QUI POSTULAZIONE #35 ▪ «Io bramerei che le mie ossa…»
Il Venerabile Servo di Dio Angelo Ramazzotti, Fondatore del Seminario delle Missioni Estere di Milano, è morto il 24 settembre 1861 a Gherla di Crespano del Grappa, in provincia di Treviso.
Vescovo di Pavia dal 1850 al 1858, quindi Patriarca di Venezia, dalla città lagunare vi era giunto sul finire del mese di luglio per rimettersi in salute dopo un nuovo aggravarsi dei suoi problemi cardiaci. I medici gli avevano consigliato «l’aria campestre» ed egli, avendo ceduto al Comune di Mirano la casa di villeggiatura del Patriarcato per farne un ospedale per i militari, aveva accolto l’ospitalità offertagli dai Conti Canal nella loro casa di campagna. Ameno luogo da dove, sul finire di agosto, comunicò a Pio IX che le sue condizioni di salute erano tali da non permettergli di presenziare al Concistoro in programma per la fine di settembre, durante il quale egli sarebbe stato elevato alla dignità cardinalizia. Tantomeno, come fatto presente in precedenza al Cardinale Antonelli, si trovava economicamente nella possibilità di «sostenere le spese che occorrono a farsi all’occasione di nomine Cardinalizie».
Ad assisterlo negli ultimi giorni vita sono stati anche Fra Prosdrocimo – fratello di Padre Carlo Salerio e sacerdote medico dei Fatebenefratelli – trasferitosi nella villa per dargli assistenza e il segretario patriarcale Don Pietro Cagliaroli, che nella Biografia dedicatagli nel 1862 così li ha narrati: «Al martedì giorno 24, dedicato alla Madonna della Mercede, alle ore 3 % mi domanda di fare più per tempo del solito la SS. Comunione. Ed io mi dispongo tosto a celebrare la S. Messa. Pertanto, dopo avergli significato che intendevo d'applicare il divin sacrifizio per lui agonizzante, ed egli rispostomi che a me si univa nella stessa intenzione, m'affretto a dar principio alla Messa. Arrivato al Sanctus, il Patriarca rivolgendosi al religioso infermiere che lo assisteva disse: «Temo di non arrivarvi...» cioè alla comunione. Infatti appena compiuta la consecrazione perdette l'uso dei sensi; ed io ne fui avvertito. Poco appresso sento che gli viene raccomandata l'anima, e questa finisce col chiudere che io faceva della colletta per gli agonizzanti, nella quale è così supplicato il Signore: Preghiamo la tua clemenza, onnipotente Iddio, che per virtù di questo sacramento ti degni di confermare colla tua grazia il tuo servo, acciocché nell'ora della sua morte non prevalga contro di lui l'avversario, ma cogli angeli tuoi abbia il passaggio alla vita. Al finire di queste parole egli placidamente spirò l'anima in seno a Dio, confortato negli estremi momenti dai meriti infiniti del divin Sacrifizio, mercè i quali andò subito, come ne giova sperare, a sedersi al convito della gloria nella comunione dell'Immacolato Agnello, che in quella mattina non avea potuto ricevere in sacramento.»
Con riferimento a quanto accaduto il 23 settembre – «all'antivigilia della sua morte» –, Don Cagliaroli ci ha anche partecipato con queste parole come il Servo di Do sia rimato fino alla fine della sua vita un esempio di umiltà: «Pensando quindi alla sua sepoltura, mi domandò: «Dove mi seppelliranno? Io bramerei che le mie ossa riposassero nel comun Cimitero a s. Michele, in mezzo agli amati miei Veneziani.» E rispostogli che ai Vescovi davasi sepoltura nelle chiese, v'assentì, non senza qualche rincrescimento. Continuandomi il discorso: «Io non vorrei, soggiunse, che dopo la morte si operasse sul mio corpo (per amore alla sua immacolata purezza), se non fosse che qualche vantaggio ne dovesse tornare alla scienza.»
- Creato il .
