Camerun | Nell'Estremo Nord regna la violenza, ma il Pime rimane tra la gente

È sempre tesa la situazione nell’Estremo Nord del Camerun, che confina con la travagliata Nigeria, nonostante il rilascio dei due fidei donum vicentini. L'ombra del gruppo estremista Boko Haram continua a gravare su questa zona. In quel contesto, pur delicato, i missionari del Pime hanno deciso di mantenere la loro presenza, come segno di fedeltà evangelica al popolo loro affidato e per esprimere un netto rifiuto della logica della violenza.


Sul numero di “Mondo e Missione” di giugno-luglio, in uscita in questi giorni, un articolo di Anna Pozzi fa il punto della situazione, dando voce ad alcuni padri del Pime che operano nella zona.
Che, negli ultimi mesi, la zona sia diventata pericolosa lo dicono alcuni fatti: un mese fa circa, il 5 maggio, nel villaggio di Gamborou Ngala, al confine tra i due Paesi, sono state uccise circa trecento persone in seguito a un’incursione di miliziani di Boko Haram. E nella notte tra il 4 e il 5 aprile, sempre uomini dell’organizzazione fondamentalista – ora inserita nella lista dei gruppi del terrorismo mondiale - hanno rapito due fidei donum vicentini, don Gianantonio Allegri e don Giampaolo Marta, e una religiosa canadese, suor Gilberte Bussier, fortunatamente rilasciati oggi.
Una delle più gravi conseguenze di questa situazione è l’interruzione dei commercio con la Nigeria a causa della chiusura delle frontiere. Ma un altro fatto estremamente negativo è la partenza di quasi tutti gli stranieri, che ha avuto come conseguenza l’interruzione di molti i progetti di sviluppo, dalla costruzione di strade alle perforazioni per il petrolio… Inoltre, in campo sanitario, sono state cancellate molte missioni di specialisti per interventi specifici. «Tutto questo - commenta amaro padre Giuseppe Parietti, missionario del Pime da lungo tempo attivo nell’area - ha degli effetti molto negativi sulla popolazione che è già la più povera di tutto il Camerun».
Per fortuna, segnali di resistenza da parte della società civile e della Chiesa locale non mancano. A fine aprile anche padre Parietti ha partecipato a un colloquio interreligioso sul tema “Cristiani e musulmani insieme per la pace. Frutti, sfide e prospettive”, avvenuto proprio a Maroua, capoluogo della regione dell’estremo Nord del Paese, confinante con lo Stato di Borno, dove è nato e dove imperversa il gruppo terroristico Boko Haram, con la presenza di venticinque rappresentanti cristiani (cattolici, protestanti e ortodossi) e di altrettanti esponenti musulmani sia della corrente wahabita e che di membri della confraternita della tidjaniya. I leader cristiani e musulmani dell’Estremo Nord del Camerun inoltre stanno studiando la possibile creazione di una “Casa dell’incontro” e di un Forum interreligioso di giovani.
Quanto ai missionari, hanno deciso di restare, anche se giocoforza, dovranno assumere qualche cautela in più. Spiega padre Piergiorgio Cappelletti, che vive da molti anni a Touloum: «Ci è stato raccomandato di fare attenzione a tutto quanto di strano o particolare succede attorno a noi. Ma non saranno certo i pochi militari che sorveglieranno le missioni, o che fanno da scorta, che potranno impedire un’azione di Boko Haram».
Il confratello Fabio Mussi, missionario laico del Pime a Yagoua, fa sapere: «La situazione qui è abbastanza tranquilla. Questo non elude il problema di una accurata prudenza negli spostamenti. Non dobbiamo fare passi azzardati. D'altro canto, non ci sarebbe motivo di fare il gioco di chi vuole inculcare l'insicurezza in tutto, così che la gente si ritiri e lasci il terreno a chi gestisce il terrore. Le autorità italiane vorrebbero che noi lasciassimo la regione, perché troppo pericolosa. Questo significherebbe che accettiamo le regole di Boko Haram, che vuole occupare la regione con i propri adepti e ricacciare verso sud tutti coloro che propongono un cambiamento solidale. Non voglio certamente fare il politico, ma la nostra presenza ha solo il significato di creare dei “ponti” fra persone e realtà che cercano migliorare questo nostro mondo».

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