QUI POSTULAZIONE #77 - Morire in Bangladesh per dispensare aiuti
Quando venne ucciso nella notte tra il 13 e il 14 agosto 1972 nella residenza della Missione di Andharkota era rimasto solo lui, Padre Angelo Maggioni, cinquantacinquenne missionario del Pime di Trezzo sull’Adda in provincia di Milano. I confratelli, su richiesta del vescovo, erano infatti nei villaggi vicini per preparare le comunità locali alla Solennità dell’Assunta.
Allora era alla guida della locale parrocchia intento ad assistere la popolazione all’indomani dell’indipendenza del Bangladesh dal Pakistan, avvenuta il 16 dicembre 1971 dopo nove mesi di guerra civile, nel corso dei quali era rientrato dall’Italia dove stava trascorrendo un periodo di riposo. «Non posso stare qui, quando laggiù la gente soffre e muore. Il mio posto è là» furono le sue parole prima di lasciare i familiari a Trezzo preoccupati per la guerra in corso ad Andharkota dove risiedeva da venticinque anni.
Ad attirare i ladri, di certo sollecitati dall’assenza dei missionari, i fondi erogati per l’opera assistenziale delle parrocchie, in particolare quelle lungo il confine come la sua e rimasti nell’armadio chiuso a chiave accanto al corpo del missionario colpito all’addome con un colpo d’arma da fuoco che gli trapassò il corpo.
La chiesa parrocchiale di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso, da lui realizzata ad Andharkota, ne conserva tutt’oggi le spoglie mortali dal 16 agosto 1976, il giorno delle esequie presiedute dal suo vescovo di Dinajpur ed alle quali parteciparono anche gli animisti, i mussulmani e gli indù dei quaranta villaggi della sua parrocchia, perché grande era la stima per chi li aveva sempre rispettati ed aiutati. Come quando, considerato che i cattolici erano tutelati dall’autorità pakistana, non esitava a donar loro un crocifisso da tenere al collo e ad insegnargli a tracciare sulla propria persona il segno della croce. Il tutto per avere meno problemi alla frontiera con l’India, attraversata la quale si sarebbero messi in salvo nei campi profughi.

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