QUI POSTULAZIONE #14 ▪ Sant’Alberico Crescitelli, martire in Cina
Sant’Alberico Crescitelli, martire in Cina
Oggi 18 febbraio la Chiesa cattolica celebra la memoria liturgica del primo Santo del Pontificio Istituto Missioni Estere: il sacerdote Alberico Crescitelli, nato ad Altavilla Irpina il 30 giugno 1863.
Il PIME ha infatti avuto origine dalla fusione del Seminario delle Missioni Estere di Milano con l’Istituto romano di cui faceva parte l’odierno festeggiato: il Pontificio Seminario dei Santi Pietro e Paolo per le Missioni Estere che lo accolse nel 1880.
Sacerdote dal 1887, Alberico Crescitelli fu destinato dai suoi Superiori nello Shensi meridionale in Cina, per dove partì l’anno seguente.
Prima di lasciare l’Italia, però, trovandosi nella sua città natale, vi si trattenne alcuni mesi per soccorrere i colerosi, impegno per il quale il Governo italiano gli conferì la medaglia di bronzo.
Nel 1900 i Superiori lo inviarono nel distretto di Ningqiang dove non vi era alcuna comunità cattolica e la popolazione era sotto la tirannia dei signorotti locali. Partendo affermò loro: «Non so cosa mi aspetta. Ad ogni modo, vita e morte sono nelle mani di Dio» e alla madre scrisse: «Io sono nelle mani di Dio, e sono contento: solo spero di fare la sua volontà, e null’altro desidero». Sapeva bene che l’atteggiamento nei confronti dei missionari era cambiato a seguito degli sconvolgimenti politici in Cina, mai immaginando che il 1° luglio di quell’anno un decreto imperiale ne avrebbe ordinato l’espulsione o l’uccisione qualora non avessero lasciato il paese. Esso stabiliva anche che i cittadini cinesi che avevano abbracciato il cristianesimo dovevano rinunciare alla loro fede per avere salva la vita.
In quel mese Crescitelli si trovava Yanzibian «perché mi fu detto che molti vogliono convertirsi, e di fatto mi si dice ancora che sono molti», come scrisse al suo vescovo, Mons. Pio Giuseppe Passerini, che inutilmente lo esortava a lasciare il villaggio perché pericoloso per la sua vita. Era impegnato anche nel dare i sussidi governativi ai contadini colpiti dalla recente carestia, attività che per i suoi detrattori era solo in favore di quanti fossero divenuti cristiani.
La sera del 20 luglio, quando dando ascolto a quanti lo invitavano a raggiungere un luogo sicuro stava allontanandosi dal villaggio, venne catturato per essere subito sottoposto a tortura.
L’indomani gli aguzzini, che uccisero anche altri cristiani, lo decapitarono usando un coltellaccio a mo’ di sega e gettarono nel vicino fiume il suo cadavere mutilato anche di gambe e braccia.
Fu morte in odium fidei, come subito riconobbe il suo vescovo Passerini, anche se la si volle far passare inizialmente per giustizia nei confronti di chi si asseriva essersi illegalmente arricchito con il denaro dell’imperatore.
Tale certezza, che il vescovo espose in una dettagliata relazione del martirio, fece sì che la Congregazione dei Riti (l’attuale Dicastero delle Cause dei Santi) lo autorizzasse, con decreto del 5 marzo 1910, a costituire un tribunale per dare avvio al Processo ordinario allora previsto dalle leggi ecclesiastiche. Prima tappa del lungo percorso che si sarebbe concluso novant’anni dopo quando Padre Alberico Crescitelli fu tra i duemila martiri cinesi canonizzati nella storica celebrazione svoltasi nella Basilica di San Pietro l'1 ottobre 2000.
Se mi domandate se si stia meglio qui o altrove, devo rispondere che non saprei dirlo, tanto più che non sono ancora andato nelle nuove località. Senza dubbio questo distretto, essendo composto da molte piccole e lontane comunità, obbliga a star sempre in viaggio, cosa poco comoda.
Però siccome si sta sempre tra i monti, l’aria e migliore, ed anche l’acqua. Del resto mi pare di scorgere che il Signore mi dia più forza quando ne ho bisogno […]
State di buon animo e non vi prendete pensiero per me.
Io sono nelle mani di Dio, e sono contento; solo spero di fare la sua volontà, e null’altro desidero.
C’è il buon Angelo Custode che ha cura di me.
Qual dubbio vi può essere che Dio, che mi vuole qui, non permetterà che caschi neanche un capello dalla mia testa senza il suo beneplacito?
Credetemi: altrove potrei avere più comodità o meno incomodi, ma non potrei star meglio nel vero senso della parola, non potrei avere più pace, e contentezza…
Se Dio vorrà che avversità mi accadano, ciò avverrà affinché si verifichi il detto: Beati coloro che piangono perché saranno consolati.
Epistolario, Corrispondenza n. 275, (Alla Madre), 11 marzo 1900
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