Fausto Tentorio

(07/01/1952- 18/10/2011)

“Tutto accetto con fiducia dalle mani di Dio”

“Hanno ucciso p. Fausto Tentorio!”. Per noi del Pime la notizia è stata un fulmine a ciel sereno. È la terza vittima mietuta nelle Filippine: p. Tullio Favali di Sustinente (Mantova) fu ucciso l’11 aprile 1985, all’età di 39 anni; p. Salvatore Carzedda di Bitti (Nuoro) fu ucciso il 20 maggio1992 all’età di 49. C’è stato, poi, un susseguirsi di notizie lanciate dai comunicati delle emittenti radio-televisive e dei siti nazionali ed esteri. Abbiamo seguito in particolare i diversi dispacci del Pime e l’agenzia Fides del Vaticano.

P. Fausto Tentorio, missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere nelle Filippine, è stato ucciso il 17 ottobre alle ore 8.30 locali nella cittadina di Arakan, nell’isola di Mindanao.

Aveva appena finito di celebrare la Messa nella parrocchia di Arakan e stava entrando in macchina quando uno sconosciuto in moto gli ha sparato. Soccorso dai fedeli, è stato subito portato al più vicino ospedale, distante 30 chilometri, ma inutilmente

P. Fausto era nato a S. Maria di Rovagnate, in provincia di Lecco, nel 1952. Aveva iniziato la formazione nel Pime nel 1974 e nel 1977 era stato ordinato presbitero. Partito nel 1978 per le Filippine, aveva lavorato inizialmente ad Ayala, nella diocesi di Zamboanga. Era passato nel 1980 alla diocesi di Kidapawan, prima nell’area di Columbio, poi dal 1986 in quella di Arakan. Impegnato già a Columbio con le comunità indigene, pur lavorando anche con quelle cristiane, nel 1990 aveva deciso di impegnarsi a tempo pieno con i tribali della zona, i Manobo, circa 20.000 persone in via d’estinzione.

A partire dal 1955, con l’arrivo dei primi coloni, a queste popolazioni erano stati tolti migliaia di ettari di foresta, loro habitat naturale. La scomparsa della terra avrebbe portato anche alla scomparsa delle tribù. Con l’aiuto della CEI, di alcune ONG e di agenzie governative, era riuscito in questi anni a far sì che il governo riconoscesse la priorità dei tribali sulle terre ancestrali rimaste.

Il lavoro era poi continuato con la nascita di cooperative agricole, educazione sanitaria e alfabetizzazione. Negli ultimi tempi il missionario era anche impegnato per fermare la diffusione dell’industria mineraria, altro elemento di distruzione delle popolazioni indigene.

Proprio per questa sua attività a favore degli ultimi, p. Fausto era già stato in passato oggetto di minacce ed era scampato ad altri attentati.

I Superiori dell’Istituto hanno subito precisato: “Nessuno dei nostri missionari del Pime vuole fare l’eroe, ma tutti desideriamo essere fedeli alla nostra vocazione missionaria”.

I missionari che lavorano nelle Filippine, due giorni dopo il tragico episodio hanno fatto il loro comunicato. Ecco due passi salienti:

1. “A questo punto della storia, la comunità del Pime nelle Filippine, rinnova il suo impegno a testimoniare il Vangelo nonostante rischi di ogni genere. Noi abbiamo fatto la promessa di servire la Chiesa e le persone nelle Filippine così come abbiamo fatto dal 1968, contando sulla presenza del Signore Gesù: “Ecco, io sono con voi tutti giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28: 20), e quindi non andremo via in questo momento, ma rimarremo e continueremo a servire. Il male non trionferà con la morte di p. Fausto!”.

2. “Facciamo nostre le parole dell’arcivescovo Orlando Quevedo, vescovo emerito di Kidapawan: “La morte di p. Fausto è un puro assassinio. Io lo condanno totalmente come un crimine che grida al cielo. Se gli autori pensano che la sua uccisione zittirà sacerdoti, religiosi, fratelli e sorelle, e vescovi dal proclamare la giustizia del regno di Dio, si sbagliano. Il sangue dei martiri come p. Fausto sostiene il coraggio e l’audacia di coloro che si interessano alla pace e alla giustizia abbastanza da sacrificare loro stessi mentre percorrono la strada della non violenza attiva. Lancio un forte appello alle autorità affinché cerchino gli autori e li consegnino alla giustizia”.

Alcune testimoniane

L’agenzia Fides ha raccolto la testimonianza di p. Vittoretto Giovanni: “L’omicidio ha preso tutti di sorpresa. Non viviamo una fase di particolare tensione, come in passato. Certo, il lavoro missionario comporta sempre rischi, ma p. Tentorio non aveva nemici, né mi ha mai detto di aver ricevuto minacce, né c’è stato un episodio eclatante per motivare il delitto. Era anche persona molto accorta e prudente. P. Tentorio lavorava nell’apostolato fra i tribali. Ma prima di intraprendere un programma o un progetto, sondava il terreno per capire possibili difficoltà grazie a personale locale.

