Si è concluso sabato l’intenso viaggio di papa Francesco in Myanmar e Bangladesh, due Paesi ai quali il Pime è molto legato. Padre Quirico Martinelli, da lungo tempo attivo in Bangladesh, ci ha mandato la sua bella testimonianza, che qui volentieri riportiamo.

Il nostro carissimo papa Francesco è ripartito sabato 2 dicembre, dopo due giorni e mezzo di visita in Bangladesh per Roma. Tutto è andato bene; è stata una grande festa vissuta nella gioia e nella pace.

Da tutte le 7 diocesi del Bangladesh, nella notte, erano arrivati per vederlo centinaia di pullman con i nostri cristiani, per la Santa Messa, che si è tenuta in un grande parco nella capitale Dhaka, alla presenza di quasi 100 mila fedeli.

I cristiani in Bangladesh sono un piccolo gruppo di 500 mila, su una popolazione di 160 milioni; i cattolici 350 mila. È stata una grande gioia trovarsi insieme a pregare con il Papa.

Durante questa Messa il Papa ha ordinato16 sacerdoti novelli locali. I missionari stranieri hanno fondato la Chiesa in Bangladesh negli anni passati, ma ora la Chiesa locale bengalese, può guardare al futuro con fiducia, contando sulle proprie forze.

Nel pomeriggio, il Papa è andato in rikshaw, per incontrare i rappresentanti delle varie religioni del Paese: musulmani, Indu, Buddisti e cristiani di divere Chiese non cattoliche.

Erano più di tremila le persone presenti e hanno rivolto al Papa parole di affetto e di apprezzamento. Il Bangladesh si presenta sempre di più come esempio di armonia e di pace fra le varie religioni. Infine l’incontro con alcune famiglie di Rohingya, i profughi rifugiati in Bangladesh, 700 mila in pochi mesi, dopo essere stati perseguitati dai militari birmani, che hanno incendiato molti dei loro villaggi.

Quando li ha visti arrivare, il Papa li ha fatti sedere al lato del palco dove erano previste le autorità e gli ambasciatori, i quali sono rimasti un po’ spiazzati da questa insolita compagnia.

Poi alla fine dell’incontro, il Papa ha ascoltato in silenzio il racconto delle loro sofferenze, commuovendosi fino alle lacrime, poi ha chiesto loro perdono a nome di tutti, per le ingiustizie da loro subite, chiedendo però loro, di seguire sempre la via del perdono e della pace.

All’incontro finale, con i giovani, erano presenti 7mila cattolici, oltre ai membri di altre religioni e chiese cristiane. Canti e danze per l’accoglienza e le testimonianze di un ragazzo e una ragazza. «Siete sempre cosi" pieni di entusiasmo che mi sento ringiovanire ogni volta che vi incontro!».

All’incontro con i religiosi, preti, suore, seminaristi e novizie, il Papa ha lasciato da parte il discorso preparato di 8 pagine e ha parlato liberamente col cuore. Ha raccomandato di aver cura della propria vocazione per poter amare il Signore con tutto il cuore e servire la Chiesa e soprattutto i più poveri e sofferenti, con animo lieto. «Dobbiamo lavorare per il Signore, sempre con gioia!».

Alla fine, mentre il Papa se ne andava, ho potuto prendere la sua mano, e baciare il suo anello e gli ho detto "Grazie!" ed egli mi ha sorriso!

Si è concluso sabato l’intenso viaggio di papa Francesco in Myanmar e Bangladesh, due Paesi ai quali il Pime è molto legato. Padre Quirico Martinesi, da lungo tempo attivo in Bangladesh, ci ha mandato la sua bella testimonianza, che qui volentieri riportiamo.

 

Il nostro carissimo papa Francesco è ripartito sabato 2 dicembre, dopo due giorni e mezzo di visita in Bangladesh per Roma. Tutto è andato bene; è stata una grande festa vissuta nella gioia e nella pace.

Da tutte le 7 diocesi del Bangladesh, nella notte, erano arrivati per vederlo centinaia di pullman con i nostri cristiani, per la Santa Messa, che si è tenuta in un grande parco nella capitale Dhaka, alla presenza di quasi 100 mila fedeli.

I cristiani in Bangladesh sono un piccolo gruppo di 500 mila, su una popolazione di 160 milioni; i cattolici 350 mila. È stata una grande gioia trovarsi insieme a pregare con il Papa.

Durante questa Messa il Papa ha ordinato16 sacerdoti novelli locali. I missionari stranieri hanno fondato la Chiesa in Bangladesh negli anni passati, ma ora la Chiesa locale bengalese, può guardare al futuro con fiducia, contando sulle proprie forze.

Nel pomeriggio, il Papa è andato in rikshaw, per incontrare i rappresentanti delle varie religioni del Paese: musulmani, Indu, Buddisti e cristiani di divere Chiese non cattoliche.

Erano più di tremila le persone presenti e hanno rivolto al Papa parole di affetto e di apprezzamento. Il Bangladesh si presenta sempre di più come esempio di armonia e di pace fra le varie religioni. Infine l’incontro con alcune famiglie di Rohingya, i profughi rifugiati in Bangladesh, 700 mila in pochi mesi, dopo essere stati perseguitati dai militari birmani, che hanno incendiato molti dei loro villaggi.

Quando li ha visti arrivare, il Papa li ha fatti sedere al lato del palco dove erano previste le autorità e gli ambasciatori, i quali sono rimasti un po’ spiazzati da questa insolita compagnia.

Poi alla fine dell’incontro, il Papa ha ascoltato in silenzio il racconto delle loro sofferenze, commuovendosi fino alle lacrime, poi ha chiesto loro perdono a nome di tutti, per le ingiustizie da loro subite, chiedendo però loro, di seguire sempre la via del perdono e della pace.

All’incontro finale, con i giovani, erano presenti 7mila cattolici, oltre ai membri di altre religioni e chiese cristiane. Canti e danze per l’accoglienza e le testimonianze di un ragazzo e una ragazza. «Siete sempre cosi" pieni di entusiasmo che mi sento ringiovanire ogni volta che vi incontro!».

All’incontro con i religiosi, preti, suore, seminaristi e novizie, il Papa ha lasciato da parte il discorso preparato di 8 pagine e ha parlato liberamente col cuore. Ha raccomandato di aver cura della propria vocazione per poter amare il Signore con tutto il cuore e servire la Chiesa e soprattutto i più poveri e sofferenti, con animo lieto. «Dobbiamo lavorare per il Signore, sempre con gioia!».

Alla fine, mentre il Papa se ne andava, ho potuto prendere la sua mano, e baciare il suo anello e gli ho detto "Grazie!" ed egli mi ha sorriso!

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