Domani al Papa verrà fatto un dono insolito: Francesco, infatti, riceverà da una delegazione proveniente dalla Thailandia la traduzione di un famoso antico testo buddista conservato nei Musei Vaticani e che i monaci hanno tradotto dal Pali, la lingua sacra.

L’incontro è previsto per le 9, prima dell’udienza generale: sarà un'occasione preziosa per rinnovare i rapporti tra Chiesa cattolica e buddisti thailandesi e tra Vaticano e governo thailandese.

Del gruppo faranno parte una quindicina di monaci buddisti, alcuni rappresentanti del governo thailandese (tra loro il ministro della Cultura e il direttore del Dipartimento Affari religiosi, ecc.) e padre Daniele Mazza, missionario del Pime. Mazza, che ha dedicato la sua missione al dialogo interreligioso, è il primo missionario ad aver conseguito un master in buddhismo presso la prestigiosa università Mahachulalongkorn, punto di riferimento per la formazione dei monaci della tradizione theravada e mahayana.

Per la parte cattolica ci saranno mons. Vissanu e il Vescovo Mons. Chusak, rispettivamente segretario e responsabile del Dialogo per la della Conferenza Episcopale Thailandese. Padre Daniele collaborerà da vicino per le traduzioni. Il gruppo trascorrerà in Italia 6 giorni: dopo Roma farà tappa a Firenze, quindi il 18 sarà a Milano.

Padre Daniele, in un’intervista ad AsiaNews, un anno fa ha definito «un’esperienza incredibile, che mi ha lasciato molti doni» il periodo di studio compiuto all’università Mahachulalongkorn, istituto gestito dal sangha thailandese [patriarca buddhista, ndr]. In effetti, essa provvede alla formazione religiosa di oltre 27mila monaci (e qualche centinaio di laici), provenienti da tutta la Thailandia e da Paesi vicini quali il Laos, Vietnam, Myanmar, Cambogia, Cina, Taiwan, Sri Lanka, India, ecc.

Il missionario ha potuto così coltivare amicizie profonde, fondamentali per la sua opera di dialogo. Spiega: «Troppo spesso il tempo del dialogo tra persone di diverse religioni è limitato. Il contesto e i tempi di un convegno non permettono di andare a fondo negli argomenti e impongono certi limiti al linguaggio e alle modalità di comunicazione. L'aver studiato per due anni insieme ai miei compagni monaci, invece, mi ha dato la possibilità e il tempo di costruire dei profondi legami di stima e, alla fine, sia io che i miei compagni ci sentivamo liberi di fare anche domande scottanti senza la paura di essere fraintesi. Ho davvero sperimentato quello che papa Francesco chiama il dialogo dell'amicizia, il quale richiede tempo e pazienza».

La sua competenza nel campo del dialogo interreligioso padre Mazza lha da poco messa a disposizione anche dei confratelli del Pime, organizzando, per l Delegazione della Thailandia, un evento di formazione permanente proprio sul dialogo interreligioso. Spiega: «I confratelli mi hanno chiesto di condividere la mia esperienza e abbiamo fatto un "seminar" all'Universita' Buddista dei monaci: davvero un incontro prezioso». (le due foto si riferiscono entrambe al seminar)

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