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Padre Negri a Fukuyama: il mio lavoro con gli immigrati filippini e sudamericani

Da alcuni anni padre Arnaldo Negri, classe 1961, originario di Legnano, è impegnato in Giappone nella pastorale degli immigrati. Dal 2003 al 2017 è stato parroco a Mihara (diocesi di Hiroshima), dove era l’unico sacerdote. In quella parrocchia, caratterizzata da forte multietnicità, oltre ai giapponesi vi sono molti immigrati dalle Filippine e dal Sudamerica. Avendo appreso lo spagnolo e il portoghese, p. Arnaldo si è fatto carico anche degli immigrati delle parrocchie vicine. Nella circolare di Natale ci racconta gli sviluppi recenti della sua attività, che ora si svolge a Fukuyama.

«Dalla primavera dello scorso anno, da Mihara mi sono trasferito a Fukuyama da dove seguo anche la parrocchia di Onomichi. Continuo come sempre con le attività dell’asilo, delle due parrocchie, sia con i giapponesi sia con gli immigrati, soprattutto sud-americani e filippini. A partire da agosto, il pomeriggio della quarta domenica di ogni mese ho cominciato da andare ad Izumo, una città che si trova sulla costa opposta, cioè in quella che dà sul Mar della Cina, dove si dice che abitino circa tremila brasiliani. C’ero già andato qualche volta negli anni passati; il motivo per cui ho cominciato a recarmi là regolarmente è stato che un pastore protestante giapponese che parla un po’ di portoghese aveva aperto una chiesa chiamandola “Chiesa Cattolica Indipendente”. La cosa era venuta a conoscenza del vescovo, così, parlandone, abbiamo deciso di cominciare a dire la Messa in portoghese la sera della quarta domenica e qualche altra volta se necessario. Si riuniscono una cinquantina di persone (poche pensando ai tremila totali), ma è una comunità vivace, la più numerosa tra quelle che visito e spero che continui a crescere».

A Santo Stefano padre Arnaldo vi si è recato per amministrare il battesimo di un bambino i cui genitori e padrini hanno il mercoledì come giorno di riposo.

Un ambito di impegno portato avanti dal missionario è volto a favorire l’educazione cattolica dei figli degli immigrati, ai quali egli desidera dare la possibilità di frequentare scuole cattoliche, che però sono più costose di quelle statali. Per questo ha istituito delle borse di studio. «Quest’anno – racconta - stiamo aiutando tre ragazze di Matsue alla scuola “Shotuku” e una ragazza peruviana che è entrata in prima superiore alla scuola “Ake-no-Hoshi” di Fukuyama. In totale ho versato alle due scuole poco più di un milione di yen (circa 8.000 euro). Ringrazio chi ha contribuito e chiedo a chi può di continuare».

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