QUI POSTULAZIONE #51 ▪ Anna Maria Marowich, la Venerabile della Riparazione
La formazione spirituale di Carlo Salerio deve molto alla veneziana Serva di Dio Anna Maria Marovich, riconosciuta Venerabile il 17 dicembre 2007.
In particolare alle sue opere lette quand’era stato seminarista dell’Arcidiocesi di Milano fino al 1850. Testi, questi, che contribuirono infatti ad instillargli quella “spiritualità della Riparazione” che le era propria: riparare attraverso la preghiera, l’adorazione eucaristica e l’impegno sociale le offese quotidianamente fatte nel mondo al Signore. La stessa spiritualità che ha portato entrambi ad essere fondatori di istituti che potessero viverla quotidianamente.
Anna Maria Marovich, infatti, nella Venezia che le ha dato i natali il 7 febbraio 1815, è stata fondatrice delle “Riparatrici del Cuore Sacratissimo di Gesù”, le prime otto delle quali hanno preso il velo il 21 novembre 1868, festa della Visitazione, e si sono occupate dell’Istituto delle dismesse del carcere e delle ragazze vagabonde e traviate in Venezia”. Questa era la struttura sociale alla quale aveva collaborato col suo padre spirituale Daniele Canal fin dall’inizio del progetto nel 1858, forte anche dell’appoggio di Mons. Angelo Ramazzotti, che alla guida del patriarcato dall’anno prima le aveva detto «Se non accettate l’impresa, forse si risolverà in niente e n’avrete rimorso; se l’accettate ne verrà certo del bene. Che se in mezzo all’opera vi vedrete incapace di continuare, si vedrà come aiutarvi e come sostituirvi: intanto accettate quello che pare voler a Dio».
Il missionario le deve tanto anche per la collaborazione ricevuta da allora dalle sue “riparatrici” che assieme a lei nel 1868 sono entrate a far parte dell’istituto da lui fondato assieme a Carolina Orsenigo. Fondamentale fu l’invito, rivoltole nell’ottobre di quattro anni prima, a recarsi presso “Casa Nazareth” dove allora risiedevano le Suore della Riparazione: «Quanto sarebbe caro a me e a tutta la comunità la presenza della signoria vostra nella prossima solennità del giorno 16 corrente, in cui si festeggia l’apertura d’una nuova chiesa destinata esclusivamente all’Istituto. Venga a passare qualche ora di adorazione con noi e ad unire le valide sue orazioni per ottenere tante grazie di cui sentiamo più che mai vivo il bisogno. Sapendo ch’ella ha nell’animo una simile istituzione, dalla sua presenza spero giovamento di lumi e di direzione. S’assicuri che se ascolta ed accetta l’invito, ella raddoppia la nostra festa. Un’abitazione povera la troverà e vi potrà restare non come forestiera, ma come sorella».
Un cammino di collaborazione, questo, che a partire dai successivi scambi tra le suore dei due Istituti; proseguito con l’unione di quello di Venezia con quello di Milano, nel quale Marovich chiese di essere accolta come novizia; si concluse col superiorato della Venerabile nella comunità della città lagunare dove morì il 7 febbraio 1895 avendo più volte messo a frutto quanto Salerio le aveva condiviso.
I resti mortali di colei che da giovane voleva entrare in convento ma si sentì dire da Gesù in uno dei colloqui mistici con lui: «Voglio farti madre di un Ordine che mi glorifichi; voglio che questo Ordine sia addetto alla Riparazione», riposano finalmente nella Cappella del Sacro Volto annessa all’ex convento dei Serviti, sede originaria. Vi sono giunti dal cimitero comunale dove era stata fino ad allora ricordata con questa iscrizione sulla lastra tombale: «Ad Anna Maria Marovich / che la gloria di poetessa e di pittrice fuggendo / l’ebbe tuttavia suo malgrado / che in ciascuna età della vita / fulgori d’ogni cristiana virtù / umilmente diffuse / e l’Istituto ai Servi / da lei fondato / per anni XXIII resse con soave sapienza / qui la tomba assegnò il Comune / accanto al Padre dell’Anima sua / e le Pie Signore Riparatrici dei Sacri Cuori / sue comministre e sorelle / questa lapide posero».
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Nel 1836 Anna Maria Marovich, per i tipi della Tipografia Emiliana di Venezia, diede alle stampe la seconda edizione de “Il mese di luglio consacrato a Gesù Redentore”. Con “aggiunte e correzioni”, tornava ad offrire al “divoto lettore”, a partire da quella intitolata “La nascita di Gesù”, la sua raccolta di ascetiche meditazioni quotidiane, ognuna seguita da una preghiera e un esempio attinente.
