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QUI POSTULAZIONE #112 - Padre Tullio Favali: tra il popolo filippino «in comunione fraterna e condivisione»

Quel giorno c’era bisogno di un sacerdote.

Qualcuno era stato ferito e forse era in fin di vita.

Padre Tullio Favali era appena rientrato in parrocchia ma non perse tempo.

Subito raggiunse in moto il villaggio di La Esperanza poco distante da dove, sulla stessa isola filippina di Mindanao, si trovò nel mezzo dell’imboscata tesa al confratello Padre Peter Geremia, al quale era diretta la chiamata di soccorso giunta nella casa parrocchiale durante la sua temporanea assenza. Entrambi i sacerdoti si prodigavano infatti per quanti erano oppressi dal dittatore Marcos, e per questo erano considerati comunisti e antigovernativi. In modo particolare Padre Geremia impegnato sull’isola da più tempo del confratello, essendo arrivato nelle Filippine l’11 novembre 1983, dove aveva trovato ingiustizia e violenza nei confronti della popolazione oppressa dalla guerra civile per il possesso delle terre.

Giunto nella casa del ferito per accertarsi delle sue condizioni di salute, Padre Tullio venne chiamato all’esterno da chi aveva aggredito quell’uomo che era capo del locale comitato per la difesa dei diritti civili.

Appena uscito, mentre stava avvicinandosi con le braccia alzate in segno di pace, venne più volte bersagliato con colpi d’arma da fuoco in pieno petto e alla testa. Una volta a terra senza vita, il suo corpo venne poi calpestato da gran parte dei circa cinquanta aggressori che vi danzarono e cantarono attorno. Appartenevano tutti al locale potente gruppo paramilitare che, appoggiato dal governo, opprimeva la popolazione e quanti la sostenevano perché considerati comunisti.

Quel giorno era l’11 aprile 1985.

Nel compiere quell’Opera di Misericordia Padre Tullio ha potuto dare la vita per gli ultimi della società, per gli oppressi da ogni forma di violenza. Per quelle stesse persone delle quali aveva voluto prendersi cura quando, a un anno e mezzo dalla ordinazione sacerdotale, decise di sperimentare la «solidarietà con gli ultimi nel condividere la durezza della vita». Esperienza che maturò per otto anni, durante i quali si diplomò come geometra, svolse il servizio militare di leva e venne assunto dal Comune natio prima di essere accolto dal PIME nel suo Seminario Teologico nel 1978. Disposto a ripetere tutti gli studi teologici quasi completati in quello diocesano di Mantova, egli riprese la formazione al sacerdozio conclusasi con l’ordinazione del 6 giugno 1981, quasi due anni e mezzo prima di partire per le Filippine.

In una delle sue ultime lettere Padre Tullio aveva scritto il 27 marzo 1985: «... non mi resta che immergermi in questo mondo e camminare a fianco di questa gente, nella comunione fraterna e condivisione. Il lavoro è tanto e il compito affidatoci è grande: però non siamo soli, un Altro ci sorregge e viene incontro alla nostra debolezza. Coraggio, dunque. Diciamocelo reciprocamente».

Il suo funerale, al quale parteciparono circa ventimila persone, centocinquanta suore e altrettanti sacerdoti, è stata la prima delle tante manifestazioni pubbliche che hanno portato il popolo filippino a riconquistare la libertà. 

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