Italia - P. Giuseppe Filandia (1941-2021)

Questa mattina, 15 gennaio, poco dopo le 10, è morto presso l’ospedale san Marco di Catania, il nostro caro confratello p. Giuseppe Filandia. Aveva 79 anni. Era già sofferente a causa di alcune patologie gravi e da un paio di giorni era anche ricoverato presso il reparto di terapia intensiva, a causa del Covid-19. Questa mattina è subentrato un arresto cardiaco.

Padre Giuseppe, conosciuto anche con il nome di p. Pippo, nasce a Melilli (provincia e diocesi di Siracusa) il giorno 1 maggio 1941, da Pietro e Sebastiana Martino. In famiglia ci sono anche altri due fratelli e due sorelle. Entra nel PIME nel 1953 a Gaeta, consegue la licenza media e il ginnasio a Ducenta, ad Aversa completa gli studi liceali, e frequenta il 1° anno di teologia nel Seminario vescovile di Catania, mentre era prefetto nel seminario del PIME. Si trasferisce poi a Milano per gli altri anni di Teologia; sempre a Milano il 22 dicembre 1967 emette il Giuramento, mentre viene ordinato presbitero a Mililli, il 21 luglio 1968. Parte per Parintins l’anno successivo, e svolge attività missionaria a Maués, Parintins e Nhamundá. Nel 1986 viene destinato alla Papua Nuova Guinea, dove rimane per 10 anni lavorando nelle Isole Trobriand, a Kiriwina. Rientra in Italia Meridionale per 6 anni, svolgendo anche il servizio di rettore della comunità Mascalucia, per poi tornare in Brasile fino al 2017. Rientrato in Italia risiede nuovamente nella comunità di Mascalucia e a partire da questo mese di gennaio, avrebbe dovuto trasferirsi nella comunità di Gaeta.

Tempo scrivendo su una delle nostre riviste, parlava così della sua famiglia: “Sono figli di emigrati siciliani. I miei familiari sono a Melbourne, compresa mia mamma Sebastiana, di 89 anni, anche se lei dice di averne 80, perché comincia a dimenticare qualcosa… Lasciare mamma e papà per la missione è un gesto di fede e di grande confidenza nel Signore. Di questo non dubito. Ma nessuno, né tempo, né distanza, può distruggere il naturale e umano affetto che esiste fra genitori e figli. Ci si lascia solo perché si crede, in nome della fiducia nel Signore. Ma resta ciò che la natura ha costruito: gli affetti, i sentimenti, le preoccupazioni della sorte degli uni per gli altri. Come sempre, anche in questo, il Signore ci viene in aiuto, donandoci serenità e pace interiore e donandoci fratelli e sorelle che ci dicono ‘Tu fa il missionario, che a mamma e papà ci pensiamo noi’. Durante le mie vacanze ogni 3-4 anni vado a stare con lei per qualche settimana; stare con lei anche se ogni 5 minuti si dimentica di tutto, mi fa ringraziare i miei familiari e per quanti nel silenzio fanno il proprio dovere di carità”.

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