– I –
AL
DIVOTO LETTORE
Chi compose questa operetta si prefisse per unico oggetto di dar gloria al Signore, e di procurare un qualche vantaggio alle anime. In questa sono descritte alcune principali azioni dell’amabilissimo Redentore nostro Gesù, affine di eccitare ad amarlo e ad imitare gli esempi ch’ Egli ci diede. Si dovettero quindi passar sotto silenzio tante altre nobilissime parti della sua vita e dottrina non meno importanti, attesochè non si poteva restringere così ampia materia in sole trentuna considerazioni. E da confidare nella misericordia del Signore, che basteranno pel nostro spirituale profitto an; che queste poche, se’ davvero si cercherà di praticare ciò che esse insegnano:
Impegnamoci dunque a farlo, ed il Signore ci darà quella pace del cuore, che non gusta se non chi lo ama, e fedelmente lo serve.
Si raccomanda la carità di due Ave Maria ogni giorno di questo mese, una per chi compose questa operetta, e l’altra per chi ebbe parte a renderla di pubblico diritto.
– II –
LA NASCITA DI GESÙ
Trovandosi Giuseppe con Mari sua Consorte in Betlemme, avvenne, essendo quivi, che giunse per Lei il tempo del parto. E partorì il figlio suo primogenito, lo avvolse nelle fasce e lo depose in una mangiatoia, perchè non vi era luogo per essi in albergo.
Accostiamoci a quel presepio con riverenza ed amore. Questo celeste Pargoletto, sul cui volto risplende una bellezza di paradiso, è quello che viene ad assumere la pena ai nostri peccati dovuta, che viene a fare la nostra salvezza. Egli è veramente il nostro salvatore, il nostro Dio; ma ahimè in quale stato di patimento, di abbiezione e miseria si trova ridotto per amore nostro! Quegli che su ne’ Cieli regna glorioso e non trova qui sulla terra casa che lo ricoveri, fuoco che lo riscaldi, culla su cui riposare. Vien negato a Lui solo ciò che non manca alle volpi ed agli uccelletti. Adoriamolo con tutto il cuore, giacché le nostre colpe sono la sola cagione de’ suoi patimenti
Egli è venuto a farsi nostro Maestro: avviciniamoci a Lui con rispetto, ed apprendiamo la sua celeste dottrina.
Parlate, o Signore, diciamogli, che i vostri servi vi ascoltano. Diteci che volete da noi, che il nostro cuore è pronto ad ubbidirvi in tutto e per tutto, né vi sarà cosa alcuna per dura e penosa che sembri, la quale non ci riesca soave, e la facciamo per Voi, che tanto ardentemente ci amate. Ah sì, Gesù amabilissimo, v’intendiamo. Ci dite adesso coll’esempio de’ vostri patimenti quello, che scorso il giro di pochi anni, ripeterete colla voce ed inculcherete nel vostro Vangelo, cioè che chi vuol esser vostro seguace prima di tutto dee rinunziare a sé stesso, e prendere la sua croce.
Quindi apprendiamo quanto ne sia necessario il fuggire i piaceri: non solo i piaceri nefandi, la cui sola idea basta a far inorridire le anime caste, ma eziandio quelli che noi ci facciam leciti e concediamo in tanta copia alla nostra delicatezza.
Nella povertà che vi circonda Voi c’insegnate, con dottrina tutta opposta a quella del mondo, il disprezzo delle ricchezze. Voi dichiarate beati non già i ricchi, chè anzi lor minacciate guai e perdizione, ed in più modi esprimeste quanto difficile sarà la loro salvezza; ma bensì i poveri di spirito, e quelli specialmente che tali si fanno per amor vostro. E se lo stato che abbiamo abbracciato c’impedisce di rinunziare affatto a que’ beni, che la vostra liberalità ne concesse, per bocca del vostro Apostolo ci ammaestrate di usare dei beni di questo mondo come se non ne usassimo, cioè senza mettere in essi l’affetto, e di tutto il superfluo farne parte coi poveri. Quella povera stalla, quella vil mangiatoia, sì sconvenevoli all’eccelsa vostra Maestà, ci fanno conoscere che Voi amate ne’ vostri seguaci uno spirito di umiltà, che gli onori e le grandezze terrene sono immeritevoli della stima di chi si professa seguace di un Dio che fino dal suo nascere le calpestò, di quel Dio il quale protesta ch’Ei resiste ai superbi; ed agli umili dà la sua grazia, che a chi si umilia promette esaltazione ed onori, ed a chi s’innalza minaccia umiliazioni ed abbassamento.
O caro nostro Gesù, che bella lezione ci avete data! Felici noi, se la pratichiamo! Col fuggire i piaceri, col disprezzar le ricchezze, col rinunciar agli onori diseccheremo nel nostro cuore quelle tre avvelenate sorgenti, dalle quali tutti derivano quei sì mostruosi peccati che inondano il genere umano, e ci assicureremo un’eternità di delizie e di gloria nel Paradiso insieme con Voi, nostro amabilissimo Redentore.
- Creato il .
