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QUI POSTULAZIONE #132 - 19 ottobre 2019: Beatificazione di Padre Alfredo Cremonesi

«Io mi riconosco straniero in diocesi. [...] Io voglio essere missionario [...], correre per lande inospitali e crudeli ad annunziare la buona novella, instancabilmente giorno e notte, a tutti e dappertutto, con la parola e con l’esempio, con la penna e soprattutto con la preghiera, e poi suggellare il mio apostolato con il martirio, fecondare con il mio sangue i germi che avrò gettato in quei solchi aridi e incolti».

Così scriveva il 17 maggio 1922, all’indomani del suo ventesimo compleanno, Alfredo Cremonesi, allora nel seminario della sua diocesi di Crema a due mesi dal divenire alunno del Seminario delle Missioni Estere di Milano. Il futuro PIME nella cui missione di Donoku (oggi Khyaukpon), a suggello del suo apostolato per ventisette anni in terra birmana, venne ucciso in odium fidei il 7 febbraio 1954. Prima mitragliato, poi finito con un colpo di pistola tra la l’occhio e la tempia da un soldato durante la guerra civile scoppiata all’indomani dell’indipendenza dall’Inghilterra nel 1948. Uno scontro che vedeva contrapposti i birmani al governo e le etnie minoritarie, fomentato anche da contrasti religiosi tra le parti contrapposte che in quella zona rispettavano il missionario.

Quel giorno inutilmente aveva difeso l’estraneità del suo capovillaggio che uccisero, cattolico e di etnia cariana, all’imboscata che poco prima era stata tesa dai ribelli ai soldati birmani che nel suo villaggio ne cercavano i responsabili. A Donoku – messa a ferro e fuoco dai militari che crivellarono anche la chiesa, il convento delle suore, l’orfanatrofio e uccisero due orfane – era tornato dopo un periodo trascorso nella più tranquilla Toungoo, da dove aveva scritto: «Almeno se l’anima mia sarà risoluta com’è adesso, non scapperò più, capiti quello che capiti. Al massimo mi potranno ammazzare, il che non sarà di gran danno, giacché, al posto di un missionario ammazzato, lasceranno venire un missionario nuovo, pieno di salute, di brio e di entusiasmo che farà certamente mille volte meglio di me. L’agonia di questi mesi di esilio, al pensiero di tante anime abbandonate senza pastore, in mezzo a così gravi pericoli e dolori, è stata certamente più dolorosa di qualunque morte».

Padre Alfredo è stato beatificato il 19 ottobre 2019 nella cattedrale di Crema durante la celebrazione presieduta dal Cardinale Angelo Becciu (allora Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi) in nome di Papa Francesco, che ricordò anche come «dopo la sua morte violenta, la popolazione locale lo ha considerato da subito un martire e ha conservato la sua memoria quale santo sacerdote e protettore dei fedeli del villaggio, uomo che diede la vita per loro pur potendo fuggire ai suoi carnefici». Prova ne è che non appena fu possibile recuperare il corpo per dargli sepoltura nel cimitero della missione, pochi peli della barba e ritagli insanguinati della sua veste furono inviati da alcuni fedeli in Italia in una busta con su scritto: «Reliquie del martire padre Cremonesi da mandarsi ai suoi genitori»

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