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QUI POSTULAZIONE #42 ▪ Ricordando Padre Fausto Tentorio

Quando è stato ucciso il 17 ottobre 2011 ad Arakan, Padre Fausto Tentorio, cinquantanovenne missionario del PIME, era tornato da circa dieci anni nelle Filippine che lo avevano accolto nel 1978. Il soggiorno in Italia, richiamato dai Superiori tra il 1999 e il 2000, aveva interrotto la sua continua attività missionaria iniziata su quelle isole l’anno dopo la sua ordinazione sacerdotale.

In quel giorno era appena uscito dalla sua parrocchia di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso sull’isola di Mindanao. Ad ucciderlo furono dieci colpi di pistola esplosigli per mandato di quanti si opponevano al suo impegno in favore delle popolazioni indigene. In particolare per il suo combattere il disboscamento delle foreste in cui abitavano o per l’opporsi strenuamente allo sfruttamento minerario, altro elemento di distruzione di quelle popolazioni per le quali aveva avviato cooperative agricole e si era prodigato per l’alfabetizzazione e l’educazione sanitaria.

Il suo corpo tutt’oggi riposa nel cimitero di Balindog accanto alla tomba di Padre Tullio, suo confratello ucciso nel 1985.

Consapevole e pronto a dare la vita per il prossimo, così ha scritto ai suoi Superiori: «Riconoscente a Dio per il grande dono della vocazione missionaria, sono cosciente che essa comporta la possibilità di trovarmi coinvolto in situazioni di grave rischio per la mia salute ed incolumità personale, a causa di epidemie, rapimenti, assalti e guerre, fino all’eventualità di una morte violenta. Tutto accetto con fiducia dalle mani di Dio, e offro la mia vita per Cristo e la diffusione del suo Regno».

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