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Causa Tantardini, pubblicata la relazione finale del Congresso teologico

Tantardini Fr. Felice 

Nei giorni scorsi sono pervenute alla Postulazione Generale alcune copie del fascicolo Relatio et Vota, che è il resoconto della discussione congressuale dei Consultori Teologi della Congregazione delle Cause dei Santi sul Servo di Dio Felice Tantardini.

Il “Congresso Peculiare” si è tenuto il 22 maggio 2018, sotto la presidenza del Promotore della Fede mons. Carmelo Pellegrino, per raggiungere la verità sull’eroicità delle virtù e sulla fama di santità del Servo di Dio.

Nel fascicolo, appena stampato, si riporta la relazione di ciascun teologo (otto, in tutto) e del Promotore della Fede. Essi, dopo di aver esaminato la Positio, integrata da un “Aggiornamento sulla fama di santità” di Fratel Felice redatto dal Postulatore padre Giovanni Musi, hanno espresso tutti “voto affermativo”. Il voto (o parere) affermativo significa che ciascun teologo, sulla base della documentazione e delle prove esibite, manifesta la sua convinzione che il Servo di Dio abbia realmente esercitato in grado eroico le virtù cristiane (teologali, cardinali e annesse).

L’iter della Causa, però, non è concluso. Manca ancora una tappa, prima del giudizio definitivo del Santo Padre sulla Causa. Si tratta della sessione ordinaria dei vescovi e cardinali membri della Congregazione, che saranno chiamati anch’essi – a quanto pare, in giugno prossimo – a esprimere il proprio parere riguardante la Causa e l’importanza ecclesiale della stessa. Se la valutazione sarà favorevole, come tutto fa prevedere, il Prefetto del Dicastero sottoporrà le conclusioni al Santo Padre, che autorizzerà la promulgazione del Decreto con il quale si riconosce l’eroicità delle virtù e si concede il titolo di Venerabile al Servo di Dio.

Per finire, riportiamo quanto afferma uno dei Consultori Teologi a conclusione della sua relazione:

Egli dedicò tutta la sua vita alla missione e se stupivano le sue rare capacità pratiche e manuali, quello che gli è valsa la stima e la venerazione dei fedeli e dei confratelli furono la sua semplicità, umiltà, obbedienza e, soprattutto, la sua squisita carità.

In quasi settant’anni «ha lasciato dappertutto - come opportunamente nota la Postulazione - non solo il risultato durevole del suo lavoro ma, quel che più conta, la testimonianza di una vita totalmente donata a Dio e ai fratelli» (Aggiornamento, 1).

È un modello di missionario ad gentes, ad extra e ad vitam, secondo il carisma del PIME.

Alcune ombre, come una relazione difficile con un confratello che a volte gli faceva perdere la pazienza, non toccano la sostanza di una figura luminosa ed esemplare.

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