QUI POSTULAZIONE #76 - Dal 1850 in Missione grazie a San Francesco
La lunga storia che ha portato alla nascita del Pontificio Istituto Missioni Estere è iniziata il 30 luglio di centosettantacinque anni fa… in terra già francescana.
Esattamente nel Convento di San Francesco a Saronno, allora di proprietà del «Sacerdote Angelo Ramazzotti» che il 1° maggio di quello stesso 1850 aveva scritto all’Arcivescovo di Milano Bartolomeo Carlo Romilli:
«Eccellenza Reverendissima,
secondo il pio pensiero, che io ho già di presenza esposto, e che V. S. si è compiaciuto di lodare e accettare, e che fu lodato e approvato anche dai Vescovi della Provincia, ai quali lo ho comunicato, alcuni Sacerdoti della Diocesi desiderosi di consacrarsi al bene delle anime ed alla propagazione della fede nelle Missioni estere vorrebbero sotto gli auspici, e nella obbedienza del loro venerato Arcivescovo poter fare i primi passi ad esecuzione del lodevole progetto.
Ottenuto dunque l’assenso, e la benedizione di V. E. essi si ritirerebbero per adesso nella mia casa di Saronno, e quivi in una vita di ritiro, di orazione, e di studio, il cui regolamento dovrebbe avere esso pure sanzione e forza dall’approvazione di V. E. attenderebbero ad assicurarsi sempre meglio della sublime loro vocazione, ed a coltivare quelle disposizioni di scienza e di soda pietà che sono necessarie per secondarla con buon successo.»
Il convento gli era giunto per eredità dal padre, che lo aveva acquistato dal demanio militare francese; vi aveva realizzato un oratorio e l’orfanatrofio dove, nel 1848, accolse i figli dei soldati austriaci costretti a lasciare Milano dopo le storiche Cinque Giornate; e quand’ancora non era stato eletto vescovo di Pavia ma era Oblato Missionario di Rho, lo aveva messo a disposizione per farne la sede del nascente primo istituto missionario italiano, di lì a pochi anni conosciuto come Seminario delle Missioni Estere di Milano.
Un desiderio, questo di Ramazzotti, che si concretizzò col placet inviatogli il successivo 27 luglio dallo stesso Arcivescovo quando egli era già Vescovo di Pavia dal 30 giugno:
«Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore e Carissimo Confratello,
secondo i concerti e le intelligenze fatte di presenza, voglia Ella, Monsignore, ritenere da me espressamente autorizzati i R. Sacerdoti Alessandro Mornico, Alessandro Ripamonti, Giovanni Mazzucconi, Paolo Reina, e Carlo Salerio (che mi hanno presentato in proposito la loro petizione) a riunirsi nella casa di V. Sig. Ill.ma e R.ma in Saronno col giorno 30 Luglio corrente per prepararvisi all’opera delle Missioni estere, secondo il piano e regolamento già manifestatomi: ritenuto però che questa riunione avvenga ora in forma privata e provvisoria, conformemente a ciò che io partecipai a questa I. R. Luogotenenza con mia nota 17 Giugno, sino alla definitiva determinazione dell’I. R. Governo.
Parimenti ritenga, Monsignore, anche da me specialmente delegato alla direzione di cotesto pio convitto il M. R. Sacerdote Don Giuseppe Marinoni ridonato ora felicemente alla mia Diocesi, il quale per le sue esimie qualità di mente e di cuore non può che ispirare la più ampia fiducia, che sia per adempire perfettamente il delicato ufficio connesso al di lui zelo.»
Come fu scritto a ricordo di quel giorno:
«Niuna solennità ebbe luogo allora, e quella prima unione, quell’umile principio di questo nostro Istituto, che per la grazia di Dio già prospera in suo sevizio, fu inaugurato solo dalla preghiera, dalla invocazione dello Spirito datore di doni molteplici, e da una ben sentita consolazione celeste.»
Tra queste mura i Francescani vissero dall’inizio del 1200 e il 1797, quando Napoleone trasformò il convento in caserma. I Missionari, invece, poco più di un anno: a giugno del 1851, grazie all’interessamento dell’Arcivescovo, si trasferirono a Milano presso la Chiesa dedicata a San Calocero. Qui rimasero fino al 1911 quando il Seminario fu trasferito nell’attuale complesso milanese di Via Monte Rosa, in quella che allora era una zona molto più tranquilla per la formazione dei missionari rispetto alla precedente trasformatasi negativamente nel tempo.

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