QUI POSTULAZIONE #103 - «Tanto valiamo, tanto preghiamo»
Dal 2002, anno successivo alla sua beatificazione, la Chiesa cattolica celebra la memoria liturgica del Beato Paolo Manna.
Già sacerdote del Seminario delle Missioni di Milano, ne era alla guida da quasi due anni quando nel 1926 divenne Superiore Generale del PIME, la nuova realtà missionaria voluta da Pio XI unendo il suo Istituto al romano Pontificio Seminario dei Santi Pietro e Paolo per le Missioni Estere.
Nei successivi quasi otto anni, tanto durò nell’incarico, indirizzò ai confratelli ventitré Lettere circolari, destinate a fare il punto sulla vita dell’Istituto e ad esser d’aiuto alla formazione spirituale dei suoi membri.
Così è stato per la Lettera circolare n.17 del 30 dicembre 1931 dedicata alla «orazione mentale», identificata dall’Autore come «mezzo indispensabile al Missionario per poter rispondere alla sua divina vocazione, salvare molte anime e santificarsi».
Santificarsi, ovvero giungere alla santità così come è chiamato a fare ogni battezzato e per il quale questa circolare può essere valido strumento di riflessione e formazione spirituale «perché solo i Santi possono trattare bene quest’argomento», come dichiarato dallo stesso sacerdote. Così per S. Giovanni della Croce, che nel suo “Cantico Spirituale” scrive: «Senza la preghiera tutto si rivolge in un gran fracasso… si fa poco più di niente, ma spesso niente del tutto, e anche del male». Oppure San Giovanni Crisogono, del quale Manna riporta questo passo della Omelia I “De Precatione”: «Quando vedo qualcuno che non ha amore per la preghiera, né si cura di coltivano con fervore, per me è chiaro che non possiede alcuna buona qualità. Chi non prega dio e non desidera avere un assiduo colloquio con lui, è morto, o è privo di santa ragione, anzi è una evidentissima prova di pazzia non aver amore per la preghiera». Come anche S. Teresa d’Avila colla sua “forte sentenza”: «Chi lascia l’orazione mentale, non ha bisogno di demoni che lo spingano all’inferno: ci va da sé».
Tra i tanti passaggi su cui poter riflettere anche questo che il Beato missionario ha dedicato alla mancanza di tempo per pregare: «Come non trascuriamo i nostri pasti, quando non possiamo prenderli alle ore consuete, così non dobbiamo omettere la meditazione quando non si potesse farla all’ora che ci siamo fissata. Lo so, per giustificare questa certa trascuratezza in materia si adducono tanti pretesti: il ministero, le occupazioni, i viaggi, la malferma salute, il caldo… Ebbene, è questione di essere convinti della necessità del nutrimento per la vita del corpo. Se c’è questa convinzione, il tempo si trova. Quando poi si è stanchi o in poca salute, si può ben fare un po’ di lettura meditata».

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