QUI POSTULAZIONE #118 - Leone XIV nella Pavia di Ramazzotti
Pavia, visitata da Leone XIV il 20 giugno 2026, è stata per otto anni sede episcopale di Mons. Angelo Ramazzotti.
Nella città custode delle reliquie di Sant’Agostino che Leone XIV ha voluto venerare nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, Ramazzotti giunse nel settembre 1850 e vi rimase fino al trasferimento a Venezia divenutone Patriarca. Proveniva da Saronno, dove il precedente 30 luglio aveva preso avvio il Seminario delle Missioni Estere nell’ex Convento di San Francesco di sua proprietà.
Di quell’arrivo a Pavia così ne scrisse il suo biografo Don Pietro Cagliaroli, riportando anche il testo della poesia del sacerdote Giovanni Battista Mazzucconi, uno dei primi alunni del Seminario e poi Martire in Oceania, che lo stesso Autore gli declamò la sera della partenza.
Monsignor Ramazzotti, continuò la sua dimora tra questi primi allievi del suo Seminario sino a quasi tutto settembre; ed è agevole a ciascuno l’imaginare, quanto in questo frattempo avrà effuso del suo spirito negli ardenti loro cuori, e che vantaggi notabilissimi ne avranno essi ritratto. Come però il zelante Vescovo ebbe disposto tutto quanto era richiesto pel suo ingresso in Pavia, non senza lagrime, si separava da loro nel 28 settembre.
Entrato privatamente in città sul far della sera, all’indomani, giorno sacro all’Arcangelo s. Michele, verso il quale avea sempre nutrita tenerissima divozione, si portò processionalmente alla Cattedrale, ove il Clero, la Magistratura e un affollatissimo popolo lo aspettavano. La fama d’uomo apostolico che l’avea preceduto, la mite e severa aria del volto, il modesto e grave suo portamento, gli conciliarono sino dal primo aspetto la benevolenza dell’universale; la quale vie più si accrebbe negli animi, alla commovente Omelia, che lesse in quella solenne circostanza, parlando della carità, che dovea legare tutti ne’ suoi vincoli dolcissimi, sacerdoti e laici al comune Pastore, e il Pastore ad essi, onde si può dire con verità che con lieti auspizii desse principio al suo pastoral reggimento.
[…]
La luce più santa discenda in quell’alma
Lo zelo infocato, l’intrepida calma
Al Padre concedi, pietoso Signor!
A Lui quella forza che perde e ravviva,
Che vuole ed aspetta, severa e giuliva,
Che versa nei cuori speranza ed amor.
È questo, buon Padre, il voto del figlio,
Non parla, ma prega; non parla, ma il ciglio
Si eleva dolente, s’affisa nel ciel.
Di lutti i tuoi cari sol questa è la voce,
Ti guardano muti, poi miran la Croce,
Che al seno ti pende, compagna fedel
Anch’io la rimiro…! Con rapido volo
Il cuore mi parla d’un giorno, d’un suolo.
Ahi! quando a que’ figli la Croce darò?

Arca di Sant’Agostino
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