Skip to main content

QUI POSTULAZIONE #87 - Fare meditazione secondo la Venerabile Marovich

Nel cammino formativo del seminarista Carlo Salerio fondamentali sono stati gli scritti di Anna Maria Marovich, morta settantaduenne a Venezia, sua città natale, il 3 ottobre 1887.

Sono gli stessi documenti raccolti durante la sua Causa di Beatificazione e canonizzazione che nel 2007 ne ha riconosciuta la venerabilità. Venerabile come lo è questo stesso sacerdote del Seminario delle Missioni Estere di Milano e chi di esso ne fu il Fondatore. Quello stesso Mons. Ramazzotti che, Patriarca di Venezia, così si rivolse alla Marovich: «Se non accettate l’impresa, forse si risolverà in niente e ne avrete rimorso; se l’accettate ne verrà certo del bene. Che se in mezzo all’opera vi vedrete incapace di continuare si vedrà come aiutarvi e come sostituirvi; intanto accettare quello che pare volere di Dio». Era il suo spronarla a dar vita, come così fu nel 1864, a un istituto per l’assistenza alle giovani derelitte e alla comunità di religiose che se ne sarebbe presa cura: le Riparatrici del Cuore Sacratissimo di Gesù. Quella stessa congregazione che quattro anni dopo Marovich desiderò diventasse tutt’uno con le Suore della Riparazione fondate da Padre Carlo Salerio e tra le quali chiese di essere accolta come novizia.

Tra le molte lettere raccolte dalla Postulazione delle Suore della Riparazione per la Causa avviata nel 1926 vi è anche quella dove la Venerabile così parla della meditazione*.

 

Circa il libro più adattato per aiutarla a far con frutto la santa meditazione, non saprei precisamente indicarglielo, poiché ve ne sono molti, e tutti assai buoni. Succede nelle anime quello che veggiamo continuamente nei corpi, cioè, che lo stesso cibo non conviene indistintamente a tutti, perché se ad uno fa bene, all’altro aggrava lo stomaco, e mentre piace a questo, muove la nausea a quello. Quindi potrebbe darsi, che quello stesso libro che sembra buono a me, tale poi non fosse per lei, e viceversa: perciò su questo io la consiglio a scegliere in fra i migliori quello che più si adatta al suo spirito, e modo di orare. […]

Meditando ella può a suo piacere moltiplicare gli affetti, poiché questo aiuta ed aumenta spesso il fervore; ma non così la consiglierei di moltiplicare anche i proponimenti, perché questi, se sono molti, è pericolo di non eseguirli bene, laddove un solo può eseguirsi con più fedeltà, e più facilmente rimane memoria. Già ella saprà come S. Filippo Neri diceva, che l’affare di farsi santi non si può sbrigare in quattro giorni, e la perfezione si acquista gradatamente, con fatica, ed a poco a poco: quindi non bisogna mai ch’ella pretenda di potersi spogliare tutto ad un tratto de’ suoi difetti, ed arricchirsi di tutte le virtù. Questa non è la via ordinaria che Dio tiene colle anime, e noi dobbiamo camminare per quella ch’è più adattata alla nostra debolezza. Prenda dunque sempre di mira ne’ suoi propositi quel difetto che più la predomina, e quella virtù che più le abbisogna, e resti sempre costante in quello, finché conosca d’essersi emendata del suo difetto, o avanzata in quella virtù. Ella vedrà che in tal guisa, benché le sembri di non camminare molto, molto per altro si avanzerà, ed acquisterà così ad una, ad una tutte quelle virtù, che le sarebbe stato impossibile senza una grazia straordinaria acquistare tutte ad un tratto. Se la meditazione che prende a fare è divisa in più punti non si affanni per iscorrerli tutti. Si appigli a quello che più la muove, né lo lasci finché le somministra materia di fervore, o di compunzione. Il tempo che deve impiegar meditando io non saprei precisarlo, perché non so quanto gliene lascino libero le sue occupazioni; ma se ella ha il comodo di poter far l’orazione mentale due volte al dì, la consiglierei di prevalersene, ed in tal caso potrebbe fare la meditazione della mattina sulla Passione del buon Gesù, e l’altra della sera su qualche massima eterna, od altra cosa. É sempre bene poi leggere il sogetto della meditazione qualche ora prima d’incominciarla, affine di aver campo di preparare e disporre l’anima propria a quella verità ch’ella dee meditare. […] 

* M. Graziella Cauzzi, Ti ho amato nell’umiltà. Note biografiche della Serva di Dio Anna Maria Marovich, Istituto Suore della Riparazione, Milano, 1987, pp. 79-80.

  • Creato il .