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QUI POSTULAZIONE #122 - Ricordando Padre Maggioni nella vigilia dell’Assunta

Angelo Maggioni, classe 1917, è morto in Bangladesh il 14 agosto 1972.

Entrato undicenne nel Seminario del PIME, riuscì a giungere in Missione solo nel 1948. Sacerdote da nove anni, era stato fino ad allora viceparroco a Fara d’Adda a causa della guerra che non gli aveva permesso di lasciare l’Italia.

Destinato nella parte orientale del Pakistan – stato sorto l’anno prima assieme all’India dalla partizione dell’India britannica –, vi rimase anche quando quel territorio si affrancò dalla parte occidentale del paese dando origine al Bangladesh. Indipendenza dichiarata il 26 marzo e ottenuta il successivo 16 dicembre 1971 dopo mesi di guerra civile.

A luglio Padre Angelo si trovava da dieci mesi in Italia, visitata per la prima volta dieci anni prima, e subito tornò nella sua parrocchia di Andhakota alla quale facevano capo quaranta villaggi. Doveva assistervi i più deboli colpiti dalle conseguenze: «Non posso stare qui – andava dicendo alla sorella Rosa –, quando laggiù la gente soffre e muore. Il mio posto è là». Sapere che per questo sarebbe andato incontro a percosse e maltrattamenti, che poi ci furono, non lo fermò.

La sua residenza parrocchiale divenne da subito centro di assistenza e di distribuzione di aiuti, tanto da fargli scrivere: «Tutto il giorno la mia casa è assediata da turbe di gente che invocano aiuto: chi vuole essere aiutato a fare la casa, chi vuole vestiti, chi un po’ di riso o frumento, qualche donna domanda latte in polvere per i suoi bambini; chi domanda aiuto per comprare i buoi o per recuperarli. Durante l’occupazione sono fuggiti in India e i buoi sono finiti in altre mani o li hanno venduti a poco prezzo; ora occorrono i soldi per riscattarli. Altri chiedono che si metta una pompa d’acqua nel loro villaggio o un pozzo, perché non hanno acqua da bere e devono fare un mucchio di strada per attingere acqua».

Alla stregua di quelle degli altri missionari, spesso isolate e per questo più esposte, anche la sua fu oggetto di “atti di brigantinaggio”, come quello in cui egli perse la vita a poco più di un anno dal ritorno in missione, quando già si era nella Solennità dell’Assunzione

Fu un tragico evento che il confratello Padre Luigi Pinos, come lui missionario in quella terra dove giunsero assieme dall’Italia – ricordò con queste parole: «Quell’aiuto fece gola ai criminali locali, i quali la notte del 14 agosto 1972 vennero e spararono al Padre Maggioni attraverso una fessura della sua porta, una sola pallottola che gli trapassò l’arteria aorta. La morte fu istantanea e il sacerdote cadde nel mezzo della sua stanza. Le nostre case laggiù sono di fattura grossolana: tutto il suo sangue si raccolse in un’unica pozza sul pavimento ineguale. Anche lui, come Cristo, il suo sangue lo sparse tutto. Gli assalitori, penetrati in casa, buttarono tutto per aria in cerca del denaro che il Padre aveva ritirato in quel giorno dalla banca: sembravano accecati, il denaro era a portata di mano, ma non lo videro, ma tant’è, a che vale il denaro? Noi in quel giorno abbiamo perduto la vita di un santo missionario».

Grati per quanto fatto fino ad allora per loro, i suoi parrocchiani vollero che il corpo riposasse nella chiesa di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso che aveva fatto costruire e dove due giorni dopo furono celebrate le esequie dal Vescovo di Dinajpur. Un ringraziamento fatto proprio dallo stesso presule, che accogliendo la loro richiesta rinunciò a traslare le spoglie del missionario nella sua cattedrale. 

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