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QUI POSTULAZIONE #117 - «Cerchiamo di far sempre del bene: è per questo che siamo nel mondo»

Missionario del PIME per sessantacinque anni in Myanmar – ancora Birmania quando vi giunse nel 1923 – Padre Clemente Vismara vi è morto novantunenne a Mong Pin nel 1988.

Era il 15 giugno, lo stesso giorno che è stato scelto per celebrarne la memoria liturgica come proclamato in occasione della sua beatificazione avvenuta a Milano il 26 giugno 2011.

«Cerchiamo di far sempre del bene: è per questo che siamo nel mondo», aveva scritto ai fratelli da bordo della nave che lo stava portando in terra di missione a pochi mesi dalla sua ordinazione del 26 maggio 1923.

È quanto ha saputo fare tanto nella Missione di Mong Pin quanto in quella di Mong Lin, dove il suo vescovo lo inviò nel 1955 per riavviarla grazie all’esperienza maturata. Sempre con l’entusiasmo e il sorriso che lo caratterizzava, anche dinanzi alle difficoltà allora incontrate e che lo portarono a scrivere: «La casa manca di tutto: nemmeno un bicchiere, un piatto, una sedia, un letto. In orfanotrofio nove ragazzi (a Mong Lin ne lasciai un centinaio!) La chiesa è di legno scadente. Si tratta di ricominciare da capo, ma mi occorrerebbero 10 anni di meno sul groppone. La cosa più faticosa è la freddezza della gente. Credete voi che io abbia a perdere le staffe? Mai! Sarà come Dio vuole. Fiorisci dove Dio ti ha piantato!».

A Mong Lin Padre Clemente continuò a farsi cura dei lebbrosi e dei bimbi orfani o abbandonati, tanto da scrivere nel 1959: «L’anno venturo vorrei costruire l’orfanotrofio con i miei ragazzi (…). Veramente sarebbe bene costruire prima la chiesa, ma penso che il Signore vive in Paradiso, mentre i miei ragazzi vivono in terra e dormono sul pavimento pigiati come sardine. È più umano pensare prima a loro, tanto più che la chiesa, pur vecchia di 40 anni e in legno, c’è già».

Accanto a lui ci fu sempre la Madonna, alla quale offriva quotidianamente la recita del Rosario e sotto il cui suo sguardo oggi riposa. Aggravatosi nell’ospedale Kengtung, infatti, chiese di poter morire a Mong Pin e di esser sepolto davanti alla Grotta di Lourdes che aveva realizzato assieme alla chiesa nel 1962. Aiuto da parte della Mamma Celeste che il 26 maggio 1959 gli permise di scrivere: «Oggi compio il 36.mo del mio sacerdozio. Non mi pare di aver sbagliato… carriera! (…) Un qualcosa di bene mi pare di averlo fatto, Se non altro ho asciugato le lacrime a qualche vedova, ho dato i calzoncini a qualche orfanello, ecc. Se il Signore voleva un qualche cosa di più, doveva scegliere un altro più bravo di me. Però intanto io mi trovo contento di essere quel che sono e chi si contenta gode. Speriamo di tirare avanti così sino alla fine».

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