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The golden thread between Italy and Myanmar - Il filo d'oro fra Italia e Myanmar

di Nicolò Tassoni Estense e Piero Masolo

 

L’Italia e il Myanmar, due Nazioni distanti, eredi di grandi tradizioni storiche e culturali, unite da un travagliato processo di affermazione della propria indipendenza. Due Nazioni che appartengono a mondi diversi, eppure i cui destini si sono incrociati lungo i secoli in un modo inaspettato e poco conosciuto. Il documentato rapporto di oltre sette secoli di scambi è costituito da tanti piccoli tasselli, finora studiati individualmente e considerati meramente episodici. Un filo d’oro unisce Marco Polo agli altri viaggiatori italiani che hanno lasciato una traccia delle loro peregrinazioni in Birmania, questi ultimi all’epopea avventurosa e a tratti drammatica dei missionari dell’era barocca. I missionari barnabiti furono veri e propri apritori di mondi, basti pensare ai birmani che li hanno accompagnati nei viaggi di ritorno in Italia, alla divulgazione dell’alfabeto birmano, alle invenzioni scientifiche che hanno portato alle Corti di Ava e Pegu. L’ordine piemontese degli Oblati che ne ha ripreso la “fiaccola” ha attivato quel sorprendente rapporto fra le Corti di Torino e Ava che ha portato poi la giovane Italia appena unificata da Cavour a lanciarsi in un “partenariato speciale”, come verrebbe chiamato in termini diplomatici moderni, con il Regno birmano. Nell’epoca del dominio coloniale, sono i missionari del PIME a scrivere una nuova pagina, quella del “passaggio del Salween” e dell’opera missionaria e di assistenza alle popolazioni tribali dello Shan e del Kayah, in zone nelle quali financo i colonizzatori inglesi erano reticenti a spingersi, tanto esse erano remote e selvagge. Ogni capitolo, ogni pagina del Libro racconta non solo straordinarie vicende individuali o collettive, ma un rapporto profondo e scevro dalle ombre che altre pagine di rapporti fra Nazioni europee e asiatiche hanno lasciato. Si tratta davvero di un “Filo d’Oro” sotto il segno del quale Italia e Myanmar per secoli hanno interagito, pacificamente e con intenti nobili e sinceri.

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Per una Chiesa sinodale. Un documento non in linea con il Concilio

di Mons. Cesare Bonivento

 

Con sinteticità e chiarezza l'Autore presenta le ragioni teologiche utilizzate dal Documento Finale del Sinodo del 2024 per sostenere che la sinodalità è una dimensione costitutiva della Chiesa (nn. 12, 28). Il DF pone al vertice di tali ragioni teologiche il Battesimo, perché essendo ricevuto da tutti ed elevando tutti alla figliolanza divina, permette a tutti i cristiani di radunarsi insieme, testimoniare insieme, discernere insieme e camminare insieme verso una piena e visibile unità (nn. 15, 21). Per dar forza a questa sua affermazione, il DF sostiene che l'intero cammino sinodale si è svolto nella luce del magistero conciliare e che il Concilio Vaticano II è stato l'ispiratore di tutto il contenuto del DF (n. 5). Tale premessa, tuttavia, provoca non poca sorpresa nel lettore; non tutti concordano al riguardo, anzi, molti ne sono in pieno disaccordo, come dimostrano i numerosi dibattiti teologici sorti sul tema della sinodalità nel periodo postsinodale. Ecco allora la necessità di fare chiarezza, certi che le obiezioni sollevate in queste pagine possano aiutare il lettore a capire l'importanza del tema della sinodalità nella Chiesa e a fugare il rischio di possibili fraintendimenti. 

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Padre Antimo missionario fino alla fine

di padre Luca Bolelli

 

Padre Antimo Villano (1943-2010) è stato un missionario del PIME... fino alla fine.

Chi gli è stato vicino, soprattutto negli ultimi anni, ha testimoniato che i suoi occhi "parlavano di Cielo", comunicavano un oltre.