Il missionario continua: “Ha dedicato tutta la sua vita al servizio di alfabetizzazione e sviluppo degli indigeni detti Lumads, in particolare alle tribù dei Manobo. Sono popolazioni povere ed emarginate. Ha realizzato programmi di scolarizzazione, costruito condutture idriche per dare acqua potabile ai villaggi e ai campi, ha attivato corsi di formazione. In tal modo dava la sua testimonianza cristiana di amore e servizio al prossimo, ai poveri”. In quest’opera, forse – nota p. Vettoretto – “possono sorgere problemi relativi al possesso di terre, ai conflitti fra agricoltori, alle dispute fra tribù diverse. Ma nessuno poteva aspettarsi tale tragico evento. Sono convinto che il sangue di p. Fausto sia il sangue di un martire che darà buoni frutti alla missione nelle Filippine”.

Ecco quanto ha dichiarato a Fides p. Sebastiano D’Ambra, che dal 1977 opera nelle Filippine per il dialogo islamo-cristiano: “La morte di p. Fausto Tentorio durante il mese dedicato al popolo tribale, darà coraggio a molti nella Chiesa e nella società filippina, perché sia più consapevole e si identifichi più da vicino con le aspirazioni dei popoli tribali nelle Filippine”. Padre D’Ambra all’Agenzia Fides ricorda p. Fausto come “persona semplice, umile e gentile, che ha dedicato la sua vita alla gente, con particolare attenzione e amore per il popolo tribale di Arakan Valley”.

Il missionario si rivolge poi ai sicari dicendo: “Perché avete ucciso un padre dei popoli tribali? Per fare loro paura? No, il movimento dei popoli tribali diventerà più forte e tutti noi saremo con loro, a fianco di quanti soffrono di più nella nostra società. E’ il momento di andare avanti, indigeni, cristiani e musulmani”. P. D’Ambra ricorda le parole di Gesù: “Non abbiate paura” e afferma. “Questo è un momento di dolore, ma anche un momento di profonda solidarietà per continuare a gridare pace con la nostra vita-in-dialogo”. Il missionario esorta la popolazione di Mindanao, cristiani, musulmani e tribali - a continuare la missione di dialogo e di pace, nella certezza che “nessuno può fermare coloro che lavorano insieme per il bene comune”.

L’agenzia vaticana riporta che ai funerali la gente è giunta da diverse diocesi di Mindanao: caravan e pullman hanno portato a Kidapawan oltre 15mila persone, soprattutto tribali e indigeni dalle montagne e contadini. Vi hanno preso parte oltre 70 fra sacerdoti e religiosi, i 20 missionari del Pime presenti nelle Filippine e il Superiore Generale padre Gian Battista Zanchi, centinaia di suore, anche l’Ambasciatore italiano a Manila, Luca Fornari. Padre Fausto “non amava cerimonie” e “lavorava in una relativa oscurità”, ha detto mons. Romulo De La Cruz, vescovo di Kidapawan, nell’omelia pronunciata durante la messa funebre. Ha aggiunto: “Cerchiamo giustizia, una giustizia che speriamo sia data dalle autorità costituite. Una giustizia che non venga con la violenza e risultato di violenza perché non è quanto insegnato da Cristo. La giustizia deve essere sempre unita al perdono”.

Il funerale di P. Fausto Tentorio

«Quando l’11 aprile 1985 venne ucciso qui padre Tullio Favali padre Fausto Tentorio - che allora aveva 33 anni - avrebbe potuto cambiare i suoi programmi, raccogliere le sue cose e partire per un posto più sicuro e più amichevole sulla mappa delle missioni. Ma non l’ha fatto. Perché era innamorato di questo popolo».

Così il vescovo di Kidapawan Romulo de La Cruz ha ricordato questa mattina il missionario del Pime ucciso una settimana fa ad Arakan, sull’isola di Mindanao, durante il funerale presieduto questa mattina nella cattedrale di Nostra Signora Mediatrice. Un rito che – secondo quanto riferito dall’agenzia Mindanews – si è svolto alla presenza di 15mila persone, tra cui sei altri vescovi e novanta sacerdoti concelebranti. Al rito c’erano anche i familiari di padre Tentorio e il Superiore generale del Pime, padre Gian Battista Zanchi. «Non abbiamo bisogno di gonfiare o mitizzare la vita di padre Fausto per dare un senso alla sua morte - ha detto ancora il vescovo de la Cruz -,basta ricordarlo semplicemente come un bravo e fedele prete che amava la sua gente e cercava di servirla nel modo migliore che poteva, anche sapendo così di mettere in pericolo la propria vita Cercava giustizia per loro quando venivano spogliati delle proprie terre, quando erano minacciati da uomini con le armi, quando il loro governo sembrava abbandonarli. Facendo anche solo questo - e anche in una maniera molto umile e tranquilla, perché padre Fausto non era affatto un incendiario - ci si può fare dei nemici, nemici che perseguitano anche il più benevolo degli uomini».

Il vescovo ha citato anche alcune parole rivolte al suo gregge contenute nel testamento di padre Tentorio: «Il vostro sogno è il mio sogno. La vostra lotta è la mia lotta”.

Una medaglia alla memoria per Padre Tentorio

L’11 novembre, nel corso della Festa dello Statuto della Regione Lombardia svoltasi nel Teatro La Scala di Milano, è stata assegnata la Medaglia d’oro al Valor civile al p. Fausto Tentorio. L’ha ritirata il fratello Felice che, per non far spegnere l’amore grande seminato da padre Fausto tra la sua gente nelle Filippine, con la famiglia ha deciso di promuovere la nascita di una fondazione. «Sarà una realtà civile promossa da noi e da alcuni amici - spiega -, il suo motto sarà “Non dimentichiamo padre Fausto”.

da “Venga il Tuo Regno” dicembre 2011

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