QUI POSTULAZIONE #82 - «Umiliandomi nella polvere mi affido intieramente a Dio»
Quando il Patriarca di Venezia Angelo Ramazzotti morì il 24 settembre 1861 mancavano tre giorni al concistoro indetto a Roma da Pio IX. Vi sarebbe stato creato cardinale assieme ad altri sette candidati alla porpora.
Allora si trovava a Gherla di Crespano del Grappa, in terra trevigiana a una novantina di chilometri dal palazzo patriarcale, per trascorrervi il periodo di riposo prescritto dai medici per far fronte ai problemi cardiaci. Avendo ceduto l’unica sua casa di villeggiatura a Mirano a quello stesso Comune per farne un ospedale militare, aveva accolto l’invito dei Conti Canal che in quella frazione avevano una villa. A offrirgli ospitalità nella comunità della vicina Possagno era stato anche Don Sebastiano Casara, Preposto delle Scuole di Carità, ma egli vi aveva rinunciato per non sconvolgerne la quotidianità colla sua presenza.
Di quella sua candidatura, della quale da tempo si parlava facendolo preoccupare non sentendosi degno per il cardinalato, egli ne ebbe certezza il 22 agosto dalla lettura della lettera del precedente giorno 10 con la quale il Card. Antonelli gli comunicava che tale era il desiderio di Pio IX.
Le sue condizioni di salute non erano delle migliori, tant’è che quello stesso giorno rispose di non essere in grado di partecipare alla celebrazione prevista «per la metà del prossimo mese di settembre», per la quale, tra l’altro, comunicò di trovarsi «assolutamente impotente a sostenere le spese che occorrono a farsi all’occasione di nomine Cardinalizie». Sentendo prossima la sua fine, aveva da poco disposto dei pochi beni posseduti in favore dei più bisognosi, delle persone a lui care, al Patriarcato e alle istituzioni assistenziali. E con riferimento a quanto desiderato dal Pontefice, in quella stessa lettera scrisse: «Conscio a me stesso della mia indegnità, dovrei veramente ritirarmi dall’accettare un tanto onore; ma il volere di S. Santità è per me un comando».
Allo stesso Pio IX si rivolse personalmente alcuni giorni dopo con questa lettera:
Beatissimo Padre!
Alla notizia che S. Eminenza il Cardinale Antonelli mi porse con sua graziosissima lettera 12 agosto che Vostra Santità è determinata di promuovermi alla dignità Cardinalizia nel Concistoro che ha stabilito di tenere dopo la metà del corrente mese di settembre, io rimasi sommamente confuso, conscio come sono a me stesso, di non avere alcun merito, perché mi venga impartito un tanto onore. E veramente, quando ogni volere e desiderio di Vostra Santità non fosse per me una legge, mi sentirei indotto dalla mia stessa coscienza a rinunziarvi. Ringrazio però Vostra Santità per una sì grande degnazione che vuole usata alla mia povera persona; e umiliandomi nella polvere mi affido intieramente a Dio, perché non permetta in me azione che torni a disonore di quell’Eminentissimo Senato, a cui Vostra Santità intende di aggregarmi. Debbo poi rendere informata Vostra Santità, che non essendo io ancora riavuto perfettamente da una grave malattia di cuore, colla quale piacque alla divina Bontà di visitarmi, non potrei venire personalmente a Roma per l’indicato Concistoro.
Permetta Vostra Santità che deponga nuovamente ai di Lei piedi l’omaggio della mia più profonda e inalterabile devozione alla persona della Santità Vostra e a codesta Apostolica Romana Sede, assicurando Vostra Santità che continui e fervidi sono i voti, che da me, dal mio Clero, dal mio buon popolo veneziano si innalzano al trono della Misericordia, perché accorci i giorni della prova per Vostra Santità e per la Chiesa, e accordi alle rare virtù del cuore della Santità Vostra il pieno trionfo della giustizia. Prostrato a Vostra Santità Le bacio il sacro piede, e implorando l’apostolica benedizione sopra di me e sopra la mia Diocesi mi protesto
Della Santità Vostra
Umiliss. e devotiss. Servo
Angelo Ramazzotti
Patriarca di Venezia.
Dopodiché «non fece più cenno del suo Cardinalato, né se ne diede altro pensiero», come appuntò il suo segretario e biografo Don Pietro Cagliaroli, che a lode del suo Patriarca aggiunse: «Se questo non è aver l’animo morto intieramente a sè stesso, io non saprei recarne altri esempii».
Già Sacerdote per il Clero di Milano, Oblato Missionario di Rho e Vescovo di Pavia prima di assumere la guida del Patriarcato, il Servo di Dio Angelo Ramazzotti è stato dichiarato Venerabile il 14 dicembre 2015.

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