21 b Manna classica

 

L’invito di Papa Francesco

Nell’ottobre scorso Papa Francesco indirizzava alla Chiesa il suo Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale. A conclusione del Messaggio, e per la prima volta, un Papa invitava tutta la Chiesa a pregare un Missionario che era stato definito da Papa San Paolo VI “la coscienza missionaria della Chiesa del ventesimo secolo”: il beato Padre Paolo Manna, del PIME.

Il beato Padre Paolo Manna, del PIME, nacque ad Avellino il 16 gennaio 1872 e morì a Napoli il 15 settembre 1952; con la santità della vita e la passione missionaria dell’anima, è stato veramente la coscienza missionaria della Chiesa del ventesimo secolo, un vero cuore missionario per la Chiesa e per il mondo, come il grande apostolo Paolo di cui portava il nome e nel cuore la stessa passione per Gesù Cristo e il suo Vangelo.

Padre Manna donò la vita per l’evangelizzazione dei non cristiani, prima come missionario in Birmania (l’attuale Myanmar), che fu costretto a lasciare per malattia a soli 35 anni, poi, da allora e fino alla fine della vita, come infaticabile animatore nella Chiesa per la missio ad gentes, cioè il primo annuncio del Vangelo a quanti ancora non l’hanno ricevuto e che sono, dopo duemila anni, ancora la stragrande maggioranza dell’umanità.

Come Paolo di Tarso, Padre Paolo Manna evangelizzava soprattutto con la stampa. Scrisse diversi libri che sono fondamentali per capire la natura missionaria della Chiesa e l’obbligo per tutti i battezzati di realizzarla. Rifondò Le Missioni Cattoliche, oggi Mondo e Missione, e fondò tre riviste, che animano tuttora la Chiesa verso l’ideale della missione: nel 1914, Propaganda Missionaria, un giornale popolare, con lo slogan che è impegno di vita cristiana: “tutti propagandisti”, oggi diremmo: tutti animatori missionari; nel 1919 pubblicò una rivista per i giovani: Italia Missionaria; nel 1943 l’ultima sua rivista, che indirizza alle famiglie: Venga il tuo Regno.

Sulla convinzione di fede che la missione segna la natura stessa della Chiesa, realizzò due istituzioni profetiche: la Pontificia Unione Missionaria, per ricordare la natura missionaria del sacerdozio cattolico, e il Seminario Missionario “Sacro Cuore” per l’Italia Meridionale, per significare il dovere di ogni Chiesa locale a provvedere direttamente alle vocazioni missionarie specifiche. La prima è diventata opera del Papa e dei vescovi, il secondo si è spento da alcuni anni per crisi di vocazioni, cioè di spirito veramente ecclesiale, missionario.

Per realizzare queste attività Padre Paolo Manna, come Paolo di Tarso, non aveva soste, non si concedeva tregua e non dava tregua, nella Chiesa, a nessuno perché come l’Apostolo, suo maestro, mostrava con la vita missionaria che “l’amore di Cristo ci tormenta…perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro” (2 Cor 5, 14-15).

Le vocazioni missionarie

Paolo di Tarso nella folgorazione sulla strada di Damasco si sente chiamato ad annunciare il Vangelo ai Gentili. Rivendicherà sempre l’origine divina della sua vocazione, la difenderà appassionatamente contro ogni appiattimento, la vivrà con totalità di impegno e universalità di dedizione.

Nella storia missionaria di Padre Paolo Manna c’è innanzitutto la realtà della vocazione missionaria perché la missione si fa con i missionari. È il primo percorso della sua esperienza sacerdotale, il più appassionato e appassionante, vivissimo soprattutto perché è stato anche il suo primo percorso personale con la sofferenza umana delle lotte affrontate e vinte per dare la sua risposta alla chiamata di Dio per la missione. Questo sentimento sfocia nel suo primo libro, il più fortunato e letto: Operarii autem pauci!Riflessioni sulla vocazione alle Missioni Estere[1]. Padre Paolo Manna anche in questo campo si ispirava all’Apostolo, suo maestro.

Il 13 dicembre 1921 si realizzava, per volontà di Benedetto XV, il suo sogno vocazionale di un Seminario Missionario Meridionale a Trentola Ducenta, un paesino nella diocesi di Aversa e provincia di Caserta, poi terminato per mancanza di vocazioni. In settant’anni di vita questo seminario missionario ha donato alla Chiesa e alla sua missione circa 150 missionari, due vescovi, due martiri.

Il 26 maggio 1926 Pio XI sanciva l’unificazione del Seminario Lombardo per le Missioni Estere con il Pontificio Seminario Romano per le Missioni dando vita così al Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME). Padre Manna fu nominato dal Papa primo superiore generale.

Un altro assillo di Padre Manna fu la questione del metodo missionario, cioè come i missionari dovevano annunciare il Vangelo nelle varie parti del mondo.

Una preoccupazione emerge tra le altre: Padre Manna è convinto più che mai che non basta inviare missionari: è necessario che l’attività missionaria miri a fondare delle vere e proprie Chiese locali. Paolo di Tarso diede il primo esempio fondando le Chiese e ponendo a capo di esse vescovi e presbiteri presi dalle stesse comunità. Anche le altre fondamentali osservazioni sulla metodologia missionaria di Padre Paolo Manna sono esattamente le stesse dell’Apostolo: la santità, l’assimilazione a Cristo, la carità fraterna, l’ecumenismo, la condivisione, l’inculturazione.

Un’altra convinzione di fondo per il successo della missione evangelizzatrice della Chiesa è l’ecumenismo. Padre Manna è ben convinto, e anche documentato per esperienza diretta, che la separazione dei cristiani tra loro è il più grave scandalo per la missione della Chiesa e le fa perdere credibilità umana tra i non cristiani. Tutto lo spirito ecumenico di Padre Paolo Manna vibra dell’amaro rimprovero di Paolo di Tarso ai cristiani di Corinto: “Forse che Cristo è diviso?” (1 Cor 1,13).

L’altra grandissima preoccupazione missionaria di Padre Paolo Manna è per i Vescovi, che lui definisce nel suo opuscolo: I nostri vescovi e la propagazione del vangelo, “gli autentici successori degli apostoli che hanno avuto il mandato, assieme a Pietro, di evangelizzare il mondo…”.[2]

Giovanni Paolo II, prima volta, e finora unica, nella storia dei documenti pontifici, citerà nell’enciclica missionaria Redemptoris Missio questo spirito ecclesiale universale di Padre Paolo Manna riportando il suo motto: “Tutta le Chiese per la conversione di tutto il mondo!” (RM, 84).

Anche Benedetto XVI ha voluto porre come motto del messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale del 2007 questo motto di Padre Paolo Manna.

Il Rosario per la missione

Abbiamo ricordato all’inizio i rapporti di Padre Manna con il Santuario di Pompei; per lui la devozione a Maria è l’anima della santità del missionario e la preghiera del rosario la più efficace. Scrisse ai missionari, ricordando la sua esperienza sugli altipiani birmani: “Specialmente nei lunghi viaggi, attraverso piani e monti, nella solenne quiete delle foreste, tenete il vostro spirito raccolto, sgranate il vostro rosario, seminate preghiere: spunteranno sui vostri passi fiori di grazie”.

                                                                                                                                                                                                                             P. Giuseppe Buono, PIME

 


[1] Paolo Manna, Operarii autem pauci! Riflessioni sulla vocazione alle Missioni Estere, Milano 1909

[2] [2] P. Manna, Le nostre "Chiese" e la propagazione del Vangelo, 2 ed. Napoli 1952.

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