Erano occhi che, nelle varie notti della vita, avevano imparato ad orientarsi. Avevano trovato luce là dove sembrava regnare solo buio.

Avevano trovato Dio là dove sembra che Dio non possa esistere. 

Questa semplice biografia racconta la sua storia attraverso i ricordi di chi lo ha conosciuto.

 

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Comunione Esperienza di Dio

di Mons. Mario Pasqualotto

 

“È bellissimo arrivare a 87 anni!

Sentirmi amato da Dio e da tanti fratelli e sorelle.

E amare tutti, soprattutto gli ultimi, porta una gioia grande.

Per chi ama, tutto è facile, tutto è bello”.

 

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Missione al centro. Storia del PIME 2000-2025

di Raffaella Perin

 

Il libro ricostruisce la storia del Pontificio Istituto Missione Estere (PIME) dal 2000 al 2025, offrendo una riflessione sul cambiamento d’epoca che il mondo sta attraversando anche in ambito missionario. In occasione dell’udienza concessa nell’ottobre 2022 per i 150 anni della rivista “Mondo e Missione”, papa Francesco ha incoraggiato tutti coloro che lavorano nel PIME a continuare a mettere “la missione al centro”, “perché la realtà si vede meglio dalle periferie”. Il PIME non può che accogliere le parole del Pontefice come un invito a perseverare in quell’impegno preso 175 anni fa.

 

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Tesi Di Licenza Padre Henri Michel Agniman

Abstract

Il realismo come posizione metafisica afferma l’esistenza di una realtà indipendente dalle nostre menti, pensieri e linguaggio. In un’epoca che spesso concepisce la realtà come costruita, il realismo riafferma l’indipendenza del mondo dalla coscienza. La mia tesi esplora questa prospettiva confrontando le visioni di Maurizio Ferraris e Clément Rosset. Ferraris, promotore del Nuovo Realismo, capovolge la priorità epistemologica del postmodernismo, affermando la priorità ontologica dell’essere sull’epistemologia. Per lui, la realtà esiste e ci resiste, possedendo una sua autonomia che si sottrae alle interpretazioni soggettive. Rosset presenta un realismo più radicale, criticando l’idea di ripresentazione o doppio. Il reale, per lui, è “idiota” nel senso etimologico: proprio, singolare, unico e irripetibile. La conoscenza della realtà passa attraverso l’accettazione della sua irriducibilità e della sua natura non mediata, culminando in un’allegoria tragica. […] La tesi invita a riflettere sul nostro rapporto con il reale, sul ruolo della conoscenza nel coglierlo o fraintenderlo, spingendoci ad accettare l’oggettività e la singolarità del reale e dunque la possibilità di una sua verità oggettiva.

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Un progetto globale di liberazione

Paolo di Tarso interpella la Chiesa di Roma
di Alessandro Sacchi

 

 

Al centro delle riflessioni di Paolo c'è l'attesa di un mondo completamente rinnovato, liberato dall'ingiustizia e dalla violenza. Questo nuovo mondo si identifica con il Regno di Dio annunziato da Gesù. [...] Se opportunamente demitizzata, questa visione è la fonte di una speranza che ha come oggetto la vittoria del bene sul male, non solo in un ipotetico momento finale, ma nel corso della storia. Essa è l'unica in grado di promuovere un impegno personale e sociale per la giustizia e la solidarietà tra le persone e tra i popoli.

