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Domenica 8 ottobre si apre un anno speciale che il Pime ha scelto di dedicare alla riflessione e alla promozione del valore e dell'attualità della vocazione dei missionari laici “ad vitam” nell'istituto. L’anno si aprirà non a caso a Introbio, in Valsassina (Lecco), nel segno della figura di fratel Felice Tantardini, missionario laico per quasi 70 anni in Myanmar, morto nel 1991 all'età di 93 anni e di cui è in corso la causa di beatificazione.

«Il Pime non è solo un Istituto di sacerdoti missionari – sottolinea padre Ferruccio Brambillasca, superiore generale del Pime. Abbiamo anche i laici consacrati, che scelgono di emettere una promessa definitiva per l’impegno missionario a vita. Tra loro ci sono state persone splendide come fratel Felice Tantardini (1898-1991), che è stato missionario in Myanmar per quasi settant’anni. Anche ispirandoci a lui, vorremmo approfondire e riscoprire questa particolare vocazione».

«Naturalmente i tempi sono cambiati - scrive il vicario generale del Pime padre Davide Sciocco, nell'introduzione di un supplemento dedicato a Tantardini e ai missionari laici del Pime che accompagna il numero di ottobre di “Mondo e Missione” - la vocazione del battezzato è stata meglio compresa durante e dopo il Concilio, e così anche il ruolo dei missionari laici nella missione e nella società. Per questo il Pime vuole proporre ai giovani un modello di santità come quello di fratel Felice, ma in una modalità nuova, estremamente necessaria anche per la missione dei nostri tempi».

Nell’ex Birmania, fratel Felice ha fatto soprattutto il fabbro, il muratore, il falegname e l’idraulico, unendo in modo inscindibile un’incredibile energia nel lavoro a una profonda spiritualità. Del suo nome aveva fatto il suo ideale di vita: «Sforzarmi di essere felice, sempre e a ogni costo, ed essere intento a far felici anche gli altri», si legge nel suo diario ripubblicato di recente (“Il fabbro di Dio”, Emi).

«Fratel Felice è stato un uomo di una semplicità estrema, ma in Myanmar nei luoghi dove ha abitato lo conoscono tutti – dice fratel Marco Monti, membro della direzione generale del Pime -. Certo, la sua modalità di essere missionario laico era quella dei suoi tempi, ma il suo esempio di santità è ancora attualissimo».

Questo il programma della giornata di apertura a Introbio domenica 8 ottobre:

Ore 10.30: Santa Messa presieduta dal Superiore Generale del Pime, padre Ferruccio Brambillasca

Ore 11.30-12.30: Tavola rotonda con testimonianze di missionari laici e su fratel Felice presso Salone Teatro dell’Oratorio S. Giovanni Bosco

Ore 14-15: Visita ai luoghi di fratel Felice

Per l'occasione, a Introbio sarà esposta la mostra "Martello, Rosario e pipa", realizzata da Gerolamo Fazzini e Mariangela Tentori, in 15 pannelli, che ripercorre vita e spiritualità di fratel Felice e dedica alcuni pannelli anche ai missionari laici del Pime oggi.

A Introbio è attivo un gruppo di volontari coordinati da Marco Sampietro, docente di italiano al liceo Manzoni di Lecco, che si è appassionato alla figura di fratel Felice. «Anni fa, una sua nipote ci ha consegnato una copia manoscritta del suo diario, che abbiamo poi pubblicato a puntate sul bollettino parrocchiale – racconta Sampietro -. Da allora abbiamo promosso diverse iniziative per farlo conoscere nelle parrocchie e nelle scuole. Abbiamo anche un’immaginetta e una sua reliquia (un pezzo della sua veste, ndr), e recitiamo da anni una preghiera». Conclude Sampietro: «Fratel Felice era una persona molto semplice. La sua santità non era qualcosa fuori dall’ordinario, riusciva a viverla nella quotidianità, istaurando rapporti molto amichevoli con gli altri e condendo la vita con il suo spiccato senso dell’umorismo. Forse è proprio questo che affascina di lui. Ai ragazzi di oggi il suo esempio può insegnare soprattutto a essere perseveranti e tenaci nel perseguire un obiettivo. Lui aveva un sogno, quello della missione in Paesi lontani, ed è stato tenace nel perseguirlo».

 

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