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Diventa venerabile padre Carlo Salerio (1827-1870), missionario del Pime e fondatore delle Suore della Riparazione. In un’udienza al cardinale Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle Cause dei santi, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto che ne riconosce le virtù eroiche, il primo passo verso la beatificazione.

Nato a Milano nel 1827 padre Salerio era già un seminarista quando il capoluogo lombardo nel 1848 si ritrovò a vivere le sue Cinque giornate, uno dei momenti chiave del Risorgimento italiano. Il giovane Carlo scelse di non restare a guardare: inizialmente fu tra coloro che prestarono opera di carità curando i feriti e ospitando gli sfollati; poi aiutò i compagni a erigere una barricata e insieme ad alcuni di loro partecipò all’assedio di Mantova in qualità di portabandiera del Battaglione degli studenti, composto anche da seminaristi di Lodi, Bergamo, Como e Cremona.

Quei moti come sappiamo finirono repressi dalle potenze dell’epoca. Ma la generosità di Carlo Salerio non si esaurì: quando nel 1850 mons. Angelo Ramazzotti annunciò l’intenzione di fondare il Seminario Lombardo per le Missioni Estere – l’istituto che nel 1929 sarebbe divenuto il Pime – Salerio fu tra i primi ad aderire. E nel 1852 fece parte della prima spedizione missionaria dell’istituto in Oceania, sull’isola di Woodlark, oggi in Papua Nuova Guinea. Fu un’esperienza breve – durò solo fino al 1855 – segnata da tante difficoltà e dalla morte di padre Giovanni Battista Mazzucconi, primo martire del Pime, già proclamato beato da Giovanni Paolo II nel 1984.

In quei brevi anni padre Carlo Salerio studiò comunque a fondo gli usi e i costumi delle popolazioni di Woodlark; nelle sue relazioni offriva informazioni che spaziavano dalle piante agli animali presenti sull’isola, dal vestiario agli ornamenti, dalla passione per la musica alle danze.

Quando i missionari nel 1855 dovettero ritirarsi da Woodlark la loro salute era profondamente minata. E per padre Salerio non bastò neppure il periodo di riposo a Sidney, in attesa di una nuova missione: nel 1857 dovette tornare definitivamente a Milano. Con sé portò però una collezione di oggetti indigeni che aveva raccolto a Woodlark che furono l’inizio di quella che sarebbe diventata la collezione museale del Seminario Lombardo, oggi Museo Popoli e Culture del Pime. Anche se nel frattempo – nel 1862, raccogliendo l’invito che veniva dal mondo dell’accademia – l’allora superiore del Seminario Lombardo mons. Giuseppe Marinoni aveva donato la collezione di Salerio alla municipalità di Milano, favorendo così la nascita delle raccolte etnografriche del Museo Civico di Storia Naturale.

Anche a Milano comunque padre Carlo Salerio non aveva smesso di spendersi per gli altri. E decisivo fu l’incontro nella parrocchia di San Marco con un gruppo di donne guidate da Maria Carolina Orsenigo che in modo del tutto informale dedicavano la vita al servizio del prossimo. Nel 1859 nacque così l’Istituto femminile delle Suore della Riparazione a servizio delle «anime più bisognose e derelitte», istituto del quale padre Salerio - oltre che fondatore - rimase il punto di riferimento spirituale fino alla sua morte nel 1870.

Oggi le suore della Riparazione sono circa 600. E pur essendo un istituto ancora fortemente radicato a Milano, sono cresciute pure in diversi altri Paesi tra cui anche la Papua Nuova Guinea, proprio la terra dove padre Salerio aveva vissuto la sua sfortunata esperienza missionaria.

Particolarmente significativa inoltre è la loro presenza in Myanmar: nell’allora Birmania le suore della Riparazione erano arrivate già nel 1895; come tutti gli altri missionari, però, erano state costrette a lasciare il Paese negli anni Sessanta. Vi sono tornate nel 1995 e oggi, con i loro servizi molteplici e qualificati nel campo dei bisogni sociali e della formazione scolastica, non solo sono la congregazione più numerosa, ma anche una delle protagoniste assolute della vitalità della Chiesa birmana, che sta risalendo la china dopo i durissimi anni della feroce dittatura militare.

 

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