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QUI POSTULAZIONE #11 ▪ Padre Carlo Osnaghi

Padre Carlo Osnaghi (Milano, 25.10.1899 - Yejigang, Cina, 2.2.1942)

Cinquecentomila dollari, tanto era, per i suoi sequestratori filo-comunisti, il valore della vita di Padre Carlo Osnaghi, missionario del PIME rapito il 12 gennaio 1942 in Cina. Una somma che mai avrebbero però percepito: la notte del successivo 2 febbraio, essi lo uccisero seppellendolo vivo, con le mani e i piedi legati, in una fossa scavata fuori del villaggio di Yejigang.

La Cina era allora in guerra con il Giappone e la missione di Padre Osnaghi, laddove fu rapito, si trovava nella “terra di nessuno” dove operavano bande brigantesche insieme alla IV Armata rossa.

Prima di lui, il 19 novembre, i militari cinesi avevano ucciso a Dingcun i confratelli Mons. Antonio Barosi e i sacerdoti Mario Zanardi, Bruno Zanella, Gerolamo Lazzaroni.

Nel darne notizia alla madre, Padre Osnaghi – partito dall’Italia per la missione cinese di Kaifeng nel 1924 – concluse la lettera indirizzatale per il Santo Natale del 1941 con queste parole che possono costituire il suo testamento spirituale:

«La vita è nelle mani di Dio e se a Lui, al par di quelli che ci hanno testé preceduti, vorrà il sacrificio della nostra vita, ben volentieri lo faremo, sicuri che i nostri cari avranno la fortezza di accettarlo generosamente e perdonare a coloro che saranno i nostri carnefici come noi oggi l’abbiamo fatto per le nostre vittime e lo faremo se per caso sarà la medesima sorte per noi»[1].

 

[1] Il Vincolo, n. 28, gennaio 1942, p. 26.

 

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