QUI POSTULAZIONE #126 - Senza valigie… si fa ugualmente Missione
Padre Valeriano Fraccaro, allora ventiquattrenne, ne era certo quando nel 1937 giunse in Cina.
Ad aiutarlo a fare il Missionario, con i bagagli rimasti in un magazzino portuale a causa della guerra, sarebbe stata la Provvidenza… e i confratelli del PIME che lo accolsero al suo arrivo a Hanzhong.
Quando «ormai non ne avevo più bisogno» – come era solito ricordare – quei bagagli gli vennero consegnati otto anni più tardi.
Rinchiuso in un campo di concentramento durante l’occupazione giapponese, condannato all’ergastolo dai comunisti cinesi, pena convertita in arresti domiciliari, nel suo distretto missionario composto da trentasette villaggi rimase fino all’espulsione da parte di Mao Zedong nel 1952.
Dall’anno seguente continuò la sua missione nella colonia inglese di Hong Kong, dove per la sua somiglianza al pontefice Roncalli veniva chiamato “Papa Giovanni”. Di Roncalli aveva pure la benevola apertura verso il prossimo e i bisognosi per i quali era anche “Prete Fornaio”. A loro faceva dono di pane e panettoni che, grazie a quanto appreso da piccolo nell’impresa dolciaria di famiglia, preparava lui stesso nel forno che si era costruito.
Nel 1966 si stabilì a Sai Kung, nei Nuovi Territori, dove iniziò a prodigarsi per i pescatori, non solo quelli cattolici per i quali celebrava la messa sulle loro barche, dove, come scrisse a casa, «devo stare in ginocchio, perché il soffitto è troppo basso o perché il tavolino è alto mezzo metro».
Per le loro famiglie, molte fuggite dalla Cina, decise anche di realizzare delle confortevoli abitazioni lungo quella costa che faceva gola agli immobiliaristi della zona. Forse gli stessi, perché l’assassino non fu mai trovato, che lo volevano morto per fermare il suo progetto sociale,
Padre Valeriano, ben voluto da tutti, venne infatti ucciso nella notte del 28 settembre 1974 da mano tutt’oggi ignota quand’era solo casa nella dove abitava con altri missionari del PIME.
Lo trovarono nella sua stanza da letto, in una pozza di sangue per i colpi infertigli con la mannaia. Era di quelle usate per pulire le cotolette di maiali e che, come in quelle di ogni cinese, era nella cucina del missionario la cui porta era sempre aperta per accogliere chi avesse bisogno di aiuto.
Di quel tragico evento così ne scrisse un confratello: «Che qualcuno… forzasse la porta della sua residenza e si presentasse, non per chiedere pane, ma per chiedere la sua stessa vita, uccidendolo “barbaramente”… per noi resta un mistero inspiegabile e terribile. Il mistero non è mai stato risolto, nonostante le indagini della polizia, i sospetti di una “vendetta”, di uno scambio di persona, di un “maniaco”.
Mistero di un “martirio” che resta nei segreti del cuore di Dio.
Mistero di un Prete che, quando spezza il pane sull’altare, deve sempre pensare che anche la sua vita può essere spezzata in comunione con Cristo, “agnello innocente”.

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