In un gelido sabato mattina, antivigilia del Natale, il popolo degli amici più stretti di padre Piero Gheddo si è dato appuntamento nella chiesa di Sant’Anna Matrona a Milano per i funerali del missionario giornalista, morto mercoledì 20 all’età di 88 anni.

Un popolo in rappresentanza di quella «folla innumerevole di coloro che padre Gheddo ha edificato e istruito con i suoi scritti e la sua testimonianza», come ha scritto nel suo messaggio di cordoglio l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, che ha inviato in sua vece, a presiedere la celebrazione, l’ausiliare Paolo Martinelli.

Nutrita la schiera di missionari del Pime, a cui si sono aggiunti parenti, amici e benefattori. In prima fila, suor Franca Nava delle Missionarie dell’Immacolata, 96 anni, sua storica collaboratrice; oltre a lei numerose sue consorelle oltre a diverse suore della Riparazione e ad altre religiose; presenti spiritualmente anche le monache di clausura, cui padre Gheddo erano molto legato

Tra i fedeli in chiesa, una rappresentanza del Comune di Tronzano Vercellese (dove padre Gheddo era nato nel 1929 e a cui è sempre rimasto molto legato) e un drappello di persone di Agrate, col sindaco e Rita Gervasoni, responsabile del gruppo degli Amici di padre Clemente Vismara. Presenti anche alcuni dei giornalisti che padre Gheddo ha fatto crescere negli anni: in primis padre Bernardo Cervellera, direttore di “Asia News”, Roberto Beretta, oggi ad “Avvenire”, Rodolfo Casadei, per anni a “Tempi”, Giuseppe Caffulli e Giampiero Sandionigi, entrambi attivi presso le edizioni Terrasanta.

Proprio padre Bernardo ha consegnato alla folla dei fedeli un’immagine toccante, di padre Gheddo come un «martire della carta stampata», che «ha donato fino all’ultimo tocco di polpastrelli sulla tastiera la sua vita al Signore». «Ieri pregavo davanti alla sua salma nella cappella dei martiri – ha raccontato Cervellera – e mi chiedevo se anche lui non sia stato un martire. Forse non nelle ferite fisiche del corpo (anche se nella sua vita non sono comunque mancate le “scarpate” ricevute), ma lo è stato certamente nel senso originario della parola: un testimone. Ha sempre scavato la bellezza dell’amore di Dio nelle parole che ha donato. È stato un servo del Vangelo in modo totale».

Ha poi sottolineato come padre Gheddo, nel suo costante aprirsi al mondo, sia stato un «costruttore di ponti», «facendo in modo che la Chiesa incontrasse il mondo», si trattasse di scoprire la tragedia del Karamoja in Uganda o di conoscere la santità di un’oscura suora dal sari bianco e azzurro che poi il mondo avrebbe  chiamato semplicemente Madre Teresa di Calcutta. Di padre Gheddo, infine, Cervellera ha sottolineato la fede, limpida  solida, «da bambino» di padre Gheddo, il quale, nonostante tutto, «ha sempre conservato uno sguardo positivo sulla realtà».

Toccante il messaggio inviato dall’arcivescovo di Milano, Mario Delpini. «Ho conosciuto e stimato padre Gheddo dalla mia adolescenza in seminario fino al tempo della sua presenza presso l’Istituto Sacra Famiglia – ha scritto monsignor Delpini -. Gli devo la conoscenza di figure memorabili della storia delle missioni, l’interesse per la storia, la cultura e le problematiche di molti Paesi del mondo, la consapevolezza che la missione esige una conversione culturale del missionario, l’urgenza di non dimenticare il vangelo mentre si promuovono le molteplici forme di solidarietà». Ha poi aggiunto l’arcivescovo di Milano: «Chiedo a padre Gheddo di pregare per noi, per la nostra Chiesa diocesana e per tutti, perché il suo infaticabile lavoro di missionario giornalista ci incoraggi ad affrontare la sfida di incontrare ogni cultura e ogni persona con il desiderio di edificare una fraternità universale nel nome del Signore».

Anche il cardinale Angelo Scola ha inviato al Pime un messaggio in cui scrive che quanto padre Piero ha dato a tutta la Chiesa «in termini di comunicazione del vero senso della missione attraverso il racconto di tante testimonianze e l’equilibrato giudizio su tante situazioni di sofferenza, di contraddizione e di guerra costituisce un preziosissimo insegnamento».

Da parte sua, il superiore generale del Pime, padre Ferruccio Brambillasca, ha detto «Pensando agli incontri che in questi ultimi anni ho avuto con lui, credo che ci lasci queste parole in eredità: coraggio, andate avanti con fiducia. E poi l’offerta della vita fino in fondo per le missioni». Ha ringraziato poi tutti quelli che in questi giorni – con numerosi messaggi dall’Italia e dall’estero - hanno espresso la loro vicinanza al Pime e la gratitudine per quanto ricevuto da padre Gheddo.

Tra questi da segnalare l’arcivescovo di Piacenza-Bobbio, monsignor Gianni Ambrosio, piemontese di origine, che ha mandato al superiore del Pime un messaggio in cui esprime «l’ammirazione per il suo impegno missionario, sorta in me fin dai tempo in cui egli veniva nella sua terra a Vercelli. Nel tempo è cresciuta l’amicizia, soprattutto quando le occasioni di incontri e colloqui divennero più frequenti. Anche nella diocesi di Piacenza-Bobbio è venuto diverse volte per donarci la sua passione per Gesù Cristo e il suo entusiasmo per il Vangelo della gioia».

Al termine del rito la salma di padre Gheddo è partita per Villa Grugana a Calco (Lc) dove è stata tumulata nel cimitero dei missionari del Pime. (G.Faz.)

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