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QUI POSTULAZIONE #6 ▪ Ricordando Padre Eliodoro Farronato (1912-1955)

Ricordando Padre Eliodoro Farronato (1912-1955)

Il suo corpo fu ritrovato ricoperto di sassi nel greto di un torrente del Myanmar. A ucciderlo 17 guerriglieri del Kuo Min Tang, l’organizzazione politico militare cinese insediatasi, dopo la vittoria di Mao Tze Tung del 1949, nei territori settentrionali della Birmania, come allora veniva chiamato il paese asiatico dove il sacerdote del PIME diede la vita l’11 dicembre 1955.

Padre Eliodoro rientrava a Mongyong, la sua antica missione, col desiderio di celebrare la Messa di Natale laddove era giunto per la prima volta nel 1935. Poco tempo dopo sarebbe stato assegnato al distretto di Mong-tsat, il più lontano e difficile, nella Birmania occidentale a una settimana intera di viaggio a cavallo da Kengtung, il capoluogo della missione.

Poi la Guerra, l’internamento in India ai piedi dell’Himalaya, lo studio degli idiomi locali per dar vita a catechismi, libri liturgici e dei canti, trattati di storia sacra fino ad allora mancanti in lingua Shan, Lahu e Ahka. Successivamente, su richiesta del suo vescovo, anche in khun, la lingua colta parlata dalla dinastia regnante e scritta per tramandare nei secoli i testi sacri custoditi nelle pagode. Lavoro durato diversi anni e terminato alcuni mesi prima della morte.

Il suo corpo fu ritrovato tre giorni dopo dagli amici del villaggio birmano che ne avevano perso le tracce.

Come riferì poi un suo confratello della vicina Mongphyak, che aveva accolto Farronato qualche giorno prima dell’uccisione, «il cadavere del Padre fu trovato mezzo seppellito nel torrentello asciutto, con le braccia legate dietro la schiena e fermate al collo, con il petto trapassato da 4 pallottole di carabina e con evidenti segni di percosse». Senza scarpe e a piedi nudi, il sacerdote vestiva ancora la talare con in tasca la corona del Rosario e una discreta somma di denaro.

Lo seppellirono a Mongyong accanto alla tomba del fratello Antonio, anche lui sacerdote del PIME, morto per la febbre dell’acqua nera in quel villaggio nel 1931, quattro anni prima del suo arrivo.

Desiderio di Eliodoro era seguirne l’esempio e aiutarlo in missione, quella missione per la quale felice era partito dall’Italia il 24 agosto 1935 e il giorno dopo aveva scritto ai suoi genitori: «Se vi ho lasciati, è per Iddio. Perciò, dopo il dolore, sento una gioia ineffabile. E credo che la proviate anche voi (…) Più felice di me non vi è nessuno! Valeva la pena fare quel che ho fatto e di lasciare tutto per provare la consolazione di sentirsi unicamente di Dio, per amarlo e farlo amare! Nulla di più bello quaggiù!».

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