Il 31 ottobre scorso si è svolta una grande celebrazione nella Diocesi di Kidapawan per i martiri del Pime e per festeggiare il cinquantesimo della presenza dell’Istituto nelle Filippine. Una Messa, concelebrata da una trentina di preti della diocesi e dai alcuni padri del Pime, al mattino, nella nuova chiesa eretta vicino alla residenza episcopale è stata presieduta dal vescovo di Kidapawan mons. Jose Colin Bagaforo. Durante la Messa padre Ronnie Villamor, uno dei primi preti di Kidapawan,  ordinato subito dopo l’uccisione di Tullio Favali, ha raccontato, con grande dovizia di particolari,  la presenza del Pime nella Diocesi di Kidapawan da quando un gruppo di padri, nel 1980 (Peter Geremia, Fausto Tentorio, Sandro Bauducci, Luciano Ghezzi e Bruno Vanin), hanno iniziato a lavorare nelle tre missioni a loro assegnate: Columbio, Tulunan e Arakan.

Padre Ronnie ha ricordato ai presenti, circa 500 persone provenienti dalle parrocchie servite dal Pime, come i missionari si siano adattati alle condizioni del luogo, mangiando quello che la gente mangiava, spostandosi come la gente si muoveva, a piedi, a cavallo o in moto, e adattandosi a vivere in condizioni considerate misere e marginali. “Se missionari stranieri hanno potuto fare questo per il Vangelo, perché noi Filippini non possiamo farlo?», ha detto.

Naturalmente, un posto speciale nel ricordo è stato riservato ai martiri. Mons Bagaforo ha descritto Padre Tullio come «innocente, ma pronto al servizio» e padre Fausto Tentorio «umile ma pronto a prendere le parti dei più deboli».

Infine, molte parole di apprezzamento a padre Peter Geremia, instancabile difensore dei diritti umani soprattutto delle popolazioni indigene della Diocesi di Kidapawan; B’laang, B’laang e Manobo. A lui e al Superiore Regionale, padre Fernando Milani, è stato dato un riconoscimento a forma di vela (ricordando il simbolo molto caro al Pime) con una frase che esprime «gratitudine per il lavoro del PIME in Kidapawan nel costruire il Regno di Dio su questo lembo di terra, in Mindanao».

Grande emozione tra i presenti quando è apparsa sui monitor della chiesa, tra lo scorrere delle diapositive dei padri del Pime, la foto di padre Peter mentre abbraccia Commander Bucay, l’uccisore di padre Tullio: l’inizio, si spera, di un periodo di pace in questa terra martoriata da molti e ricorrenti conflitti e uccisioni. «Se così è stato, se c’è stata questa riconciliazione tra chi ha commesso un torto e chi l’ha ricevuto, perché noi non possiamo farlo” ha ripetuto padre Villamor.

La lunga celebrazione, terminata verso le 12 con processione al piccolo cimitero dove sono seppelliti i preti di Kidapawan e i padri Tullio e Fausto, con le croci delle varie parrocchie della Diocesi infisse attorno al luogo di chi ci ha preceduto e liberazione di colombe, si è conclusa con il pranzo per tutti, vescovo, preti e laici.

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