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QUI POSTULAZIONE #123 - Manna e la Madonna di Montevergine

Nella Solennità dell’Assunzione ricordiamo Maria con l’amore nutritole dal Beato Paolo Manna. Lo facciamo con le parole di P. Ferdinando Germani, che fu vicepostulatore nella Causa di Beatificazione. Il brano è tratto dal suo articolo apparso sul periodico Il Santuario di Montevergine del maggio 1998.

Avendo il Padre Manna trascorso parte della sua fanciullezza in Avellino egli, come tutta la gente irpina, nutriva una filiale devozione alla Madonna di Montevergine.

La sua prima ascesa al sacro monte avvenne l’8 settembre del 1891. Aveva diciotto anni.

Insieme al fratello Pietro si avviò verso Montevergine alle tre del mattino e raggiunse il santuario dopo sette ore di faticosa salita a piedi.

A quei tempi esisteva solo la mulattiera. Che cosa l’aveva spinto a raggiungere la vetta? Il bisogno di ringraziare la Madonna per essere stato accolto nel Seminario Lombardo per le Missioni Estere dando così concreta realizzazione alla sua vocazione di essere missionario.

Egli intendeva anche affidare alla protezione della Madre di Dio la perseveranza nella vocazione di apostolato missionario tra i non cristiani.

La maestosa materna immagine della Madonna di Montevergine restò indelebilmente impressa nel suo spirito, e, ripensando ad essa, fino all’estrema vecchiaia, soleva dire; “Ecco come noi dobbiamo vivere: come un bambino tra le braccia di Maria Santissima!!”.

Il suo primo biografo, Padre Giovanni Battista Tragella, scriveva nel 1954: “Dopo Gesù Cristo e il suo Vangelo, la Madre del Salvatore aveva un posto privilegiato, caldo caldo nel suo cuore”. E il Padre Salvatore Martino, missionario in Giappone, aggiungeva: “Paolo Manna era un figlio innamorato di Maria. Non si poteva trattenere la commozione nel vedere un uomo così forte, alle volte anche rude, che s’inteneriva fino alle lacrime nella sua devozione alla Madonna. Non aveva conosciuto le naturali tenerezze d’una madre terrena (restò orfano della madre nei primi anni della sua vita), forse anche per questo si sentiva più teneramente attratto verso la madre celeste”.

Un altro missionario, Monsignor Arcangelo Cerqua, primo vescovo di Parantins in Amazzonia, Brasile, ricordava che Padre Manna, verso gli anni ‘50 volle stringere una specie di gemellaggio tra il Santuario di Montevergine e il Seminario Missionario di Dugenta in provincia di Caserta, inviandovi giovani Padri per il ministero delle confessioni durante il mese di settembre, quando lunghe fila di pellegrini salgono a Montevergine per riconciliarsi con Dio e implorare le benedizioni di “Mamma Schiavona”.

A contatto con i monaci benedettini di San Guglielmo abate i missionari avrebbero avuto modo di confermarsi in quel monito di sana ascetica cristiana che egli soleva ripetere ai suoi allievi: “Siate certosini in casa e apostoli fuori”.

Egli inculcava così il principio alla base di tutta la sua spiritualità missionaria che senza vita di preghiera e di contemplazione non si può essere predicatori efficaci del Vangelo. 

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