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QUI POSTULAZIONE #114 Padre Salvatore Carzedda: quando il dialogo diventa silenzio

Di Padre Salvatore Carzedda, missionario del PIME ucciso a Zamboanga nelle Filippine il 20 maggio 1992, un suo confratello e compagno di Seminario ha detto: «Era una persona semplice che credeva fermamente in quello che diceva. Grazie alla missione diceva di aver imparato il silenzio nell’ascolto delle persone».

E quel silenzio Battore, così come era chiamato nella sua natia sarda Bitti, lo ha appreso ascoltando in modo particolare cristiani e musulmani impegnati nel movimento “Silsilah”, di cui si era fatto carico fin dal suo arrivo in terra filippina perché, come diceva, «la scoperta della presenza di Dio nel mondo delle religioni ci spinge a levare lode a Lui, il Dio di tutti, che ha fatto bene tutte le cose».

Un dialogo interreligioso che è stato per lui causa di morte da parte di integralisti islamici, contrari a quel cammino interreligioso portato avanti quasi formando quella catena cui faceva riferimento il nome arabo dato all’associazione.

Ucciso con diversi colpi di pistola, proprio quel giorno aveva detto ai partecipanti al suo ultimo meeting: «Le altre religioni costituiscono una sfida positiva per la Chiesa... il movimento per il dialogo Silsilah mette in evidenza questo concetto incoraggiando i cristiani a diventare cristiani migliori e i musulmani a diventare musulmani migliori, entrambi più impegnati con le loro rispettive fedi. Questo significa che, mentre entrano con apertura in dialogo con i seguaci di altre tradizioni religiose, i cristiani devono permettere a se stessi di essere messi in discussione e nello stesso tempo di mettere in discussione i contenuti di altri credi con spirito pacifico, in speranza e amore». 

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