ben 10.000 Messe ad mentem Superioris, celebrate dai membri PIME, e queste – mi fu detto – in gran parte vanno ai nostri benefattori defunti (tra i quali quindi anche il Cardinale Locatelli).

Vicissitudini della villa

Preso possesso della villa, il PIME dovette pensare a utilizzarla. Si pensava di affittarla all’Ambasciata di Polonia, che offriva 2.000 lire annue, ma poi la scelta cadde su Renzo De Angelis, che nel 1937 vi installò una piccola Casa di Cura. Io, quando ero studente a Roma nel 1954-56 per la licenza in Missiologia, da Via S. Teresa mi spinsi un giorno fino alla vicina via Nomentana e così vidi la villa di cui tra noi studenti si parlava. La villa nel 1961 era stimata del valore di 150 milioni.

Ad un certo punto, nel 1964, l’Istituto chiese l’aumento dell’affitto, ma De Angelis si impuntò, così che la vertenza si prolungò tra avvocati e tribunali civili ed ecclesiastici (anche la Sacra Rota). Infine il PIME la spuntò e De Angelis lasciò la villa l’8 agosto 1964 con una buonuscita di 7 milioni di lire (l’Istituto ne aveva spesi altri tre per avvocati, ed accessori). In tutto 10 milioni.

Sappiamo che la villa nel 1967 venne affittata all’Ambasciata di Svezia. Questa pagava regolarmente, ma molto spesso richiedeva il nostro intervento per riparazioni agli impianti vari.

Un bel giorno il Superiore Generale, Mons. Aristide Pirovano, si stancò, e decise di demolire la villa stessa e altre dipendenze riedificandola con criteri moderni, prima che scadessero i relativi permessi del Comune di Roma. La rinnovata villa, ormai una palazzina a tre piani, rimase ancora in affitto alla Svezia, sino a che Mons. Pirovano decise di venderla alla stessa nazione.

Il 23 dicembre 2016, dopo lunghe e vane ricerche nei nostri Archivi di Roma e di Milano, riuscii a rintracciare il già citato Testamento olografo del Card. Locatelli e l’Atto confermativo di vendita della villa il 18 dicembre 1979 [atto n. 960 rogato dal notaio Augusto Paulillo al n. 2337 di repertorio presso l’Archivio Notarile Distrettuale di Roma]. Il 12 gennaio di questo 2017 vi trovai finalmente anche l’Atto di vendita in sospensiva del 5 aprile 1977 [atto n. 15829 rogato dal notaio Pietro Fea al n. 595823 di repertorio] e quello confermativo steso solo a due anni di distanza dal primo. Perché? Il PIME, come da legge italiana, aveva chiesto il placet del Governo italiano per la vendita della Palazzina al Regno di Svezia, e l’Italia aveva mandato al PIME il documento, che però non era mai stato consegnato a noi. Quindi, solo con l’Atto confermativo stipulato il 18 dicembre 1979 fu interamente valido l’Atto del 5 aprile 1977. Solo in questo Atto del 1977 era specificata la cifra a cui la palazzina era stata venduta: esattamente 1.771.897.500 lire. Quasi due miliardi. La palazzina era costituita da 54 vani catastali, assai di più di quelli iniziali.

Oggi la palazzina è sede dell’Ambasciata di Svezia presso la Santa Sede.

Altre disposizioni del Cardinale

Circa il lungo testamento del Cardinale, possiamo dire che era stato steso da lui il 16 maggio 1928, ma in seguito vi aveva aggiunto alcune note. Circa il suo villino, lo lasciava al nipote Giovanni Locatelli se colui, all’epoca della morte dello zio Cardinale, avesse avuto figli maschi da legittimo matrimonio come già anticipato sopra. In caso diverso il villino sarebbe andato al PIME.

Naturalmente il Cardinale dispose anche per dei lasciti al fratello Pietro, alla sorella Matilde, a tutti i suoi nipoti, nonché per i servizi prestati dalle Clarisse di Bertinoro [la Congregazione venne fondata nel 1895 a Bertinoro (FC) da Francesca Farolfi (1853-1917)] e ai Fratelli Concezionisti [la Congregazione venne fondata nel 1857 da Luigi Maria Monti (1825-1900)], ai suoi domestici ed ai due sacerdoti responsabili delle Parrocchie di Roma (l’Abate Pascucci) e Seregno (il Prevosto Ratti) “perché vengano distribuiti fra i poveri delle loro rispettive parrocchie”. Proibì la vendita degli “indumenti personali, sotto pena della perdita della parte loro lasciata”. Perché? Dispose delle altre sue cose in specificato elenco per il P.I.M.E., per il Seminario Maggiore Romano, per S. Bernardo alle Terme (suo Titolo cardinalizio) e per i parenti.

E con questo facciamo punto, non avendo potuto e voluto approfondire in questa sede la conoscenza del Cardinale tramite eventuali suoi scritti o altre fonti. Ci auguriamo che a Seregno si pensi a far scrivere una esaustiva biografia di questo che, dopo il Patriarca Ballerini, è il secondo personaggio del luogo per importanza, conoscenza e stima da parte del popolo di Seregno.

A me basta quindi aver segnalato a confratelli e amici l’esistenza e la carità di questo Cardinale, che preferì il nostro Istituto per la specifica sua intenzione di raccomandare a Dio la sua anima, pensando insieme al bene spirituale dei suoi concittadini, continuando pure a collaborare anche dopo la propria morte, attraverso i nostri Missionari, allo sviluppo del Regno di Dio nel vasto mondo. Le sue parole sopra citate sono ben chiare ed espressive.

Roma, 31 marzo 2017

P. Mauro Mezzadonna

Archivista emerito del PIME

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