Popoli e culture

Sin dall’origine i missionari si sono dedicati allo studio dei popoli e delle culture con i quali venivano in contatto. Ne sono illustri esempi padre Carlo Salerio (1827-1870), missionario in Oceania e appassionato di antropologia, che ha raccolto più di 250 oggetti che documentano usi e costumi degli abitanti di Woodlark, un’isola della Micronesia; monsignor Simeone Volonteri (1831-1904), vicario apostolico della provincia cinese di Henan, che compilò e fece stampare una mappa della colonia di Hong Kong, per molto tempo la migliore e più usata dalle stesse autorità britanniche; padre Raffaello Maglioni (1891-1953), anch’egli missionario a Hong Kong, appassionato di archeologia, che riportò alla luce una grande quantità di reperti delle culture neolitiche della Cina meridionale.

Infine, padre Leone Nani (1880-1935), missionario del Pime tra il 1903 e il 1914, ha immortalato la Cina del suo tempo in una serie di fotografie di altissimo livello tecnico e immenso valore storico.

Numerosi missionari del PIME in India, Bangladesh e Birmania hanno studiato le culture dei diversi gruppi etnici, mettendo per iscritto le lingue locali (in precedenza solo orali) e tradotto la Bibbia in quegli idiomi.

In epoca recente, da segnalare il paziente lavoro linguistico di padre Luigi Scantamburlo a servizio degli abitanti delle isole Bijagos in Guinea Bissau, così come il tenace e appassionato impegno dei padri Mario Frigerio e Piergiorgio Cappelletti sulle lingue dei tupurì e di padre Antonio Michielan con la lingua guizigà (in entrambi i casi in Nord Camerun).

Un prezioso contributo alla conoscenza della cultura giapponese è stato offerto da padre Luigi Soletta, che ha mirabilmente tradotto in italiano diversi capolavori della tradizione e della letteratura nipponica.

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