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L'uomo fa una differenza in Dio. La questione cristologica in Jacques Dupuis

L'uomo fa una differenza in Dio. La questione cristologica in Jacques Dupuis

di P. Alberto Caccaro

 

Gesuita e teologo di fama mondiale, Jacques Dupuis fu prima missionario in India, poi docente alla Gregoriana di Roma. Reso famoso da Verso una teologia cristiana del pluralismo religioso, ha cercato di riconoscere alle religioni del mondo un ruolo positivo in quanto espressioni della sovrabbondante grazia di Dio. Non sempre è stato facile capire, però, come questa generosa apertura si concili con la fede in Gesù Cristo, unico salvatore universale. Ed ecco allora il senso di queste pagine, che ambiscono non solo a riprendere, ma anche a proseguire oltre il pensiero di Dupuis.
Caccaro, egli stesso teologo e missionario, riconosce anzitutto che il pluralismo e la diversità di religione sono di fatto e di diritto «una sapiente volontà divina», come ci ricorda il Documento sulla fratellanza umana di Abu Dhabi. Inoltre egli afferma che è possibile far valere l’assolutezza, l’unicità, la necessità di Gesù nella misura in cui in lui si riconosce la rivelazione di quel Dio che da sempre custodisce in sé l’assolutezza, l’unicità e la necessità di ogni essere umano. In Gesù, infatti, ogni uomo fa una differenza in Dio.

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A Buddhist-Muslim Partnership Model for strenghtening solidarity in the Local Community

A Buddhist-Muslim Partnership Model for strenghtening solidarity in the Local Community.
A case-study of THA-IT Subdistrict, Pakkred District, Nonthaburi Province, Thailand

di P. Daniele Mazza

 

A Dissertation Submitted in Partial Fulfillment of the Requirements for the Degree of Doctor of Philosophy (Buddhist Studies). 

The research objectives are threefold: (1) to examine community solidarity and the factors that strengthen it between Buddhists and Muslims in Tha-It; (2) to design, implement, evaluate, and follow up on a Buddhist-Muslim partnership program for enhancing community solidarity; (3) and to present a conceptual model for such partnerships. Despite the historical harmony in Tha-It, the findings reveal that interfaith initiatives have been limited, leading to a perception that the interfaith bond lacks depth, particularly in educating youth about mutual respect and understanding. Addressing this requires sustained efforts in interfaith education to ensure that the younger generation upholds these values, fostering a deeper and lasting interfaith connection. The study also underscores the vital role of ethnic, religious, nationalist, and familial ties in strengthening community solidarity across Southeast Asia, particularly in Thailand. Using the tripartite framework of bonding, bridging, and linking social capital, the research explores how these connections function within tightly knit groups and extend across diverse social groups, facilitating broader interactions and access to resources from formal institutions. Religious values significantly impact these dynamics and can either facilitate or hinder integration into social networks and interactions. The implemented partnership program led to the creation of a Buddhist-Muslim partnership model designed to enhance community cohesion. The model is structured around four stages: establishing a partnership foundation, engaging in interaction, reflecting and learning, and focusing on sustainability and continuous improvement. The first stage emphasizes mutual understanding, respect, and collaboration across different religious backgrounds, particularly focusing on youth engagement. The model integrates teachings from Buddhism and Islam, elements of the Royal Educational Policies of King Rama X, and conflict resolution education to establish a foundation for sustained interfaith cooperation. The second stage encourages active participation in community projects, fostering inclusivity and addressing common community needs. The reflection stage allows participants to share experiences and deepen interfaith understanding and solidarity. Finally, the model stresses continuous evaluation and collaboration with external bodies to ensure its sustainability and responsiveness to community needs.

 

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Sarai Beato perchè non hanno da ricambiarti (Lc 14,14)

Sarai Beato perchè non hanno da ricambiarti (Lc 14,14) -
Dal simposio (Lc 14,1-24) alla convivialità nella duplice opera lucana

di P. Piero Alfonso Carlo Masolo

 

Questa tesi riprende il tema della convivialità in Luca che P. Masolo aveva iniziato ad approfondire durante la Licenza. E' nel corso dei pasti festivi che Gesù annuncia le sue scelte fondamentali e la loro fondatezza. Quello che cerchiamo di dimostrare è che il motivo teologico della convivialità sia un fil rouge dell'opera lucana, capace di nutrirci in una molteplicità di prospettive.

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