Skip to main content

QUI POSTULAZIONE #128 - «Vorrei essere missionaria non soltanto per qualche anno…»

Originaria di Alençon, allora piccolo villaggio della Normandia dove nacque nel 1873, il suo nome è legato alla cittadina francese di Lisieux dove le Carmelitane Scalze l’accolsero nel loro Carmelo all’età di quindici anni: Thérèse Martin, Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo dal 1925.

Oggi 1° ottobre, inizio del Mese Missionario, la Chiesa ne celebra la memoria liturgica.

Figlia dei Beati Louis e Zélie Guérin, in quel Carmelo vi morì il 30 settembre 1897, vivendo nella clausura l’apertura della Missione al mondo.

Lei, che sulla porta della sua cella aveva inciso “Gesù il mio unico amore” e nel Carmelo era entrata «per salvare le anime» attraverso l’«amare Gesù e farlo amare», tanto da esprimere così la sua anima missionaria: «Sento che quanto più il fuoco dell’amore infiammerà il mio cuore (…) tanto più le anime che si avvicineranno a me – povero piccolo rottame di ferro inutile, se mi allontanassi dal braciere divino – correranno rapidamente all’effluvio dei profumi del loro amato, perché un’anima  infiammata di amore non può  restare inattiva».

Lei, che aveva dichiarato: «Vorrei essere missionaria non soltanto per qualche anno, ma vorrei esserlo stata fin dalla creazione del mondo, ed esserlo fino alla consumazione dei secoli».

Lei, che dalla superiora del Carmelo venne incaricata di offrire le sue preghiere e i suoi sacrifici per sostenere l’apostolato di due sacerdoti missionari: Maurice Bellière dei Padri Bianchi e Adolphe Roulland della Società delle Missioni Estere di Parigi. A loro si rivolgerà come una sorella, tanto da scrivere al missionario delle MEP: «Fratello mio, sono sicura che mi permetterà di non chiamarlo con altro nome, dal momento che Gesù si è degnato unirci con i vincoli dell’apostolato. Mi dà tanta gioia pensare che da tutta l’eternità nostro Signore ha formato questa unione, e che sono stata creata per essere la sua sorella». Ed ancora allo stesso: «La ringrazio di trattarmi come una vera sorella… titolo che mi è tanto caro».

Lei, che a Padre Roulland scrisse pure: «La vita non è che un giorno, lavoriamo insieme all’opera della salvezza delle anime. Io posso fare ben poco, o assolutamente nulla da sola, ma mi conforta il pensiero che al suo fianco posso servire a qualche cosa. Infatti lo zero, per se stesso, non vale nulla; se però si mette vicino all’uno, diventa potente, purché s’intende, si collochi al posto giusto e non prima! È proprio lì che Gesù mi ha collocata e spero di rimanervi sempre, seguendola da lontano con la preghiera e il sacrificio».

Santa Teresina, come familiarmente è chiamata in ogni parte del mondo, per il suo cuore appassionato verso i missionari e il desiderio di amare e far amare nella Chiesa, nel 1927 è stata dichiarata Patrona Universale delle Missioni con San Francesco Saverio da Pio XI, che l’aveva canonizzata due anni prima.

Papa Giovanni Paolo II, riconosciutane «l’eminente dottrina (…) spesso sintetizzata nella cosiddetta “piccola via”, che non è altro che la via evangelica della santità per tutti», l’ha proclamata “Dottore della Chiesa universale” il 19 ottobre 1997. Quattro giorni prima si era celebrata la memoria liturgica di Santa Teresa di Gesù, Fondatrice delle Carmelitane Scalze, alla quale il Dottorato era stato riconosciuto nel 1970.

 

E morte o vita che m’importa.

Gesù, mia sola gioia, è amare Te.

S. Teresa del Bambino Gesù

  • Creato il .